Iscriviti OnLine
 

Pescara, 16/06/2026
Visitatore n. 755.015



Data: 12/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Le imprese: avanti uniti con il Patto. Le associazioni criticano Chiodi: non si può fare a meno di Confindustria

Confartigianato: serve il sostegno di tutti per ottenere qualcosa Confesercenti: occorre più equilibrio

PESCARA. «A me, sia chiaro, fa piacere che Confindustria stia nel Patto, che ha una valenza che va al di là di questo incontro col governo. Ma se Confindustria non dovesse rimanerci dentro, l'Abruzzo andrà avanti lo stesso». Confindustria non ha preso bene questo passo dell'intervista rilasciata ieri al Centro dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, e preferisce non replicare a quanto detto dal governatore. Da parte dell'Unione degli industriali abruzzesi viene però confermato quanto detto la settimana scorsa. Cioè che in caso di mancanza di risultati concreti entro breve termine (l'incontro a Roma che potrebeb avvenire in settimana con il governo e conseguente sblocco delle risorse comunitarie), ci sarà l'uscita di Confindustria dal Patto per lo sviluppo.
Le parole di Chiodi non sono state apprezzate nemmeno da altri rappresentanti delle parti sociali, che criticano l'intenzione espressa dal governatore di voler andare avanti con il Patto senza Confindustria e Pd.
«E' un'intervista gravissima», dice Daniele Giangiulli, direttore di Confartigianato, «un presidente di Regione non si può esprimere in quei termini, dovrebbe essere super partes. Già un mese fa, in risposta a una nostra critica, ci aveva definito corporazione o lobby. Oggi (ieri per chi legge, ndc) ha fatto lo stesso. Non accetto questi attacchi, perché se noi esprimiamo una critica lo facciamo con cognizione di causa e nell'interesse dell'Abruzzo, visto che l'economia regionale ha problemi reali. E la politica non può reagire dicendo: o con me o contro di me».
«Rilancerei», sottolinea Giangiulli, "il discorso fatto dal senatore Piccone che ha detto che Chiodi va aiutato, ma lui deve mettersi nella condizione di farsi aiutare, perché deve capire che solo con il nostro sostegno, se saremo tutti uniti e compatti riusciremo ad andare a Roma ed ottenere qualcosa. Solo avendo tutti i punti di vista differenti sullo scenario dell'Abruzzo si riuscirà a fare una sintesi e ad avere una sinergia per il bene della regione. Confindustria ha ragione, dobbiamo dare un'accelerata decisiva perché il tempo è ormai scaduto».
«Non posso condividere la posizione di Chiodi», afferma Graziano Di Costanzo, «direttore della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato) «perché se Confindustria o un'altra delle parti dovesse uscire, il Patto non avrebbe più ragione di esistere. Inoltre il pre-requisito del Patto era l'incontro a Roma con il governo, se questo non dovesse esserci il tavolo della consulta decadrebbe comunque e, nel caso, se ne dovrebbe firmare uno nuovo, con altri principi».
«Ricordo inoltre al governatore», prosegue Di Costanzo, «che come parti sociali facemmo notare i problemi della regione ormai quasi un anno fa e la firma del Patto risale ad aprile. E' comprensibile che ci sia insofferenza».
«Il Patto per l'Abruzzo», sostiene Enzo Giammarino, direttore di Confesercenti, «non è un caffè letterario in cui esercitare la dialettica poltica: le imprese vogliono risposte chiare, tempi certi, risorse definite. Coordinare un tavolo con tutte le parti sociali è un'operazione complessa: Chiodi mantenga l'equilibrio».
«La durissima condizione economica abruzzese», aggiunge Giammarino, «impone di unire le forze e chiedere con decisione al governo di sostenere insieme le nostre ragioni. Senza questa convergenza fra politica, imprese e sindacati non esiste il Patto e si indebolisce la Vertenza Abruzzo. Noi confermiamo tutta la nostra forte preoccupazione e la volontà di autoconvocarci a Roma in assenza di risposte concrete: entro la settimana entrante dovrà essere fissata la data romana, a partire da Rete Imprese Italia».
Gianni Di Cesare risponde a Chiodi sulla questione del sindacato. «Non condivido la sua idea che il sindacato, soprattutto quello italiano, persegua interessi solo di parte, storicamente cerchiamo di raggiungere interssi generrali attraverso la rutela di quelli particolari», dice il segretario regionale della Cgil.
Quanto alla sorte del Patto per lo sviluppo, Di Cesare aggiunge: «Non penso che si possa fare un Patto solo con l'intervento dello Stato, come ipotizza Chiodi. Non si può andare avanti su quella strada senza Confindustria come soggetto che rappresenta le imprese».
«Adesso, però», conclude il segretario della Cgil, «Non vorrei che Confindustria Abruzzo facesse lo stesso ragionamento fatto a livello: il 28 giugno c'è stato l'incontro con la Cgil nazionale e poi è spuntato all'improvviso l'articolo 8 della manovra sulla libertà di licenziare».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it