ROMA. Disarcionare il Cavaliere. Lo chiedono Bersani, Casini e Di Pietro. Lo ripete con forza Gianfranco Fini che a un anno dalla nascita di Futuro e Libertà torna a Mirabello e, davanti al suo popolo che gli chiede di mettersi alla guida del partito e gli offre la tessera numero 1, recita il de profundis per Berlusconi.
«L'Italia ha bisogno di un nuovo governo e soprattutto di un nuovo premier. Di un capo del governo che non dica resistere, resistere, resistere ma che pensi 24 ore su 24 a governare, governare, governare» affonda il presidente della Camera, che dice di non auspicare alcun tipo di ribaltone, spiega che il Fli potrebbe garantire l'appoggio esterno ad un governo del centrodestra senza Berlusconi e invita i vertici del Pdl a non difendere ad oltranza l'«indifendibile». Partendo dal presupposto che il berlusconismo «è giunto al termine» e che siamo di fronte «alla fine di un regno», la terza carica dello Stato spiega che l'uscita dal partito del premier fu un «atto d'amore per l'Italia», boccia l'idea di un governo tecnico e rilancia quello di responsabilità nazionale tanto caro a Casini. «Il Pdl ha vinto le elezioni e ha il diritto di governare. Non serve un governo tecnico ma un governo in cui tutte le forze politiche si assumano delle quote di responsabilità per assumere le decisioni necessarie» precisa Fini, che non sembra intenzionato ad abbandonare la presidenza della Camera; si dice disposto a firmare subito il referendum elettorale per cancellare il «porcellum» e fa a pezzi la manovra economica scritta e riscritta dal governo. Una manovra che «è più degna di Fregoli che di chi ha a cuore l'interesse generale» e rappresenta «un doppio tradimento» dal punto di vista della giustizia sociale: «Non si tocca chi potrebbe dare mentre con i tagli agli Enti Locali si colpisce chi ha meno».
L'uno-due arriva al termine di una giornata che si apre con l'ennesimo videomessaggio di Berlusconi. Ai Promotori della libertà, il capo del governo dice che sulle inchieste giudiziarie che lo riguardano sono state scritte solo «infinite falsità», invita i fedelissimi a difenderlo in pubblico («Dovete spiegarlo a tutti») e prova a difendere la manovra economica. Una manovra che è stata «più equa possibile», ha «salvato l'Italia» e il «risparmio degli italiani». «Penso che abbiamo lavorato bene. Soltanto ai contribuenti più facoltosi, con redditi dai 300 mila euro in su, è stato chiesto un onere del 3%. Ma questa» si giustifica il premier «è l'unica eccezione al principio che ho sempre rispettato di non mettere le mani nelle tasche degli italiani».
Esattamente il contrario di quel che pensano i centristi dell'Udc. «Non faremo ostruzionismo alla Camera ma non voteremo una manovra che non pensa alla crescita del paese e non merita la nostra fiducia» taglia corto Lorenzo Cesa, che invita Cavaliere a fare un passo indietro: «Il premier non faccia altri danni e si dimetta». Ma a criticare il presidente del consiglio non sono solo le opposizioni. I frondisti del Pdl sono sempre più in fibrillazione ed anche dalla Lega cominciano a levarsi voci contro il Cavaliere. «Sarebbe bene che Berlusconi decidesse di farsi da parte il prima possibile» dice al Corriere della Sera il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Ma a chiedere al Cavaliere di fare un passo indietro è anche la governatrice del Lazio, Renata Polverini. Il malumore aumenta e Angelino Alfano prova a correre ai ripari. L'occasione è offerta dal palco della festa Atreju dove il segretario del Pdl difende la traballante leadership di Berlusconi, prende tempo sulle primarie («La questione si porrà tra novembre-dicembre del 2012 e l'inizio del 2013. Ce ne occuperemo quando verrà il momento...») e striglia i malpancisti: «Chi ci crede gioca la partita, chi non ci crede si metta a bordo campo e faccia giocare chi ha voglia di vincere».