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Data: 15/11/2006
Testata giornalistica: Ansa
Autostrade. Di Pietro, dai vertici della società una difesa disperata. Prodi, abbiamo serie ragioni

(ANSA) - ROMA - ''Ognuno si difende come puo', ne ho viste tante di difese disperate, forse la ragione e' nelle giustificazioni che debbono dare ai soci, piu' che in qualcosa che si aspettano dal governo''. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro commenta cosi' la posizione dei vertici di Autostrade nel confronto con il governo sulla fusione con il gruppo spagnolo Abertis. Lo ha detto ribadendo che ritiene necessaria una autorizzazione al trasferimento della concessione, una circostanza che Autostrade ritiene superata dopo i rilievi mossi da Bruxelles. ''Autostrade su questo punto e' stata smentita dal commissario europeo Kroes, che ha riconosciuto il nostro diritto di valutare l'operazione dal punto di vista dell' interesse pubblico, prima di concedere l'autorizzazione. Lo ha fatto sospendendo la procedura d'infrazione sine die''

AUTOSTRADE: UE CONTRO ITALIA;PRODI,ABBIAMO SERIE RAGIONI

(ANSA) - BRUXELLES - Charlie McCreevy mantiene la parola e lancia la promessa procedura d'infrazione contro l'Italia sul dossier Autostrade-Abertis. Motivo: il nuovo sistema di concessioni autostradali puo' imporre restrizioni illegali alla libera circolazione dei capitali e al diritto di stabilimento garantiti dal Trattato comunitario. ''Non sono preoccupato, abbiamo le nostre serie ragioni'', replica il presidente del Consiglio, Romano Prodi: ''Credo che si trovera' una soluzione seria e soddisfacente ma mi sembra che il Governo italiano abbia agito finora con saggezza e prudenza, senza nessuna restrizione alle regole di mercato e a quelle europee, alle quali io voglio sempre ubbidire''. Lo ha detto durante la visita in Algeria. E aggiunge: ''Naturalmente obbedisco alle regole, non alle presunte regole. Alle regole europee io obbedisco''. Il Commissario Ue al Mercato interno, che nei giorni scorsi aveva avvertito l'Italia a piu' riprese della sua intenzione di proporre la procedura d'infrazione al Collegio di Bruxelles, lo ha fatto durante la riunione settimanale dei commissari che si e' tenuta oggi a Strasburgo. I suoi colleghi hanno dato il disco verde e la misura, come sempre in questi casi, si e' tradotta nella decisione di inviare all'Italia una lettera di 'messa in mora' (prima fase della procedura). Il Governo ha due mesi di tempo per rispondere, al termine dei quali, in mancanza di una spiegazione ''soddisfacente'', l'Esecutivo Ue potra' chiedere formalmente la modifica della legislazione in questione (con un 'parere motivato', secondo stadio della procedura prima di arrivare alla Corte Ue). Intanto, la decisione non e' piaciuta affatto al ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che in serata ne ha giudicato l'avvio ''sbagliato nel metodo e nel merito''. Si e' trattato inoltre, secondo il ministro, di un intervento ''poco corretto sul piano istituzionale''. La procedura d'infrazione (che in Borsa ha contribuito a un calo del titolo Autostrade dello 0,78% a 24,13 euro) si affianca a quella formale avviata, e per il momento sospesa, dalla numero uno dell'Antitrust Ue Neelie Kroes sempre sullo stesso dossier, ma per motivi diversi: la competenza esclusiva di Bruxelles sulle fusioni di dimensioni comunitarie. Quale sara' la risposta dell'Italia? Di Pietro si e' limitato a commentare che rispondera' ''nei tempi previsti'', ribadendo comunque che e' necessaria un'autorizzazione al trasferimento della concessione. Premettendo che la procedura ''era prevedibile'', il ministro per le Politiche Europee, Emma Bonino, si e' augurata che le ''determinazioni (del Governo) al riguardo matureranno nel rispetto della collegialita' e tenendo conto del quadro europeo al cui interno devono essere prese''. Il nocciolo della questione e' l'Art.12 del decreto fiscale collegato alla Finanziaria. Qui Di Pietro spiega che la messa in mora dell'Italia fa riferimento alla prima versione dell'articolo, ''senza considerare che e' stato radicalmente modificato cosi' come e' arrivato oggi all'approvazione del Senato''. La Commissione, da parte sua, e' ''preoccupata che il nuovo sistema delle concessioni autostradali possa creare incertezza, scoraggiando cosi' gli investitori''. Infatti, spiegano i tecnici Ue, ''l'indeterminatezza degli obiettivi perseguiti con le disposizioni in questione e la mancanza di giustificazione delle misure adottate possono causare incertezze circa l'imminente rinegoziazione delle concessioni esistenti e pertanto il nuovo sistema puo' restringere abusivamente la libera circolazione dei capitali e il diritto di stabilimento sanciti dal Trattato'' (Art. 56/43). Secondo Bruxelles, ''l'effetto restrittivo di queste disposizioni e' rafforzato dalla minaccia di ritiro delle concessioni esistenti qualora non sia raggiunto un accordo tra le autorita' italiane e i concessionari''. La Commissione ''accoglie con favore'' le modifiche al tetto del 5% al diritto di voto dei soci costruttori, ma ricorda che l'Art. 12 contiene anche ''disposizioni per la rinegoziazione di tutte le convenzioni di concessione autostradale esistenti''. Quanto a queste, afferma, l'Art. 12 ''stabilisce le date alle quali la convenzione unica sostituira' le convenzioni esistenti di tutti i gestori ed i principi ai quali le nuove convenzioni debbono aderire''. Inoltre, sempre secondo l'Articolo, ''se il concessionario respingesse le nuove condizioni, la concessione si estinguerebbe automaticamente''. Ma nel ''nuovo regime concessorio non vengono indicati ne' gli obiettivi perseguiti con le disposizioni in questione, ne' la giustificazione o eventuali motivi di interesse pubblico che avrebbero determinato le misure adottate'', secondo Bruxelles. E cio' ''potrebbe ostacolare l'attuazione delle nuove disposizioni per la rinegoziazione delle concessioni esistenti''. La Commissione, quindi, ''ritiene che le nuove regole non chiariscano ai potenziali investitori le condizioni specifiche e obiettive alle quali la concessione autostradale sara' rinnovata o ritirata e che tali regole possano pertanto ostacolare o scoraggiare l'esercizio delle liberta' fondamentali garantite dal trattato e debbano essere considerate contrarie al principio di certezza del diritto''. Risultato: Bruxelles e' convinta che le disposizioni del maxiemendamento, ''sebbene applicate in modo non discriminatorio, non siano giustificate''

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