Alemanno: primarie per scegliere il candidato premier del 2013
ROMA - «Chi ci crede giochi la partita, chi non ci crede si metta a bordo campo e faccia giocare chi ha voglia di vincere». Angelino Alfano, dal palco della festa dei giovani di Atreju, striglia i dissidenti del Pdl, il cui coro per un cambio di scenario e un passaggio di mano alla guida del governo si va facendo sempre più insistente. Numerosi gli esponenti politici nel mirino del segretario, a cominciare dalla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ieri su questo giornale parlava di un premier in deficit di «credibilità e reputazione», ma ce l'ha anche con il senatore pdl Beppe Pisanu che ha chiesto al Cavaliere un passo indietro per dare spazio a un governo di larghe intese, e con Gianni Alemanno che anche ieri non ha perso l'occasione per ribadire - con buona pace del recente auspicio dello stesso Alfano di un «Silvio forever» - la necessità delle primarie «per individuare il candidato premier del Pdl per il 2013». Interrogato dai giornalisti sull'ipotesi del «tramonto di Berlusconi», il sindaco di Roma se l'è cavata dicendo che «l'importante è che vada avanti il Pdl e il suo progetto politico. Ovviamente - ha aggiunto - siamo tutti grati a Berlusconi per aver fondato il partito».
Ma è proprio a questo tipo di discorsi che il neosegretario azzurro ha perentoriamente invitato a dare un taglio, «altrimenti - ha detto - va a finire che ci scambiamo interviste sui giornali scagliandoci l'uno contro l'altro, facendo a gara a chi dà la martellata più forte». Quanto alla questione delle primarie, Alfano ha dribblato così la questione: «Abbiamo tante cose di cui occuparci. Il problema della premiership si porrà tra il novembre del 2012 e l'inizio del 2013, ce ne occuperemo quando verrà il momento. Entro settembre, al tavolo delle regole, si stabilirà il principio - ha aggiunto il segretario del Pdl - che tutti i candidati a sindaco, a presidente di Provincia (ma non saranno abolite? ndr) o di Regione, dovranno avere l'indicazione popolare». Quanto all'investitura per palazzo Chigi ricevuta dal Cavaliere sulla stessa tribuna della festa di Atreju, Alfano ha osservato che si è trattato di «un gesto di affetto, stima e generosità di Berlusconi, ma io prima devo fare bene il segretario, poi chi vivrà vedrà». E che ci sia poco da vedere, almeno fino al 2013, pare essere la convinzione di Mariastella Gelmini, la quale, premesso che «Berlusconi è il centrodestra e continuerà a guidare con successo il governo», aggiunge, in trasparente allusione ad alcuni sindaci e governatori del Pdl, che «qualcuno in queste ore sbaglia nel non ricordare che se siede ai vertici di regioni e città lo deve in gran parte ai voti personali del presidente Berlusconi».
E contro lo «sciacallaggio» nei confronti del Cavaliere, praticato anche all'interno del Pdl si scaglia Michaela Biancofiore, chiedendo che, «perlomeno, gli si porti rispetto come uomo con le sue sensibilità». Invece, secondo la giovane deputata azzurra, «membri irresponsabili del partito sembrano galline impazzite che si scannano per beccare il chicco di grano senza il quale, peraltro, non ci sarebbe speranza di sopravvivenza per nessuno». Di qui l'ammonizione della Biancofiore «a coloro che anche all'interno del Pdl perdono spesso l'occasione di tacere: a questi diciamo che per noi c'è un unico leader dettato dai cittadini nelle urne e che solo a loro spetta giudicarlo, oggi e nel 2013». Ad avvertire poi che «non è certo tempo di imprese avventuristiche e pasticciate come i governi tecnici o pseudo-politici alternativi» è anche il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano. Mentre, alla luce della propria esperienza scudocrociata, Gianfranco Rotondi, da parte sua, consiglia: «Nel Pdl tutti parlino con Alfano e sui giornali parli Alfano per tutti. O ci diamo questa regola o - conclude il ministro per l'Attuazione del programma - si fa la fine della Dc».