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Data: 15/11/2006
Testata giornalistica: lanciano.it
Ferrovia da dismettere in alto mare. Quasi tutto pronto per la nuova linea: manca solo un progetto per riusare la vecchia tratta. La Sangritana propone il «trasporto sostenibile»

LANCIANO. La Sangritana sposa la causa del trasporto sostenibile. Per la ferrovia tra Lanciano e San Vito, che sarà dismessa nelle prossime settimane, la società propone il riutilizzo come sede del Regio citadis, l'ultima generazione dei mezzi che camminano sia su strada sia su rotaia. Un cambiamento di rotta rispetto ai precedenti vertici, che pensavano invece a una strada diretta tra austroda e centro cittadino.

La sorte delle aree di risulta sarà comunque decisa insieme tra Comune, Provincia e azienda. Una scelta che di certo non avverrà a breve, e per la quale bisognerà districarsi tra le varie soluzioni emerse negli ultimi anni.

Il prossimo mese entra in funzione la nuova linea: ogni giorno ci saranno 18 coppie di corse da e per Pescara, per arrivare nel capoluogo adriatico in meno di mezz'ora dalle 6 del mattino fino alle 10 di sera. Ma probabilmente la vecchia strada ferrata resterà così com'è, inutilizzata ancora a lungo.
I binari dello scalo di via Bergamo

Dal 1986 abbiamo iniziato a stanziare fondi e a redigere progetti per dotare la città di questo nuovo scalo ferroviario. Vent'anni ci sono voluti. Sì, perché il momento sembra finalmente arrivato: a dicembre apre la stazione di via Bergamo. Se non sarà il 10, con l'entrata in vigore del prossimo orario di Trenitalia, la cerimonia ufficiale non slitterà che di poche settimane. Il 20 novembre viene lanciata l'alta tensione, poi servirà giusto il tempo necessario a fare i collaudi per la sicurezza: questo hanno ribadito oggi i vertici della Sangritana.

Eppure, nonostante da venti anni ci prepariamo a inaugurare una nuova stazione, e da almeno tre o quattro il taglio del nastro venga dato come imminente, non sappiamo ancora cosa fare delle aree di risulta della vecchia tratta. Da poche settimane Comune, Provincia e Sangritana hanno deciso di creare un tavolo tecnico, utilizzando personale interno, per approntare uno studio di fattibilità.

La ferrovia che va verso Castel Frentano Oggi la Sangritana ha detto la sua. La presidente Loredana Di Lorenzo ha convocato una conferenza stampa per perorare la causa del Regio citadis. Una sorta di mezzo di trasporto "anfibio": cammina sulle rotaie e all'occorrenza esce dai binari e grazie ad apposite apparecchiature percorre la strada.

Qualcosa di abbastanza simile allo stream, un bus che trae energia grazie ad un sistema elettromagnetico: energia accumulata sulle rotaie e spesa sull'asfalto.
È comunque quello che viene definito sistema di trasporto intermodale, che il resto d'Europa sembra abbia scoperto da tempo. Si creano parcheggi ai margini della città, negli stessi punti in cui ci sono capolinea e fermate di bus o metrò puntuali e frequenti. In questo modo chi arriva in autostrada parcheggerebbe la macchina e verrebbe in centro con il mezzo pubblico.

La Di Lorenzo cita un recente studio, secondo il quale il 60 per cento dei cittadini sarebbero disosti a sfruttare questo sistema se il bus garantisce puntualità, comfort e regolarità delle corse. A Lanciano non è la prima volta che si parla di trasporto intermodale. Questa soluzione era stata proposta sia nelle prime versioni del piano regolatore, sia nel piano della mobilità urbana commissionato a uno studio senese.
Ma in questi anni cosa abbiamo fatto per programmare il riutilizzo delle strada ferrata costruita quasi un secolo fa? Di fatto abbiamo lasciato la porta aperta a ogni soluzione, rinviando la scelta.

Abbiamo redatto un piano regolatore, dove indipendentemente dalla soluzione individuata dai progrettisti, nell'ultima versione della relazione preliminare abbiamo scritto che l'area di risulta della ferrovia potrà essere riutilizzata come metropolitana leggera, strada riservata ai mezzi pubblici, oppure via di accesso diretto al centro cittadino.
La stazione che presto andrà in pensione

Abbiamo commissionato anche un piano della mobilità, che inizialmente ha proposto l'utilizzo della ferrovia esistente come metrò di superficie, corredata da una serie di parcheggi da realizzare lungo il tracciato al di fuori del centro urbano. Ma anche l'ultima versione di questo documento alla fine ha dichiarato di fatto che la scelta definitiva poteva essere rinviata.

La passata amministrazione è rimasta impantanata tra le proposte dei diversi progettisti e gli equilibri politici della maggioranza. Il sindaco Filippo Paolini e l'allora assessore all'Urbanistica Gianpanfilo Tartaglia sembravano orientati verso i suggerimenti dei tecnici.

I vertici della Sangritana, guidata da Marino Ferretti che era anche consigliere di An in muncipio, progettavano invece la riconversione della ferrovia in strada diretta casello-centro, e il riutilizzo della stazione come centro servizi con relativi parcheggi interrati.

La strada ferrata che passa dietro la Pista Allora ha vinto la necessità di tenere unita una coalizione che poi, alla vigilia delle Comunali, si è ugualmente spaccata. Oggi si inizia daccapo. La Provincia ha pronti 10 milioni di euro per trasformare la ferrovia in strada; il Comune ha nel cassetto più d'un progetto, tra cui anche uno che un'altra strada tra il centro e il casello la prevede ugualmente; la Sangritana vuole tener conto delle istanze degli ambientalisti e della associazioni; saranno prese in considerazione le necessità di Treglio e Rocca San Giovanni, comuni anch'essi attraversati dalla ferrovia.
Ma in fin dei conti il risultato non cambia. Solo oggi, a poche settimane dalla dismissione della linea ferroviaria, viene creato un tavolo tecnico per produrre uno studio di fattibilità in base al quale programmarne il riutilizzo. Eppure la nuova Lanciano-San Vito non è piovuta dal cielo ieri.


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