Un incontro fiume, quello che si è tenuto ieri in Regione Campania, tra l'assessore ai Trasporti Sergio Vetrella, quello al Lavoro Severino Nappi e le parti sociali. Un vertice che è servito a scongiurare lo sciopero generale dei sindacati confederali che era stato indetto per il prossimo 20 settembre. E che ha avuto per oggetto il destino di circa 2.000 dei 13.800 posti di lavoro di un settore in crisi.
Quattro i principali risultati ottenuti dalle parti sociali: innanzitutto la regione stanzia 15 milioni per l'esodo agevolato dei 2000 lavoratori in esubero e si impegna a istituire un fondo regionale per il rilancio del settore.
Inoltre, a partire dal 21 settembre, l'assessore al Lavoro Nappi convocherà un tavolo regionale con le parti sociali per il superamento della crisi. Al tempo stesso è stata concordata l'istituzione di tre tavoli tecnici: uno per la contrattazione del lavoro, uno per la contrattazione dei servizi, l'ultimo, strutturato su base provinciale, per la riorganizzazione dell'offerta al pubblico. «Siamo soddisfatti - commenta l'assessore Nappi - per il risultato raggiunto. Il momento non è facile, considerando i tagli messi in atto dal governo, ma alla fine ha prevalso il buonsenso». Per Angelo Finizio di Cisl «si avvia un percorso di dialogo che speriamo si riveli proficuo, porti a risultati significativi e attenui il clima di tensione sociale determinato dalla situazione di grande disagio in cui si trovano a operare i lavoratori del settore».
Gli uomini della giunta Caldoro si sono detti dunque disponibili ad aprire un percorso di ammortizzatori sociali atipici per i lavoratori in esubero delle 15 aziende pubbliche e delle 125 private di settore. Ma è una prospettiva che non entusiasma: prima perché bisognerebbe dichiarare lo stato di crisi delle aziende in sofferenza, poi perché le risorse andrebbero prelevate dal Fondo per le aree sottoutilizzate. E di fatto non c'è crisi della domanda (che risulta addirittura in crescita) e il Fas non è stato ancora sbloccato. Vero anche che il sistema ha accumulato un deficit di 500 milioni. Insufficienti i sacrifici, fino a questo punto, chiesti all'utenza con incrementi del 10% in biglietteria, tagli del 30% alle corse su gomma e del 10% a quelle su ferro. Toccare
la manodopera - soprattutto nelle quattro aziende del gruppo Eav controllate dalla regione che rischiano addirittura il fallimento - sembra l'unica cura possibile.