BARI. «Da quando sono stato dichiarato da Playboy il politico più sexy sul libro che è venuto fuori il trenta io non ho scampo con questi qua. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera, erano in undici... io me ne sono fatte solo otto perché non potevo fare di più... che cosa ci tocca fare la notte del primo dell'anno».
E' il primo gennaio 2009. Alle 12.07 Silvio Berlusconi parla così con l'imprenditore Gianpaolo Tarantini, l'uomo che la procura di Bari accusa di avere creato un'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, un giro di escort destinato ad animare le feste nelle residenze private del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il quale altre sette persone sono indagate.
Le conversazioni tra il Cavaliere e il giovane re delle protesi pugliesi che voleva scalare l'Olimpo si susseguono pagina dopo pagina nella lunga informativa consegnata dalla Guardia di Finanza ai pm Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis: 269 pagine, un estratto tra le migliaia che da ieri, con la discovery degli atti sono diventate pubbliche, che raccontano di un susseguirsi di feste e cene che Tarantini alimenta con le ragazze giovanissime, esili e soprattutto, per l'accusa, disposte a prostituirsi.
Sesso con il premier in cambio di favori e appalti per Gianpi nelle società pubbliche, da Finmeccanica a Eni, a cui l'imprenditore mira. «Il ricorso alla cocaina e alle prostitute si inserisce in un mio progetto, teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della Pubblica amministrazione, perché ho pensato in questi anni che ragazze e cocaina fossero una chiave d'accesso per il successo nella società» spiegherà Gianpi il 29 luglio 2009, illustrando ai pm la sua "filosofia".
Per ottenere il suo scopo, Tarantini usa le donne («dobbiamo trovare una troiona») dice in una telefonata a un'amica. Usa le lusinghe. «Ma lei mi deve spiegare una cosa no: ma alle donne lei cosa fa? Non ho mai visto uno che fa impazzire così tanto le donne. Perché lei mi ha detto "è il mio sogno proibito"». E' il 20 novembre 2009, ore 17.32. Otto minuti prima Gianpaolo Tarantini ha passato al telefono al presidente del Consiglio l'attrice Manuela Arcuri, che sta cercando di condurre a palazzo Grazioli. Silvio Berlusconi è di ottimo umore, «grazie di cuore» dice all'imprenditore. «Spero di vederti presto» ha detto Berlusconi alla showgirl. «No, no, presto organizziamo. Lo dicevo a Gianpaolo». Ma l'incontro, nonostante ripetuti tentativi di fissare un appuntamento, non si farà, nonostante Tarantini abbia cercato di convincere l'atttrice che una notte con il premier le assicurerebbe il Festival di Sanremo.
Il 10 febbraio così spiega Francesca Lana, amica di Manuela Arcuri, che Tarantini usa come tramite: "Manuela dice che se non vede sto cammello... cioé lei non ha capito come funziona, lei dice: fino a quando non ho una certezza che quello che voglio accada non faccio niente per lui". Un racconto che, naturalmente, rappresenta solo la versione della donna.
Berlusconi ha un'idea precisa del tipo di ragazza che vuole alle sue cene: "Per favore non pigliamole alte come fa questo qui di Milano perché noi non siamo alti" chiede a Tarantini il 5 ottobre. Che Berlusconi sapesse che le ragazze fossero pagate per le loro prestazioni Tarantini l'ha sempre negato. Ma certo, a leggere gli atti, appare chiaro che chi trascorreva la notte nella casa del premier non ne usciva, nella maggior parte dei casi, a mani vuote.
Il 17 ottobre Berlusconi dice a Tarantini, riferendosi alle ragazze invitate a palazzo Grazioli: "Guarda che hanno tutto per pagarsi tutto da sole queste qua, eh", alludendo al fatto, annota la Finanza, "che era stato dato loro il necessario, motivo per cui Tarantini non doveva sentirsi obbligato a corrispondere loro alcunché. "Ma stia tranquillo, presidente". "A vabbè - ripete il premier- ma non, non... sono foraggiatissime".