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Pescara, 10/04/2026
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Data: 17/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Se i vizi privati del Cavaliere mettono a rischio le Istituzioni di Luigi Vicinanza

Necessario cambiare con urgenza perché l'Italia non ce la fa più

Papi-girls, intercettazioni, festini, procure, bunga bunga, appalti, triangoli, faccendieri. Di nuovo, di più. Manuela Arcuri, bellissima come mai, ha detto no; italica eroina su tacco 12, santa dal generoso decoltè. Venga a testimoniare. Non vengo. Allora mandiamo i carabinieri per l'accompagnamento coatto. Ci sarò solo in presenza dei miei avvocati. Palazzo Chigi e Palazzo di Giustizia. Palazzi contro.
Sarkozy e Cameron accolti in trionfo tra i rivoltosi di Tripoli. Angela Merkel si interroga se le cose irriferibili sul suo conto (come ha riportato la tedesca "Bild") siano mai state pronunciate. Obama ha altro cui pensare. Restano solo gli elogi interessati dell'oligarca Putin. Lo Stivale alla deriva nel Mediterraneo.
La manovra lacrima e sangue colpisce i soliti noti. Un giovane su tre è senza lavoro ed è precario la metà di chi ce l'ha. I titoli di stato italiani vengono abbandonati non dalle misteriose forze demoplutocratiche della speculazione internazionale ma da affidabili fondi pensione europei e americani: non si fidano più della tenuta del nostro debito.
Fino a quando durerà? E finché durerà, cos'altro ci aspetta ancora? Qual è il prezzo da pagare per la nostra sfibrata democrazia?
La valanga di intercettazioni di questi ultimi giorni - legittime o meno, decideranno gli organi preposti - rivelano un capo del governo incupito, preoccupato solo di se stesso e della sua roba mentre l'Italia intera va in malora. E' circondato da improbabili ruffiani interessati a spillargli soldi e favori. E trenta-ragazze-trenta.
Finora i fan del berlusconismo declinante hanno sostenuto che ciò che un uomo politico compie nella sua sfera privata non deve interessare l'opinione pubblica. Altrimenti si fa gossip. Ma se i vizi privati debordano fino al punto di cancellare le pubbliche virtù, mettendo a rischio la sicurezza delle istituzioni, la credibilità internazionale della nazione e il benessere comune dei cittadini, ebbene vuol dire che siamo giunti a un punto di non ritorno.
Persino l'alleato più fedele del Cavaliere di Arcore, ha intuito che si è toccato il fondo: Umberto Bossi rilancia la Padania dura e pura in contrapposizione all'Italia corrotta e infetta. Il mito della secessione come scorciatoia per affrontare una crisi senza precedenti. E la profezia politica: durare a campare fino al 2013? Troppo lontano.
Di fatto il paese è senza governo. Intendendo con questa parola non quel simpatico consesso che periodicamente si dà appuntamento nel consiglio dei ministri a Roma. Il governo consiste nella capacità di affrontare e risolvere le devastanti emergenze economico-sociali.
Silvio Berlusconi - l'uomo che dal successo personale ha tratto motivo per il successo politico - è venuto meno a un ruolo storico: poteva essere ricordato come il leader capace di traghettare l'Italia verso lidi sicuri nella peggiore tempesta dal dopoguerra. Non è stato capace, prigioniero di se stesso. Ha finito per deludere una parte del suo stesso elettorato. Sta impoverendo quel paese che sognava di arricchirsi con meno tasse per tutti. Mentre la realtà è fatta di nuove imposte e tagli lineari. Ecco perché è necessario cambiare con urgenza. Sarà dura, mancando un'alternativa valida e credibile. Ma l'Italia non ce la fa più.

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