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Pescara, 10/04/2026
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Data: 17/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Iva al 21%, da oggi il via ai rincari. Aumentano anche benzina e abbigliamento, ma i registratori di cassa non sono pronti

ROMA. Ieri la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, oggi i rincari. Che andranno a pesare direttamente sulle tasche dei cittadini e, secondo le categorie, porranno un ulteriore freno ai consumi, stroncando definitivamente la ripresa. Il ritocco dell'Iva che passa dal 20 al 21% diventa operativo oggi, con non pochi problemi per gli stessi operatori commerciali i quali dovranno adeguare i registratori di cassa e i software della loro contabilità. L'Agenzia delle entrate esclude qualsiasi deroga, ma accetta le correzioni purchè ovviamente i pagamenti siano regolari.
I rincari, presi singolarmente, saranno modesti e quasi impercettibili e vanno a toccare quei beni di consumo non essenziali come lo sono pane latte e pomodori, per esempio, a cui sono applicate aliquote diverse (il quattro per cento nei casi citati). Non viene toccata dalla manovra nemmeno l'aliquota agevolata del 10%. Quindi se c'è da attendersi l'aumento del caffè nei supermercati, in teoria la tazzina al bar (che sconta l'Iva al 10%) non dovrebbe aumentare. Per il resto sono molti i prodotti di uso quotidiano che subiranno l'aumento: dalla biancheria ai tuffi in piscina, dagli elettrodomestici alle scarpe, dai piatti alle bevande.
L'Associazione artigiani di Mestre ha fatto anche due conti su come cambieranno le spese per le famiglie italiane, prendendo a modello il nucleo di tre persone. Il passaggio dell'Iva dal 20 al 21% peserà nel carrello della spesa mediamente 92 euro, un terzo dei quali se ne andrà per i trasporti (carburanti, acquisto mezzi, biglietti e abbonamenti). Nei conti della Cgia saranno 32 gli euro spesi da ciascuna famiglia per far fronte ai rincari in questo settore. Altri 18 euro in più si spenderanno per mobili, elettrodomestici e abbigliamento. Poi ci sono le spese per la cura della persona e le assicurazioni destinate ad aumentare di 12 euro; 6 euro in più se ne andranno per le comunicazioni (poste e telefoni) e altri 5 per giochi e tempo libero. In termini assoluti già oggi una famiglia spende in media 2.800 euro all'anno per pagare l'Iva su una spesa totale di 27.857 euro.
L'aumento dell'imposta di un punto secondo le intenzioni del governo dovrebbe portare nelle casse pubbliche 700 milioni entro la fine dell'anno e 4,2 miliardi a partire dall'anno prossimo. Cifre peraltro accolte con molto scetticismo.
Secondo la Confcommercio l'incremento"provocherà un aumento dell'inflazione fra i 3 e i 5 decimi di punto con la conseguenza di una contrazione del potere d'acquisto del reddito disponibile e della ricchezza delle famiglie consumatrici". Il gettito teorico di 4,2 miliardi deve dunque essere ridotto a 3,7-3,9 miliardi effettivi, secondo la Confcommercio che teme una contrazione ancora più marcata dei consumi.

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