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Data: 17/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Quell'affondo di Panorama colpisce al cuore il potere lumbard

PIAN DEL RE (Cuneo) - L'Umberto Bossi di questi tempi potrebbe anche rigirare la frittata in un attimo. Cioè tornare repentinamente sui suoi passi e dire - già oggi a Ferrara o domani a Venezia - che il governo è forte e solido, che starà in sella fino al 2013, e anche dopo. Del resto, pure ieri ha fatto tira e molla col Cavaliere sulla questione delle intercettazioni. Prima dicendo che «non bisogna intercettare la gente», poi facendo insinuazioni sugli eccessi sessuali dell'amico Silvio «come dimostrano le intercettazioni».
Tuttavia, gli sbalzi di umore e la passione per i cambi improvvisi non l'avevano mai portato in questi tre anni di legislatura a spingersi tanto in là nei «messaggi minacciosi» indirizzati a Berlusconi. Non è un caso se, mentre il leader leghista già viaggiava verso la sua nuova tappa del trittico padanista, i colonnelli Calderoli e Cota, stupefatti, chiedevano lumi ai cronisti: «Ma davvero ha detto che il governo non regge fino al 2013?».
Sì, ha detto proprio così. E non è escluso che ad armare le sua parole abbia contribuito (anche) l'irritazione per un articolo del settimanale Panorama, di cui Berlusconi è l'editore di fatto, dedicato a descrivere la moglie dello stesso Bossi come una specie di Rasputin, o peggio «un'anima nera del partito» che lavora per proteggere la carriera del figlio Renzo e per schiantare i suoi nemici. E se è vero che i rapporti fra il leader del Carroccio e il Cavaliere ormai da parecchie settimane non sono più gli stessi, è anche vero che le lotte intestine - di cui la moglie Manuela è comunque protagonista - stanno producendo conseguenze ben visibili non solo dentro la Lega, ma anche nei rapporti fra Lega e Pdl. In serata Roberto Maroni ha preso le difese della moglie di Bossi: «È una persona straordinaria, che non merita le cattiverie che sono state scritte».
Una fedelissima di Manuela Bossi, Rosy Mauro, ieri sul palco di Paesana ha abbrancato il microfono con forza per lanciare questo messaggio: «Molti amici ci descrivono e ci insultano dicendo che ci siamo romanizzati. Ma i veri romani sono loro!». Parole che, liberate dal criptico linguaggio delle fazioni in battaglia, sono un atto d'accusa verso i tantissimi - dentro il partito - che da mesi puntano il dito contro il gruppo dirigente più vicino alla «moglie di Umberto» colpevole di eccessiva accondiscendenza nei confronti degli alleati berlusconiani.
Anche per questo l'articolo di Panorama è risultato particolarmente indigesto a Bossi: «Sono degli stronzi (quelli del settimanale, ndr). La Manuela è una brava». E' il suo modo per provare a ripetere che in realtà non esiste nessun club esclusivo di Gemonio, che sua moglie non è a capo di nessuna fazione, che addirittura le fazioni non esistono. Anche se proprio il capo del Carroccio sa che le cose non stanno così. E l'articolo scritto dal settimanale di casa Berlusconi ne è la dimostrazione dal momento che cita commenti e giudizi destinati a Lady Bossi confezionati proprio da militanti e dirigenti del partito.
Il fatto che Berlusconi non abbia fatto nulla per impedirne la pubblicazione, alimenta il sospetto che la stessa persona definita fino a qualche tempo fa «l'amico Silvio» sia disposta a usare i dissidi interni del partito padano a proprio vantaggio. Far venire alla luce le ruggini che inaspriscono i rapporti fra le diverse anime del movimento di Bossi, significa in qualche modo spuntare le armi di minaccia e di ricatto che «l'amico Umberto» sovente usa ai tavoli di trattativa dell'esecutivo. «E' un danneggiamento alla mia famiglia quello che hanno fatto». Alla sua famiglia personale, e alla famiglia della Lega.

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