Non si placa la bufera sul dirigente regionale dopo gli sms al faccendiere
PESCARA - A volte cercare di rimediare ad un problema non fa che rendere ancor più grave il problema stesso. E' il caso dell'attuale direttore dell'Arta, Mario Amicone, ex Udc ed ora esponente del Pdl, protagonista dell'ormai famoso sms inviato al latitante-faccendiere, nonchè direttore dell'Avanti, Valter Lavitola, con il quale chiedeva la sua mediazione presso Berlusconi per ottenere un incarico di prestigio.
Ebbene, ieri Amicone ha indetto una conferenza stampa per chiarire il tutto, attaccando e insultando alcuni «nulla facenti» (così li ha definiti, ndr) dell'opposizione che chiedono le sue dimissioni, partendo però da un punto fermo: «Confermo il messaggio e lo rifarei. Ci sono stati anche altri messaggi, non solo quello. Conosco Lavitola da tre anni e dico pure che sarei disposto a ritelefonargli ancora anche oggi per avere un ruolo nel partito e nelle istituzioni, e perchè no, anche per me, non sono ipocrita. Lo rifarei ancora senza nessun timore anche sapendo che oggi lui è implicato... chiederei a Lavitola di farmi parlare con Berlusconi se ne avessi la necessità».
E per rendere ancor meglio questo concetto, Amicone si infila in un terribile tunnel: «E come se mi fossi preso un caffè con uno che poi si viene a sapere essere un mafioso. Io il caffè con lui me lo riprenderei il giorno dopo, tanto è solo un caffè, che c'è di male». Una affermazione molto forte che viene peraltro da un autorevole esponente del Pdl che dedica parte della sua conferenza stampa anche per attaccare chi ha chiesto le sue dimissioni per questo episodio.
«Mi spiace - continua - che quel messaggio sia stato strumentalizzato da una bassa politica. Ho letto alcune dichiarazioni di amici politici che conoscono le dimissioni soltanto per gli altri, mai per loro, nonostante siano stati invischiati con Del Turco. E quando mai si sono dimessi all'epoca dei fatti, anzi nei momenti importanti non hanno mai fatto mancare il loro apporto. Di Maurizio Acerbo è l'ultima volta che ne parlo: tornerò a farlo quando avrà un lavoro. Per oggi siamo noi a pagarlo per offendere la gente. Nessuno ha i titoli per fare quello che ho fatto io. Il concorso all'Arta si è fatto qui a Pescara ed io ho presentato il mio curriculum che è risultato valido. Dove sta allora lo scandalo? Devono semmai chiedere le dimissioni per qualcosa di sbagliato che ho fatto qui all'Arta, ma non è il mio caso».
Acerbo a sua volta non si fa pregare: «Ribadisco che Amicone non ha i titoli per fare il direttore di un'agenzia per la quale sarebbero richieste competenze che non ha. Il suo è un caso di chiara spartizione politica. Chiodi parlò di rivoluzione meritocratica, dopodichè ha messo a capo dell'Arta Amicone come premio per il sostegno elettorale».
Per tornare al messaggino e al caso Lavitola, Amicone ha cercato di spiegare perchè si rivolse a Lavitola. «Per me era un collegamento politico, neppure sapevo che era il direttore dell'Avanti. E poi quando è stato fatto il messaggio era già da due mesi che stavo all'Arta, semmai avrei dovuto ringraziarlo. Ma io chiedevo altro. Un incarico di prestigio a livello nazionale anche perchè qui in Abruzzo il mio ruolo nel partito ce l'ho già. Chiamai Lavitola perchè nel settembre del 2008, quando lasciai l'Udc per Forza Italia mi dissero che mi cercava la senatrice Maria Claudia Ioannucci: il partito voleva fare un movimento cattolico dentro il Pdl. E infatti la senatrice mi chiamò e mi disse che sarei stato contattato da un suo amico che era appunto Lavitola. Poi ci fu un pranzo organizzato da Lavitola con Berlusconi, Ghedini e Pionati dove mi dissero che noi avremmo avuto un ruolo politico importante.
«E durante le ultime elezioni regionali - conclude - Lavitola venne in Abruzzo con Berlusconi a Villa Vomano e lì lo vidi per la seconda volta: so che è amico e conosce Fabrizio Di Stefano, niente più. Gli feci quel messaggio proprio perchè da allora non avevo saputo più niente e volevo che qualcuno ricordasse a Berlusconi della mia esistenza. Mi accontentavo di avere un ruolo che potesse contare qualcosa: questa era la mia aspirazione, perchè avevo deciso di non candidarmi più». Per Amicone, anche questa è politica.