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Data: 18/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Zona franca, frenata dall'Europa. L'Aquila, per Bruxelles sono insufficienti i documenti di governo e Regione

Sollecitati nuovi chiarimenti e il Ministero chiede un incontro tecnico-politico

L'AQUILA. Uno schiaffo dall'Europa. Dopo oltre due anni di attesa, di promesse e di belle speranze - alimentate di volta in volta da interventi rassicuranti - la Commissione europea ha inviato una nota al governo italiano in cui si afferma che «la documentazione finora ricevuta, in merito alla richiesta di istituzione della zona franca urbana, non fornisce elementi sufficienti per dimostrare la necessità, l'appropriatezza e la proporzionalità della misura proposta».
Come dire che l'ulteriore documentazione inviata dalle autorità italiane a Bruxelles, il 14 luglio scorso su richiesta della stessa Commissione, è incompleta e insufficiente anche solo per poter prendere in considerazione la richiesta volta a garantire aiuti alla città devastata dal terremoto.
Una lettera che ha scatenato la reazione furente degli amministratori comunali e dei parlamentari del Pd, (da Marini a Lusi, solo per citarne alcuni), che hanno puntato l'indice contro l'operato «sciatto e grossolano» della Regione e del Governo che ora, attraverso il capo dipartimento del Ministero per lo sviluppo economico, ha chiesto un incontro urgente tecnico-politico alla Commissione europea. Commissione che ha indicato in venti giorni lavorativi il termine per avere dal governo italiano «gli ulteriori e decisivi chiarimenti richiesti».
Un'ultima chance per la città terremotata che puntava sulla zona franca per rilanciare un'economia ormai al collasso. Venti giorni entro i quali predisporre gli atti per "convincere" i commissari europei ad avviare almeno l'istruttoria.
Una missione dall'esito più che incerto, visto che alle istituzioni deputate a muoversi su questo fronte non sono bastati neppure 29 mesi per riuscire a trovare mezzi e argomenti tali da far comprendere a Bruxelles che la zona franca è una misura indispensabile per L'Aquila.
In sostanza nella lettera della responsabile dell'unità Aiuti di Stato, Blanca Rodriguez Galindo, viene evidenziata una carenza di documentazione per quel che attiene la necessità, l'appropriatezza e la proporzionalità della misura.
Dubbi pesanti che, evidentemente, i documenti inviati dal Governo non sono riusciti a chiarire.
In primo luogo si fa presente «che la misura in questione persegue non tanto un obiettivo di sviluppo sociale, quanto di sviluppo regionale, poiché intesa a risolvere una situazione di disparità economica in una determinata area». Inoltre, scrive la Rodriguez «i dati socio-economici presentati non appaiono comprovare sufficientemente l'effettiva gravità e criticità della situazione economica dell'area proposta quale zona franca urbana, ossia il comune dell'Aquila». Di qui l'invito «ad aggiungere elementi in grado di dimostrare che questa forma di aiuto possa davvero servire all'Aquila.
E ancora, per la Commissione «i dati economici forniti non delineano una situazione drammaticamente diversa da quella del resto del Paese e la metodologia seguita per l'identificazione della Zona franca sembra mancare di elementi statistici oggettivi che giustifichino la scelta del Comune dell'Aquila». Si invitano, dunque, le autorità italiane «a indicare i settori di attività delle piccole e micro imprese che si intende richiamare con la misura» e a chiarire «come ci si aspetta che esse contribuiranno al raggiungimento dell'obiettivo». Si chiede, poi, di indicare «quali meccanismi di controllo sono stati previsti per evitare un effetto di sostituzione tra le imprese esistenti e le nuove, al fine di evitare chiusure e riaperture fittizie al solo fine di ottenere le agevolazioni previste dalla zona franca urbana».
Quanto alla proporzionalità, da Bruxelles ribadiscono che la misura «dovrebbe colmare lo svantaggio iniziale senza, però, conferire un vantaggio eccessivo ai beneficiari, né incidere significativamente sugli scambi tra gli Stati membri».
Ragione per la quale si chiede «di giustificare la durata di 14 anni e l'ammontare dell'aiuto, anche con la simulazione di quanto una piccola impresa verrebbe a ricevere». Sollecitati, infine, chiarimenti sulla «proporzionalità della misura in termini di comparazione tra la difficile situazione economica determinatasi a seguito del terremoto e l'impatto atteso dalla zona franca».
Risposte che dovranno essere celeri e convincenti, pena l'archiviazione della pratica.

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