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Pescara, 10/04/2026
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Data: 18/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Il sindaco Cialente furioso «Una vicenda gestita in modo dilettantistico». La Pezzopane «Sono stati fatti errori grossolani ora bisogna rimediare al danno compiuto da cialtroni»

L'AQUILA. La rassicurazione «sui giochi ancora tutti aperti» arrivata da Roma, o meglio dal ministro Romani, non è servita a stemperare le polemiche diventate, anzi, roventi. Furioso il sindaco Massimo Cialente pronto a denunciare «l'assoluta leggerezza con cui la questione vitale della zona franca è stata affrontata. Il presidente della Regione Gianni Chiodi e il vice presidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis dicevano che era tutto a posto, ora si scopre che non è vero niente. C'è un termine di venti giorni per integrare una documentazione ritenuta fin qui insufficiente, ma si è ancora in alto mare. La documentazione inviata solamente alcune settimane fa, a oltre due anni dal terremoto, è risultata totalmente carente. Una pratica che, evidentemente, nessuno ha seguito».
Una vicenda gestita, secondo Cialente, «come un dopolavoro, con assoluto dilettantismo».
Ma per Cialente la responsabilità di tanta «superficialità» è anche del Governo. «Dovevano chiedere un tavolo permanente e seguire passo passo la questione. Ma così non è stato».
Ancora più pesante il giudizio dell'ex presidente della Provincia e attuale assessore comunale Stefania Pezzopane. «Dopo due anni e mezzo dal terremoto arriva la stroncatura della Commissione europea, che boccia l'operato di Governo e Regione. La documentazione da loro fornita è talmente carente e insoddisfacente, che addirittura la Commissione europea avanza dei dubbi sulla necessità della zona franca. Una documentazione che non fornisce elementi sufficienti per dimostrare la necessità, l'appropriatezza e la proporzionalità della misura richiesta. E questo non perché all'Aquila non ci sia la necessità della zona franca, ma perché i dati inviati da chi ci governa non sono sufficienti a comprovare l'effettiva gravità. Sono stati inviati, infatti, i dati economici pre-terremoto, dai quali la situazione aquilana non appare molto diversa da quella nazionale. Ma non basta. L'Europa bacchetta Governo e Regione perché i dati trasmessi non interessano il comune dell'Aquila, ma l'intera provincia. In sostanza la Commissione ritiene che dalle carte in suo possesso "non sussiste alcuna certezza sulla necessità degli aiuti". Pensate in che mani siamo» commenta amaramente la Pezzopane. «Francamente» aggiunge «non so se si tratta di incapacità e di inadeguatezza politica, oppure se stanno facendo melina perché gli interessi sono altri. Non a tutti potrebbe interessare che L'Aquila ottenga la zona franca. In questi due anni e mezzo non solo non c'è stato un lavoro di pressing politico, ma addirittura neanche un'adeguata azione di supporto tecnico. Un'istruttoria fatta con i piedi. Per non parlare dell'ennesima brutta figura che si fa con l'Europa in un momento in cui il nostro Paese ha già perso parecchia credibilità. Abbiamo ascoltato tante assicurazioni sull'imminenza dello strumento economico, da parte di tutti. Ricordo che prima delle elezioni provinciali De Matteis dichiarò di schierarsi con il candidato Del Corvo, perché Chiodi gli aveva assicurato che la zona franca era ad un passo. Ci hanno preso solo in giro. E continuano a farlo, a giudicare dai tentativi di Chiodi di rassicurare gli animi». Per la Pezzopane, considerando che ci sono appena 20 giorni per rimediare al danno, «è necessario che si metta in piedi uno staff di persone esperte e capaci, che lavori con trasparenza e competenza. Non lasciamo le carte nella mani di qualche cialtrone che opera con grossolanità o, peggio, in malafede».
Preoccupazione e allarme anche dalla Confederazione dell'artigianato e delle piccole e medie imprese. «Ogni qualvolta si cerca di trovare soluzioni che sembrano indicare dei concreti spiragli alla ricostruzione generale dell'economia del territorio devastato, si riaprono scenari» affermano il presidente Giorgio Stringini e il direttore Agostino Del Re, «che non fanno ben sperare sulla validità delle misure che la politica governativa dovrebbe attivare concretamente».

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