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Pescara, 10/04/2026
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Data: 19/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Acerbo, controquerela a Fede. In tv il direttore lo chiama «ciccino». Il consigliere: uso distorto del tg

PESCARA. «Il consigliere di Rifondazione, tal Ciccino Acerbo...». E' al 32esimo minuto del Tg4 delle 19 che Emilio Fede storpia il nome del consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo che si arrabbia e annuncia querela.
Non si ferma il botta e risposta tra Emilio Fede e il consigliere di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo che continuano a beccarsi attorno a un concorso di bellezza. Prima era stato Fede ad annunciare la querela ad Acerbo per «le sue parole offensive» e, ieri, il consigliere ha replicato: «Sporgo io querela a Fede per l'uso denigratorio di un telegiornale nazionale».
Nel mezzo, c'è il concorso Miss Gran Prix e Mister Italia andato in scena allo stadio del Mare e che ha portato alla vittoria Irene Cavalià e Ciro Torlo, 18 e 25 anni, di Torino e Napoli.
Acerbo, sabato sera, era allo stadio del Mare per fischiare insieme ad altre 500 persone contro l'invito rivolto al direttore del Tg4 a presiedere la giuria del concorso e contro lo sperpero di denaro pubblico da parte del Comune di Pescara: «Invito i cittadini onesti», aveva detto nel gruppo fondato su Facebook, «a protestare contro l'invito a Fede indagato per favoreggiamento della prostituzione e a protestare contro il Comune di Pescara che ha finanziato "l'iniziativa culturale" con 12 mila euro».
Fede era stato invitato dagli organizzatori della sfilata a far parte della giuria ma, venerdì, ha declinato l'invito adducendo problemi a una gamba. Nel frattempo, però, a poche ore dalla protesta dei fischietti, andava in onda il tg4 e, nella parte finale, Fede se l'è spassata accennando alla protesta dei fischietti e scatendando la reazione del consigliere comunale e regionale di Rifondazione Comunista.
«So che Ciccino Acerbo», ha attaccato il direttore del Tg4, «avrebbe organizzato un protesta. Pensava che fossi lì e invece sono qui a condurre il telegiornale. Perché il consigliere non chiede di stare in giuria a uno dei suoi massimi esponenti, Nichi Vendola, che magari di fronte a mister Italia potrebbe essere, diciamo, più disponbile. Allora o prendo l'areo e faccio una sorpresa a Ciccino oppure godetevi la serata, cari amici pescaresi, e lasciate che Ciccino faccia le sue fischiate».
Ma il consigliere non l'ha presa bene e ribatte: «Fede mi fa pena, le sue battute si qualificano da sole, sono io che passo alle vie legali nei confronti di Fede e per il suo uso denigratorio di un telegiornale nazionale. Io ho dichiaro un fatto, ovvero che Fede è indagato», si difende Acerbo. «Lui fa battute da bar, come il consiglio che mi ha dato di rivolgermi da uno psichiatra. Battute che sono lesive e che non appartengono a un conduttore di un tg. La battuta su Nichi Vendola, che tra l'altro non appartiene al mio partito, qualifica Emilio Fede per quello che è: un personaggio che per fare lo spiritoso fa una battuta omofoba. Per fortuna, ci sono milioni di italiani eterosessuali che non sono squallidi come lui. Sono io a querelare Fede».

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