PESCARA. «Il consigliere di Rifondazione, tal Ciccino Acerbo...». E' al 32esimo minuto del Tg4 delle 19 che Emilio Fede storpia il nome del consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo che si arrabbia e annuncia querela.
Non si ferma il botta e risposta tra Emilio Fede e il consigliere di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo che continuano a beccarsi attorno a un concorso di bellezza. Prima era stato Fede ad annunciare la querela ad Acerbo per «le sue parole offensive» e, ieri, il consigliere ha replicato: «Sporgo io querela a Fede per l'uso denigratorio di un telegiornale nazionale».
Nel mezzo, c'è il concorso Miss Gran Prix e Mister Italia andato in scena allo stadio del Mare e che ha portato alla vittoria Irene Cavalià e Ciro Torlo, 18 e 25 anni, di Torino e Napoli.
Acerbo, sabato sera, era allo stadio del Mare per fischiare insieme ad altre 500 persone contro l'invito rivolto al direttore del Tg4 a presiedere la giuria del concorso e contro lo sperpero di denaro pubblico da parte del Comune di Pescara: «Invito i cittadini onesti», aveva detto nel gruppo fondato su Facebook, «a protestare contro l'invito a Fede indagato per favoreggiamento della prostituzione e a protestare contro il Comune di Pescara che ha finanziato "l'iniziativa culturale" con 12 mila euro».
Fede era stato invitato dagli organizzatori della sfilata a far parte della giuria ma, venerdì, ha declinato l'invito adducendo problemi a una gamba. Nel frattempo, però, a poche ore dalla protesta dei fischietti, andava in onda il tg4 e, nella parte finale, Fede se l'è spassata accennando alla protesta dei fischietti e scatendando la reazione del consigliere comunale e regionale di Rifondazione Comunista.
«So che Ciccino Acerbo», ha attaccato il direttore del Tg4, «avrebbe organizzato un protesta. Pensava che fossi lì e invece sono qui a condurre il telegiornale. Perché il consigliere non chiede di stare in giuria a uno dei suoi massimi esponenti, Nichi Vendola, che magari di fronte a mister Italia potrebbe essere, diciamo, più disponbile. Allora o prendo l'areo e faccio una sorpresa a Ciccino oppure godetevi la serata, cari amici pescaresi, e lasciate che Ciccino faccia le sue fischiate».
Ma il consigliere non l'ha presa bene e ribatte: «Fede mi fa pena, le sue battute si qualificano da sole, sono io che passo alle vie legali nei confronti di Fede e per il suo uso denigratorio di un telegiornale nazionale. Io ho dichiaro un fatto, ovvero che Fede è indagato», si difende Acerbo. «Lui fa battute da bar, come il consiglio che mi ha dato di rivolgermi da uno psichiatra. Battute che sono lesive e che non appartengono a un conduttore di un tg. La battuta su Nichi Vendola, che tra l'altro non appartiene al mio partito, qualifica Emilio Fede per quello che è: un personaggio che per fare lo spiritoso fa una battuta omofoba. Per fortuna, ci sono milioni di italiani eterosessuali che non sono squallidi come lui. Sono io a querelare Fede».