ROMA. Doveva essere a New York per presenziare all'assemblea delle Nazioni Unite dedicata al Medioriente. Al Palazzo di Vetro, invece, il premier non ci sarà. Ha deciso di rimanere a Milano e di presentarsi in tribunale dove questa mattina riprende il processo Mills che lo vede imputato di corruzione in atti giudiziari, ma che cadrà in prescrizione nel febbraio prossimo, probabilmente senza nemmeno arrivare alla sentenza di primo grado.
Berlusconi, riferiscono fonti del suo entourage, avrebbe deciso di annullare la missione all'Onu dopo l'ultima bufera, per farsi vedere in tribunale e dimostrare che non ha alcuna intenzione di fuggire dai processi: una tattica per non fornire alla sinistra altri pretesti per polemizzare e spuntare così le armi all'opposizione. Ma il processo Mills, come detto, nonostante i ripetuti sforzi del Pm, Fabio De Pasquale, per ottenere dai giudici un serrato calendario di udienze, è già morto e sepolto.
Lo stesso Berlusconi lo ha più volte definito «un cadavere», «il peggiore di tutti processi», quello dove «non c'è prova né movente». Però stamattina ci sarà. Siederà in aula, circondato dal suo pool di legali, anche se la partecipazione all'odierna udienza, oltre a non stemperare il clima politico, non risolve il problema del gran rifiuto opposto alla procura di Napoli che indaga sui passaggi di denaro a Tarantini e che, scaduto l'ultimatum, deciderà nei prossimi giorni se convocare nuovamente il presidente per sentirlo come teste o procedere con una richiesta di accompagnamento coatto.
La strategia di Berlusconi ha anzi provocato altre reazioni durissime nell'opposizione. «Non so se il segretario del Pdl, Alfano, sa che domani (oggi, ndr) si apre all'Onu un'assemblea di straordinaria importanza che discuterà, con la presenza di tutti i leader del mondo, del Medio Oriente, della Libia e della rivendicazione palestinese ad essere uno Stato. Ci saranno tutti, ma l'Italia non ci sarà, perché evidentemente per Berlusconi, ormai, è più imbarazzante il tribunale dell'Onu del Tribunale di Milano», attacca Pierluigi Bersani dalla festa del Pd di Bologna. «Può andare avanti così l'Italia? Si parlerà di cose che stanno vicine alle nostre porte di casa e noi non avremo voce», incalza il segretario dei democratici.
Il cambio di programma, però, è ormai cosa fatta. Berlusconi sarà in aula per ascoltare, in videoconferenza da Berna, la deposizione della testimone Maria De Fusco, amministratore del fondo Struie da dove passarono 600 mila dollari. La stessa somma che l'accusa contesta al premier come prezzo della corruzione, soldi pagati all'avvocato inglese David Mills affinchè dicesse il falso in due processi a carico del fondatore di Fininvest.
Mills era stato condannato in primo e in secondo grado; poi la Cassazione, aveva dichiarato la prescrizione. Il processo in corso a Milano è uno stralcio di quello principale. In una delle ultime udienze era stato sentito l'armatore napoletano Diego Attanasio. Secondo la difesa, infatti, non da Berlusconi, ma da Attanasio provenivano i 600 mila dollari finiti nelle disponibilità di Mills. L'armatore napoletano ha però smentito questa ricostruzione: «Non ci sarebbe stato motivo per me per regalare 600 mila dollari a Mills», ha risposto Attanasio.
Il 3 ottobre, invece, a Milano riprende il processo Ruby. E un'altra tegola aspetta il premier. Si tratta del caso Unipol e della famosa intercettazione tra Fassino e Consorte pubblicata dal "Giornale", il quotidiano di famiglia, prima che fosse trascritta. L'illecita consegna di quel file costituì un "regalo elettorale" a Berlusconi, secondo il Gip che ha rifiutato l'archiviazione del presidente e chiesto alla procura l'imputazione coatta. Il Pm ha dieci giorni di tempo e la richiesta di rinvio a giudizio dovrebbe arriverà entro lunedì 26 settembre. Il Gip Donadeo ha contestualmente chiesto che anche l'ex direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, sia iscritto tra gli indagati.