NAPOLI. Ieri alle 20 è scaduto il termine fissato dalla procura di Napoli per ascoltare Berlusconi come testimone nell'inchiesta sul ricatto che avrebbero realizzato ai suoi danni Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. Nei giorni precedenti il primo appuntamento a Palazzo Chigi con il procuratore Giovandomenico Lepore, l'aggiunto Francesco Greco e i sostituti Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio ed Henry John Woodcock, era saltato per il legittimo impedimento del premier a causa dei suoi impegni internazionali.
Se l'incontro non dovesse esserci, l'accompagnamento coatto è considerata in Procura un'ipotesi da extrema ratio. I pm lasciano aperte le porte, potrebbero essere fissate nuove date per ascoltare il premier in veste di testimone.
La linea dei pm è che il memoriale depositato dal presidente del Consiglio non sia esaustivo e che quindi sia necessario ascoltarlo in qualità di testimone. I legali indicano invece il dovere di essere presenti all'audizione, in quanto il premier è indagato in un procedimento a loro parere connesso, quello su Ruby instradato alla Procura di Milano, e che a Berlusconi va riconosciuta la possibilità anche di avvalersi della facoltà di non rispondere. Sul tavolo di lavoro l'ipotesi - confermata in Procura - di connessione tra le inchieste di Napoli e quella di Bari sulle escort. Un'ipotesi giudicata interessante e supportata eventualmente con la richiesta di acquisizione delle carte baresi. Contatti potrebbero esserci nelle prossime ore per un eventuale incontro tra le due Procure.
Una svolta alla vicenda arriverà comunque inevitabilmente dalle decisioni, mercoledì, dell'ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli sugli ordini di custodia cautelare a carico di Tarantini, della moglie Angela Devenuto e di Lavitola e sulla competenza territoriale dell'inchiesta circa un suo eventuale trasferimento a Roma, dove ci sarebbe stato il passaggio di denaro.
Tesi che Napoli potrebbe però confutare. Sempre sulla competenza sarà chiamata a decidere successivamente anche la Procura generale della Cassazione, cui si sono rivolti gli avvocati di Gianpaolo Tarantini.