ROMA - L'umore non migliora guardando dalle finestre della sua villa di Lesa il lago Maggiore battuto dalla pioggia. Anche stavolta Silvio Berlusconi sa di dover combattere quasi da solo per allontanare quell'autunno del leader che ormai moltissimi, soprattutto nel Pdl, danno per cominciato. «Tante volte mi hanno dato per spacciato e invece sono ancora qua», ripeteva il Cavaliere ieri pomeriggio ai pochi che hanno avuto la fortuna di parlargli al telefono. Solo ai suoi avvocati, Ghedini in testa, è permesso in questi giorni di chiamare a qualunque ora. Tutti gli altri, compresi coloro che lo attendono a palazzo Chigi per organizzare la settimana, hanno douto attendere la giornata di oggi e si sono dovuti accontentare della notizia, forse un po' ovvia ma significativa, data da Angelino Alfano dal palco di Cortina: «Berlusconi non ha nessuna voglia di dimettersi».
Berlusconi affida il messaggio al segretario del Pdl sapendo che stavolta nel partito, e in tutto il centrodestra, sono in netto calo coloro che tirano un sospiro di sollievo. Lo stesso Alfano sembra dare la notizia come una presa d'atto e prova a dare una prospettiva politica al Pdl e alla sua segreteria continuando a corteggiare i centristi di Casini e tentando di aprire un tavolo sulla legge elettorale. Un paio di «paracadute» sotto i quali Alfano prova a mettere il Pdl, ai quali è invece del tutto disinteressato il leader maximo che sa come una possibile intesa con l'Udc sia possibile solo dopo un suo passo indietro e ritiene un suicidio, per la compattezza del centrodestra, avviare con la Lega una trattativa sulla legge elettorale che permetterebbe a Bossi di andar da solo.
Ovviamente, più che alle conseguenze del referendum elettorale di Parisi, Berlusconi è preoccupato della risposta da dare ai magistrati e a tutti coloro, Lega compresa, che continuano a tirar bordate alla sua leadership. Sapendo di non poter rompere, visti gli accordi sottoscritti nel '99, Bossi continua ad alzare i toni proprio sul tema, la secessione, che rischia di aprire una voragine non solo nei rapporti interni al centrodestra, ma anche con il Quirinale. Oggi, dopo l'udienza in tribunale dove Berlusconi dovrebbe andare, il Cavaliere tenterà di mettersi in contatto nuovamente con il Senatùr. I rapporti tra i due sono ancora tesi dopo il servizio di Panorama sulla consorte del leader del Carroccio.
D'altra parte il messaggio fattogli recapitare nei giorni scorsi dell'ala maroniana del Carroccio era chiaro: se non tratti affondiamo Milanese e Romano. La risposta affidata ieri dal Cavaliere ad Alfano («non mi dimetto e non voglio larghe intese») apre una settimana di scontro nella quale Berlusconi ha messo in conto sia il possibile arresto del deputato, sia l'eventuale passo indietro del ministro di cui Milanese è stato collaboratore per lungo tempo: Tremonti.
Con il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano ha invece già aperto una trattativa che potrebbe portare alle dimissioni del ministro, che verrebbe ricompensato in altro modo, proprio per evitare l'ancor più insidiosa mozione di sfiducia della prossima settimana.
Un percorso ad ostacoli la cui praticabilità è tutta da verificare, ma che conferma solo una sola e granitica volontà: quella di restare a palazzo Chigi non vedendo in Parlamento nessuno nel centrodestra in grado di organizzare alternative in grado di far proseguire la legislatura. Se poi la maggioranza dovesse andar sotto nelle prossime settimane in qualche voto di fiducia, Berlusconi è deciso a non mollare ancora.