VASTO. «Spero che tra un anno, quando ci ritroveremo qui, potremo dire che cosa stiamo facendo per ricostruire il Paese e non quello che vorremmo fare come quest'anno». Con questo auspicio ha chiuso il suo discorso Antonio Di Pietro, atto conclusivo della tre giorni di festa dell'Italia dei Valori, che per il sesto anno consecutivo è andata in scena a Palazzo D'Avalos a Vasto, che hanno sancito il primo atto di un'alleanza tra Bersani, Vendola e lo stesso Di Pietro. Ma per creare un "Nuovo Ulivo", come l'ha definito Bersani, prima bisogna parlare di programmi.
Per fare questo hanno deciso di incontrarsi entro cento giorni, dunque prima della fine dell'anno, per comprendere se sia possibile trovare quella convergenza necessaria per la creazione di una coalizione. La certezza è che tra le forze moderate, invocate da Di Pietro e Bersani contro il berlusconismo, non ci sarà l'Udc di Casini. Ma sulle alleanze Di Pietro è stato categorico: no a «inciuci», no a governi di «unità nazionale», e no ai «soliti governi che si chiamano tecnici» ma in realtà vengono fatti «solo per non andare a votare. Questo il messaggio che Antonio Di Pietro lancia. Il leader dell'Idv vuole essere chiaro con chi, Terzo polo o altri, avesse in mente un governo di larghe intese «per ricostruire il Paese»: «chi lo ha ucciso non può ricostruirlo». A meno che - è l'unico spiraglio che Di Pietro lascia aperto, ci sia l'impegno del Capo dello Stato per un governo «di tot giorni» limitato esclusivamente al varo di una nuova legge elettorale.
Ieri mattina, nonostante un insolito sol leone di settembre avesse creato una canicola insopportabile nel cortile di Palazzo D'Avalos, sono state centinaia le persone accorse per ascoltare il comizio finale di Di Pietro che ha concluso l'incontro nazionale di Vasto. «Tre giorni non solo di festa», ha detto Di Pietro, «ma di assunzione di responsabilità. Vogliamo essere un partito che dà risposte concrete alla gente, che non ne può più della politica e dei politicanti». Il presidente dell'Idv apre anche una fase nuova per il suo partito: «Qualcuno vorrebbe un ritorno alla prima ora dell'Italia dei Valori, quella movimentista. Ma limitarsi a criticare non ci deve bastare più. Noi dobbiamo governare per risolvere i problemi dell'Italia, ma da soli non possiamo farlo. Bisogna avere l'umiltà di cercare il dialogo con gli altri partiti e le parti sociali ed essere pronti a capire le ragioni altrui. Solo così possiamo entrare in campo e giocare la partita e non stare più solo sugli spalti. E poi noi possiamo giocare a tutto campo perché ci rivolgiamo a tutte le persone, siamo stati capaci di unire i valori di diverse ideologie».
Secondo Di Pietro la fotografia del Paese mostra due problemi principali: da un lato l'occupazione e il lavoro, dei giovani in particolare, e dall'altro la mancanza di fiducia della gente verso le istituzioni per le quali ci vorrebbero «politici che non ci facciano vergognare».
Per il leader Idv si è vicini a una vera e propria rivolta sociale: «Nel nostro Paese gli spazi di democrazia sono limitati dato che, con un Parlamento che fa le leggi per il suo Rais, le basi della democrazia vengono a essere minati».
Infine Di Pietro evidenzia che «se aspettiamo il 2013 il Paese sarebbe perduto. Dobbiamo insistere per andare alle elezioni prima».
Intanto all'indomani della presentazione delle liste per le regionali del Molise, gli appartenenti al circolo dell'Idv di Termoli hanno deciso di lasciare in blocco il partito contestando la decisione di Antonio Di Pietro di candidare il figlio Cristiano. Per il circolo termolese la candidatura è sulla falsariga di quella del figlio di Umberto Bossi della Lega Nord. Di Pietro ha replicato seccamente: «Mio figlio non è avvantaggiato, è uguale a tutti gli altri».