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Pescara, 10/04/2026
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Data: 19/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Di Caterina: «In 10 anni tre milioni a Penati» L'imprenditore: Oldrini al centro della corruzione

MILANO - Li chiama «prestiti», oppure «finanziamenti». Denaro versato a sostegno delle campagne elettorali e che a un certo punto non venne più restituito. Per questo, dice ora Piero Di Caterina, «la mia azienda è in difficoltà, tanto che per la preoccupazione ho perso il sonno». In effetti, stando alle dichiarazioni dell'imprenditore che ha dato il via all'inchiesta sulle presunte tangenti nell'ex area Falck, gli esborsi a favore del Pd di Sesto e della Lombardia sono notevoli: «Siamo sui tre milioni, tre milioni e mezzo i quattrini che io ho dato nei dieci anni di vita che ho vissuto con Penati e Vimercati».
Poi però la sinfonia cambia e dai contributi si passa alle mazzette. «Il discorso corruzione-concussione arriva nell'era Oldrini a Sesto San Giovanni, arriva a Segrate con Alessandrini e il suo direttore generale, e a Milano, come ho osservato da spettatore, all'Atm», afferma l'imprenditore intervistato in tv da Lucia Annunziata. Di Caterina insomma alza il tiro, definisce Oldrini come cardine di un «sistema Sesto» fondato sulla corruzione, un meccanismo «complesso» nel quale o paghi o non lavori. I soldi nel panettone destinato alla responsabile dello sportello unico per l'edilizia Stefania Sostaro, la busta con 10 mila euro infilata tra il salmone e lo champagne del cesto natalizio spedito ad Alessandrini sarebbero solo suggestivi episodi di una formidabile macchina per le tangenti. Affermazioni con cui Di Caterina incassa in un solo colpo le querele di Oldrini, Alessandrini e dell'Atm, mentre il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta: «Spero che i processi si facciano in tribunale, lì ci sarà una magistratura che andrà a vedere quante di tutte queste cose sono vere».
Ma l'imprenditore sestese incalza: denuncia un «sistema assolutamente trasversale» e illustra dagli schermi televisivi la propria posizione in merito ai reati di corruzione e concussione. «Io mi sono impegnato a sostenere finanziariamente Penati, nel senso che non corrompo Penati per ottenere appalti illeciti. Quelli leciti però certamente arrivano, perché quando sei vicino a un politico è inevitabile avere dei vantaggi». Dunque avrebbe versato denaro per «ottenere appalti nella regolarità», con «parità di accesso», pur in presenza di «società dominanti». Come rileva il pm Walter Mapelli nella richiesta d'appello, «in quanto alla destinazione dei prestiti da Di Caterina a Penati nel periodo 1997/2003, è utile leggere parte dell'interrogatorio del 14.3.2011 reso da Di Caterina». Che racconta: «Dopo qualche tempo dalle elezioni, certamente dopo il 1994 perché già era nata Forza Italia, Penati e Giordano Vimercati mi chiesero un sostegno finanziario per le esigenze locali del partito, ma anche per la federazione milanese del Pds. Ricordo perfettamente che avevano un forte bisogno di denaro a cadenza mensile. Non prospettammo un piano di finanziamento ma io ricordo elargizioni di 20, 30 milioni di lire al mese, all'inizio. Io consegnavo le buste contenenti il denaro contante a Giordano Vimercati. Non ho mai avuto dubbi che i soldi servissero per il partito a Sesto e per la federazione milanese. A livello locale ho consegnato due volte 100 milioni di lire a Carrà Giuseppe che all'epoca era l'effettivo capo del Pds a Sesto San Giovanni, su indicazione di Giordano Vimercati. Le altre somme le ho consegnate personalmente a Giordano Vimercati, a volte alla presenza di Filippo Penati. Le somme date a Vimercati sono in parte finite a Castelli Giancarlo, all'epoca segretario del Pds di Sesto».
E poi c'è il capitolo coop. Dice Di Caterina: «Ho assistito a pagamenti tra Giuseppe Pasini e dirigenti delle coop». Quelle coop, ricostruisce, «che giungono a Sesto con il recupero delle aree dismesse; sono sempre presenti sul territorio, e anche in questo caso, io ho assistito a pagamenti di somme, di tangenti, così si dice, da parte dell'altro imprenditore: tra Pasini e le coop». Mazzette in contanti che spuntano per la prima volta nei rapporti tra l'ex proprietario dell'ex area Falck e le cooperative, i cui compensi stando


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