Domanda: se sotto attacco è tutto il lavoro dipendente, perché le due confederazioni mettono la sordina al settore privato?
La Uil ha deciso lo sciopero generale del pubblico impiego, la Cisl si appresta a farlo - "se il governo non risponde" - nel corso degli stati generali già convocati per il prossimo 12 ottobre. La Cgil, dunque, non è stata così irresponsabile e sorda all'emergenza del paese, come Angeletti e Bonanni hanno indugiato nel dipingerla le scorse settimane prendendone spunto per stigmatizzare il "demenziale" sciopero generale del 6 settembre. È stata semplicemente più tempestiva e conseguente.
Resta da capire perché Cisl e Uil ritengano oggi necessaria la mobilitazione dei dipendenti pubblici e mettano la sordina sull'eventualità di trasferirla nel settore privato. Bonanni, dopo aver piuttosto oscuramente sottolineato, riprendendo un aforisma in gran voga negli anni passati, che in certi casi conta guardare la luna più che il dito che la indica (dalla nota d'agenzia, forse per una sintesi eccessiva del giornalista, non si capisce chi o cosa faccia la parte del dito e chi o cosa quella della luna) parla, con la giusta enfasi, delle dure condizioni imposte dal governo a chi lavora nella pubblica amministrazione, con provvedimenti che - spiega il sito del sindacato di Via Po - "penalizzano sul piano retributivo e normativo i lavoratori pubblici, mettendone in discussione diritti e aspettative e mortificandone le professionalità".
Nulla da eccepire, c'è solo da rallegrarsi per la consapevolezza che si coglie in quest'affermazione, con la presa d'atto che il limite della sopportazione è stato ormai ampiamente oltrepassato. E, tuttavia, continuiamo a non capire per quale ragione ciò che suscita indignazione se rivolto al settore pubblico non provoca analoga reazione quando ad essere messo sotto attacco è tutto il resto del lavoro dipendente, con misure che cancellano le aspettative e le speranze di chi lavora e di chi il lavoro ancora non ce l'ha, e non può certo attendersi benefici da una manovra che tutti (compresi i segretari di Cisl e Uil che fino all'altro ieri avevano menato vanto di essere riusciti a evitare l'aumento dell'Iva: sappiamo come è finita) giudicano, oltre che iniqua, depressiva e perciò alla fine inefficace ("la manovra mangia la manovra", ha osservato Susanna Camusso).
Anche nei giorni passati si è avuto modo di leggere sulla stampa approfondimenti sugli effetti dell'articolo 8 del decreto legge anticrisi, lo sconvolgimento che esso determina dei tratti più significativi e importanti del diritto del lavoro, così come si è andato costruendo nel tempo con l'apporto decisivo del sindacato confederale, delle sue lotte e dei suoi esperti. Si è letto anche delle insidie contenute nella parte rimasta in un primo tempo più nascosta, quella che entra nel campo dei diritti personali e riporta indietro, in nome della governabilità delle aziende, la dignità delle persone sui luoghi di lavoro.
Per tutto questo, lo sciopero è sprecato? O non è evidente a tutti (con un ministro che ormai non si trattiene più e lo dice dovunque gli capiti: ma si sa, la "patonza" di qualunque specie sia deve girare) che il disegno è semplice: usare la crisi per regolare i conti sociali, quelli che, nella ricostruzione di fantasie immemori e alterate, hanno cominciato a non tornare più nei "bastardi anni settanta"?
L'impressione è che, sotto il tallone di Marchionne, c'è chi sa fin troppo bene a cosa punta e chi, al contrario, continua ancora a chiedersi "chissà questo stupido dove vuole arrivare?"