S&P taglia a sorpresa il rating. La Grecia affonda le Borse
ROMA Giù il rating dell'Italia, per la crescita debole ma anche per la «fragilità» della coalizione di governo che limita la risposta alla crisi. È un giudizio sulla politica, oltre che sulla tenuta economica e finanziaria, quello che a tarda sera arriva da Standard & Poor's, a carico dell'Italia. Per il debito del nostro Paese la valutazione scende da A+ ad A: ora siamo al livello di Malta Corea, Estonia e Israele, cinque gradini più su dei titoli considerati «non investment», ossia a rischio.
Non è una buona notizia per l'Italia, ma nemmeno per l'intera zona euro, di cui la nostra è la terza economia per grandezza. L'agenzia di rating americana aveva messo sotto osservazione da maggio il debito tricolore; nelle motivazioni che spiegano la decisione, vengono citati tra i fattori negativi sia il contesto internazionale sia le stesse misure di rigore prese dal governo, che possono avere l'effetto di deprimere ulteriormente l'economia. Proprio tre giorni fa l'altro colosso del rating, Moody's. aveva annunciato di rinviare la propria valutazione alla fine di ottobre.
Anche prima di questa notizia, la settimana era cominciata male, con una pioggia di vendite, e Piazza Affari che ancora una volta aveva chiuso peggio delle altre borse europee. Milano è andata giù del 3,17%, Parigi del 3%, Londra del 2,03% e Francoforte del 2,83%. Nel suo complesso l'Europa, che aveva vissuto quattro sedute consecutive di rialzo, ha bruciato 137 miliardi di euro di capitalizzazione. Piazza Affari da sola è dimagrita di oltre 10 miliardi, con tutto il comparto dei titoli bancari che giorno dopo giorno è ormai a prezzi di saldo.
La Grecia continua a far paura e dalla riunione dell'Ecofin che si è tenuta in Polonia alla fine della scorsa settimana non sono arrivate schiarite. La difficoltà dell'Europa a parlare con una voce sola è stata ancora una volta evidente. Le rassicurazioni della cancelliera Merkel sul voto favorevole del parlamento tedesco al rafforzamento dei Fondo salva-Stati (Efsf) non bastano a fugare le paure degli investitori sull'insolvenza di Atene. Si voterà il 29 settembre, un tempo siderale per i mercati che non sapendo come andrà a finire, semplicemente scommettono contro.
Tornando all'Italia, ieri il differenziale tra il Btp decennale e l'analogo titolo tedesco (bund) ha superato i 383 punti, contro i 356 punti del bonos madrileni. Segno anche che per i mercati investire sull'Italia è più rischioso che investire sulla Spagna.
Grazie ai massicci acquisti della Bce la forbice di rendimenti tra i bond italiani e tedeschi si è mantenuta sotto la soglia psicologica dei 400 punti. La settimana scorsa Francoforte ha cercato di porre un argine comprando sul mercato secondario titoli italiani per quasi 10 miliardi di euro, meno comunque dei 14 investiti la settimana precedente.
Con il potenziamento del Fondo salva-Stati, la cui dotazione salirà a 440 miliardi di euro, la Bce si alleggerirà di questi interventi non convenzionali di stabilizzazione e sostegno. Interventi sui quali i tedeschi sono sempre stati contrari. Un disaccordo profondo, sfociato nelle recenti dimissioni del consigliere Juergen Stark. E che rimane immutato anche se a riempirsi di titoli di Stato dei paesi in difficoltà sarà non più l'Eurotower ma l'Efsf. Il presidente del Fondo Klaus Regling, anche lui tedesco di nazionalità, ha messo sull'avviso i membri più indebitati dell'Eurozona. «L'Efsf potrà comprare debito sovrano sul mercato secondario solo se i paesi aderiranno a condizioni molto rigide».
Questa settimana a Washington, in occasione dell'assemblea dell'Fmi, e delle riunioni del G7 e del G20 i ministri e i governatori tornano ad incontrarsi. In agenda ci sono il rilancio dell'economia, in frenata nei paesi occidentali, e la stabilizzazione dei mercati finanziari, a cominciare dalla crisi del debito del Vecchio continente. «Il Fondo monetario incontra due problemi nell'aiutare l'Europa, non ha abbastanza soldi per gestire la crisi in paesi europei quali l'Italia e la Spagna- scrive il Wall Street Journal-. E l'influenza che può esercitare è limitata a meno che non offra aiuti monetari. Senza soldi sul tavolo il Fondo può solo chiedere all'Europa di agire».