Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.992



Data: 20/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Inchieste e crisi, governo sotto assedio. Maggioranza in bilico nel voto segreto su Milanese. Marcegaglia: «Serve discontinuità»

ROMA. Il governo, sempre più sotto assedio, promette di fermare i pm di Napoli e derubrica a «solita nenia» il pressing delle opposizioni e della Confindustria per convincere il Cavaliere a fare un passo indietro. Roberto Calderoli si mostra sicuro, fa capire di non temere spaccature nel Carroccio tra maroniani e bossiani e dice di non vedere rischi per il governo: «Berlusconi? Non solo può mangiare il panettone, per me può mangiare anche la colomba».
E contro la Procura di Napoli, che per procedere attende che si definisca la questione della competenza territoriale, Fabrizio Cicchitto è pronto a schierare le truppe in Parlamento: «Se i magistrati di Napoli disponessero la richiesta di accompagnamento coatto del presidente del consiglio, noi gliela rimandiamo subito indietro. Non siamo ancora ai tempi di Pinochet...». La maggioranza prova a resistere, ma la credibilità del governo è ormai ridotta al minimo e anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, chiede un nuovo inquilino per palazzo Chigi: «Noi non tollereremo più una situazione di stallo. In Italia c'è bisogno di discontinuità perché il tempo è scaduto». Un governo tecnico? «Non sta a noi dire quale tipo di esecutivo debba essere chiamato a guidare il paese. La decisione» precisa La Marcegaglia, «spetta al Parlamento o al presidente della Repubblica».
Il banco di prova per misurare la tenuta del governo sarà la richiesta d'arresto per Marco Milanese. Il voto ci sarà giovedì alla Camera sarà segreto. L'annuncio lo ha dato ieri Dario Franceschini. «La forma della richiesta la discuteremo domani (oggi n.d.r.) con gli altri gruppi di opposizione ma questo non è determinante. Ciò che è certo è che il voto segreto ci sarà», assicura il capogruppo del Pd a Montecitorio che ieri ha raggiunto un accordo con l'Idv. Il voto sull'ex braccio destro di Giulio Tremonti sarà l'occasione per uno showdown delle fibrillazioni interne alla maggioranza. «Noi non temiamo nulla», assicura Cicchitto, che se la prende con i «sepolcri imbiancati» del Pd e dell'Idv. Ma le sorprese potrebbero arrivare dalla Lega che potrebbe decidere per la libertà di coscienza. La questione sarà affrontata oggi a Montecitorio durante una riunione che servirà anche ad illustrare le oltre 10 mila carte che sono arrivate sul caso Milanese. Quel che è certo è che la linea rispetto a qualche giorno fa è cambiata. Bossi è tornato ad agitare la bandiera della secessione e il titolo della Padania esibito ieri in prima pagina non lascia dubbi: «Lotta di liberazione, basta col magna magna romano». La questione morale e il richiamo alla secessione si tengono l'uno con l'altro e quel che Maroni ha detto domenica scorsa a Venezia fa capire che nel segreto dell'urna tutto può succedere: «La Lega è diversa. Noi non abbiamo niente a che fare con questi mascalzoni che si occupano solo dei loro sporchi traffici...». Un'allusione a Claudio Scajola, che proprio ieri ha fatto sapere che sulla vicenda dell'appartamento al Colosseo «non risponderà» ai pm romani? Forse. Quel che è certo è che la vicenda Milanese fa infuriare i duri e puri del Carroccio. «Se fossi in Parlamento mi troverei molto in difficoltà a votare contro l'arresto» ammette il sindaco di Verona, Flavio Tosi. A preoccupare il Cavaliere è anche la mozione di sfiducia presentata dall'Idv contro il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, rinviato a giudizio per mafia. Il voto è previsto per il 27 settembre e Berlusconi (che sta provando a convincere qualcuno dell'opposizione a votare contro) teme che, in caso di sfiducia, gli ex responsabili possano decidere di togliere l'appoggio al governo.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it