MILANO. La scure della manovra mette a rischio l'affidabilità di regioni ed enti locali. Secondo l'agenzia di rating Moody's i tagli previsti nel provvedimento varato mercoledì mettono sotto ulteriore pressione bilanci già sotto stress e introducono incertezze su poteri e responsabilità dei governi locali. L'agenzia nota inoltre come la riduzione della spesa, causata dalle ristrettezze di bilancio, ostacolerà la capacità degli enti locali di fare investimenti, «il che influenza negativamente lo sviluppo economico del Paese». «Abbiamo detto al governo che così com'è questa è una manovra che rischia di portarci alla recessione, e che c'è bisogno di modificare il Patto di stabilità, per permettere a province e comuni di riprendere ad investire - ha commentato il coordinatore nazionale degli assessori al Bilancio dell'Unione province italiane, Antonio Rosati - Abbiamo fatto diverse proposte, dalla richiesta di liberare il 10% dei residui in conto capitale, che per le Province ammontano a 2,1 miliardi per il 2012, alla possibilità di togliere dal bilancio dello Stato le risorse per le grandi opere che non possono essere fatte nel 2012, e di liberare in proporzione i residui e gli avanzi di province e comuni. Questo ci avrebbe permesso di immettere sul mercato almeno 5 miliardi. Ma il governo non ha voluto ascoltarci e gli investimenti degli enti locali, che sono oltre il 50%, sono rimasti bloccati. Con un danno enorme sia per le imprese che per lo sviluppo locale».
Gli analisti di Moody's rilevano come «al momento le incertezze sul progetto di eliminazione delle 108 province superino i potenziali benefici in termini di risparmi, per lo meno nel breve termine». Anticipando l'obiettivo di pareggio di bilancio al 2013 dal 2014 si determina una riduzione di 7 miliardi di euro per i bilanci 2012-13 di regioni e enti locali, che ora hanno quindi meno tempo per adeguarsi agli obiettivi. Secondo i calcoli dell'agenzia di rating l'impatto su regioni e enti locali, assieme alle misure del luglio 2011, sarà di circa 25 miliardi di euro su un arco di tre anni, poco meno del 3% dei loro bilanci annuali. La sostenibilità economica è aggravata dal fatto che gli interventi autorizzati agli enti locali per aumentare le entrate (tasse addizionali e proventi da lotta all'evasione) compenseranno solo parzialmente i tagli dei trasferimenti, senza contare che mentre l'entità dei tagli è certa, non lo sono altrettanto i proventi dalla lotta all'evasione. «Non c'è dubbio che allo stato di certo ci sono solo i tagli - sottolinea Giacomo Vaciago - mentre sul recupero dell'evasione come sempre siamo in un capitolo assolutamente aleatorio». I tagli dei trasferimenti a province e città diluiranno i benefici derivanti dalla maggiore autonomia sul fronte delle entrate permessa dalla riforma sul federalismo fiscale.