Il pacchetto prevede una maxi-riduzione del debito in dieci anni
Il presidente: «Non è lotta di classe, è matematica»
NEW YORK - Continua la controffensiva del Presidente Barack Obama sul fronte dell'economia. Deciso a riconquistare la base democratico-liberal che combatté per lui nel 2008, il presidente ha recuperato quel tono combattivo che da tempo sembrava aver abbandonato a favore di un dialogo più amichevole verso il partito di opposizione. A una settimana dal discorso in cui ha proposto un pacchetto di leggi per rilanciare l'occupazione, Obama ha ieri reso noti i suoi suggerimenti per tagliare il debito federale. Sia il pacchetto per l'occupazione che quello anti-debito contengono elementi sgraditi ai repubblicani, soprattutto la proposta di aumentare le tasse ai contribuenti più ricchi. Obama ieri ha infatti messo in chiaro che imporrà il suo veto se gli giungeranno sulla scrivania progetti economici che prevedano solo riduzioni dei benefici per gli anziani e gli indigenti senza prevedere anche un aumento delle imposte per la fascia benestante del Paese. Pronta la reazione del partito repubblicano: «Il presidente vuole la guerra di classe». Altrettanto pronto, Obama ha ribattuto: «Non si tratta di guerra di classe, ma di calcoli matematici».
Fra le varie proposte che Obama include nei due pacchetti, quella che fa più irritare il partito repubblicano è la cosiddetta Buffett Rule, la regola che prende il nome dal miliardario Warren Buffett. Proprio costui, terzo nella lista dei più ricchi del mondo, sostiene che è ingiusto che negli Usa gli stramiliardari paghino un'aliquota molto inferiore a quella che pagano i loro dipendenti. Si tratta in particolare dell'aliquota imposta sulle transazioni finanziarie (per esempio i profitti azionari) attualmente tassate al 15%. Un contribuente medio paga le tasse sul proprio reddito secondo un'aliquota del 35 per cento.
Obama ha ieri precisato che una riduzione del debito di 3 mila miliardi di dollari (che con i mille sui quali era stato raggiunto un accordo bipartisan ad agosto diventerebbero 4mila) nell'arco di dieci anni verrà ottenuta anche grazie alla riduzione dell'impegno bellico e ai tagli ad alcune spese di sostegno all'agricoltura e ai benefici per gli impiegati federali. Queste proposte di aumento tasse e taglio di spese verranno presentate da Obama alla speciale Commissione bipartisan per il controllo del deficit federale, che dovrà cominciare i suoi lavori entro questa settimana.
La riapertura delle ostilità fra la Casa Bianca e il Congresso ha di certo un sapore un po' populista. Ma ha riscosso il plauso incondizionato dell'ex presidente Bill Clinton, che da oggi tiene a New York il suo settimo appuntamento della Clinton Global Initiative. La fondazione di beneficenza si riunisce a New York sempre in coincidenza con l'inaugurazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Cinquanta capi di Stato e 1.200 manager di grandi aziende si presenteranno a questo appuntamento, dove l'ingresso è concesso solo a coloro che possano provare di aver mantenuto le promesse fatte l'anno precedente. Il tema di quest'anno sarà principalmente quello dell'occupazione. Clinton ha chiamato a consesso le migliori menti sul mercato per trovare il modo di mettere in moto il mercato del lavoro. Presentando i lavori in una serie di interviste tv domenica mattina, Clinton ha spiegato che oramai è necessario ideare «un approccio globale». L'ex presidente ha anche approfittato delle interviste per difendere l'operato di Obama, dicendosi certo che «una volta che i repubblicani avranno scelto il loro candidato, e Obama potrà correre contro di lui e non contro un'ombra, gli sarà facile recuperare la fiducia del pubblico».
Obama sarà ospite d'onore oggi alla Clinton Global Initiative, e avrà di nuovo l'opportunità di ripresentare il pacchetto di 445 miliardi di dollari con cui spera di rimettere in moto l'occupazione. Calcoli indipendenti sia del pacchetto lavoro che del progetto tagli del debito sembrano indicare che Obama potrebbe ottenere per il 2012 un Pil all'1,2 per cento e un calo dell'uno per cento del tasso di disoccupazione. Ma questo solo se tutte le sue proposte venissero approvate, ipotesi per ora irreale.