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Pescara, 15/05/2026
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Data: 16/11/2006
Testata giornalistica: Prima da Noi
ll sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo in manette per tangenti

PESCARA. Alle cinque di ieri mattina la squadra mobile di Pescara ha arrestato il sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo.
Per lui l'accusa è, tra le altre, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione aggravata. E' questo il primo effetto scaturito dopo otto mesi di indagini. Gli inquirenti tuttavia assicurano che il lavoro di intelligence non è finito e non si escludono ulteriori ed eclatanti sviluppi.
Dunque un nuovo terremoto per l'Abruzzo ancora impigliato nella inchiesta Fira e, come quello, anche questo nuovo scandalo ha risvolti politici tutti ancora da chiarire.
Ennesimo scossone per il Comune di Montesilvano che più un mese fa aveva vissuto le dimissioni dell'assessore Vallescura per un avviso di garanzia per presunti illeciti legati al settore edilizio. Ma quella di ieri, a confronto con la vicenda dell'assessore, è un vero e proprio? "Ciclone".

Oltre otto mesi di pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, registrazioni e studio della imponente documentazione già sequestrata in municipio. Un lavoro giudicato meticoloso, difficile e attento.
Una notizia che ha sconvolto il "paesone" che si è riversato davanti al Municipio per tutta la mattina di ieri in un andirivieni di polizia, vigili urbani, giornalisti. In tarda mattinata erano ancora molte le facce incredule e le persone, anche dipendenti, che hanno appreso sul luogo la notizia rimanendo esterrefatti.
La polizia ha bussato a casa del primo cittadino Enzo Cantagallo alle prime luci dell'alba ed è stato portato in questura per le formalità di rito.
Impermeabile chiaro sulle spalle, una valigetta di pelle marrone con pochi effetti personali, sguardo spento ed ancora disorientato per il brusco ed insolito risveglio, è salito sulla volante che lo ha condotto, poco prima delle 8, al carcere di San Donato.

IN CARCERE ALTRE 5 PERSONE

Insieme a lui sono finiti in manette altre cinque persone: Lamberto Di Pentima, capo di gabinetto del Comune ed avvocato (che insieme al sindaco dovrà rispondere anche di calunnia), Paolo Di Blasio assessore alle finanze, Alfonso Di Cola (agli arresti domiciliari) geometra dell'ufficio tecnico e responsabile unico dei procedimenti amministrativi legati ai lavori svolti dalla ditta Ferretti ed i due imprenditori, titolari della omonima ditta, Vincenzo Duilio ed il figlio Gianni Ferretti (quest'ultimo ai domiciliari).

Oggetto dell'indagine soprannominata "Ciclone" è stata l'illegalità che ha caratterizzato, e che, secondo gli inquirenti, «caratterizza ancora», l'affidamento all'imprenditore Duilio Ferretti dei lavori di collettamento della acque bianche e delle relative opere di manutenzione.
Una questione delicata che aveva già tenuto banco anche in qualche consiglio comunale in cui la minoranza denunciava l'affidamento di una quarantina di lavori alla ditta Ferretti senza che fosse stata espletata alcuna gara d'appalto.
Lavori che, in appena sei anni, hanno fruttato alla ditta in questione oltre 6 milioni di euro grazie all'affidamento diretto.
Per questo, hanno spiegato gli investigatori, il sindaco Cantagallo, l'assessore Di Blasio e il geometra comunale Di Cola ricevevano una vera e propria tangente: il 5% del valore dell'opera che l'imprenditore doveva realizzare.
«Tra il Comune e la ditta c'era un preciso accordo per il pagamento di mazzette», ha spiegato il dirigente della squadra mobile di Pescara, Nicola Zupo, «calcolate sull'importo delle opere appaltate, corrisposte nel corso degli anni 2005-2006. Non dunque un singolo atto di corruzione ma un accordo di lungo termine».
I beneficiari erano «il sindaco Cantagallo e l'assessore Di Blasio come retribuzione dell'affidamento di una pluralità di appalti pubblici affidati, in violazione della legge, a trattativa diretta e senza alcun bando di gara».
Nel corso delle indagini si è potuto accertare che l'imprenditore versava emolumenti anche al geometra comunale Alfonso Di Cola, responsabile del procedimento.

Secondo gli inquirenti «c'è stata la formazione di un vero e proprio patto, destinato ad avare attuazione nel tempo, che consentisse all'imprenditore Duilio Ferretti ed al figlio Gianni di ottenere un numero non preventivato di favoritismi nell'aggiudicazione di lavori pubblici e nella proroga illecita della concessione a fronte di una retribuzione, il cui importo non è stato stabilito una sola volta, bensì con la decisione di una percentuale su quello complessivo dei lavori e del cui illecito affidamento doveva costituire corrispettivo, ciò a conferma dell'ampiezza dell'accordo corruttivo e della sua idoneità ad inglobare situazioni future non prevedibili».
E ieri mattina poco dopo gli arresti il capo della mobile Zupo ha effettuato un sopralluogo al Comune, perquisito l'ufficio del sindaco e interrogato i manager del settore lavori pubblici per oltre un'ora e mezzo.
Lo studio del sindaco non è stato posto sotto sequestro (come invece si diceva in città).

IL QUESTORE CONSIGLIO: «INDAGINI DIFFICILI TRA PRESSIONI E INTERFERENZE»

E' forse questo l'aspetto più inquietante della vicenda.
Nel corso delle indagini -che durano da quasi un anno- gli inquirenti sarebbero stati costretti a combattere due guerre contemporaneamente: da una parte, condurre indagini su argomenti così delicati su persone del calibro di un assessore e di un primo cittadino; dall'altra, però, hanno dovuto fronteggiare pressioni, depistaggi, tentativi di estromissione e di denigrazione che potevano far saltare l'intera operazione di intelligence.
Sull'argomento c'è stretto riserbo ma quello che trapela è che, per far terminare le indagini anzitempo, magari insabbiarle, si sono mossi personaggi di prim'ordine all'interno delle istituzioni.
Sarebbe, dunque, il potere politico ad aver fatto un passo falso per cercare, magari con le buone o con conoscenze giuste nel posto giusto, a far desistere gli inquirenti dall'andare a fondo.
A chi allora Cantagallo e Di Pentima si sono potuti rivolgere per far scoppiare le indagini come una bolla di sapone?
Di sicuro è stata prodotta anche una lettera anonima per gettare discredito sullo stesso coordinatore della squadra Mobile, Nicola Zupo, lettera che sarebbe stata redatta dallo stesso Lamberto Di Pentima che, infatti, proprio insieme al sindaco Cantagallo, è accusato anche di calunnia.
Dalle intercettazioni, dai pedinamenti è stato poi possibile verificare e provare anche tutta una serie di atti che avevano lo scopo di inquinare le indagini e depistarle, oltre a tentativi di far sparire documenti ritenuti forse scomodi.
Proprio l'avvocato Di Pentima, capo di gabinetto del Comune di Montesilvano, ha rivestito un ruolo molto importante («chiave» dicono gli inquirenti) nell'acquisizione di notizie sulla indagine. Si sarebbe interessato molto, sfruttando tutte le sue conoscenze e facendo pressioni anche su componenti delle forze dell'ordine per conoscere le carte che potevano giocarsi gli inquirenti. Ma, cosa che non sapeva, era che veniva osservato e scrutato molto da vicino e così la polizia ha potuto raccogliere elementi che sono giudicati inconfutabili.
Avrebbe ordito addirittura «una trama contro il dirigente della Squadra Mobile» individuando in questi evidentemente il bersaglio prioritario da far saltare per far inceppare la macchina delle indagini.

«Quando ci troviamo a dover affrontare indagini come queste», ha commentato il questore di Pescara Dante Consiglio, «in cui i personaggi coinvolti sono amministratori pubblici non è mai una vittoria, ma una forte sconfitta per lo Stato ma un importante passo verso il ripristino della legalità».
Consiglio ha poi confessato di essersi trovato a fronteggiare una operazione «molto delicata, dove abbiamo incontrato diverse difficoltà sia per lo spessore dei personaggi sia perché abbiamo subìto pressanti interferenze. C'è stato più volte», ha continuato il questore, «il tentativo di depistare e far chiudere le indagini prima del tempo».
Interferenze politiche?
«Interferenze di ogni genere».
Il questore ha poi precisato come l'indagine abbia ampio respiro e possa svelare nuovi particolari in un futuro prossimo. «E' una attività in evoluzione», ha detto, «a tutto campo all'interno del comune di Montesilvano. Più che diversi filoni abbiamo una unica complessa attività di indagine».
Le misure cautelari sono state emesse dal Gip Luca De Ninis su richiesta del procuratore di Pescara e del sostituto Gennaro Varone.

FERRETTI: «QUELLA DITTA MOLTO FORTUNATA»

PrimaDaNoi.it poche settimane fa si era proprio occupato della ditta Ferretti e delle strane anomalie per le 40 opere affidate a trattativa privata e mai appaltate. Lavori che avrebbero fruttato all'azienda oltre 6 milioni di euro, 1 milione solo nel 2005.
Come accertato dalle indagini quindi il 5 per cento dell'importo totale sarebbe finito nelle tasche degli arrestati, una cifra vicina, dunque, a 300 mila euro se calcolato sull'importo totale dei lavori, di cui 50mila solo nell'ultimo anno.
Incongruenze che già avevano fatto gridare allo scandalo ma gli esposti e i volantini anonimi sono stati solo un corollario per le indagini che erano già partite anche se gli inquirenti mantengono il riserbo su l'episodio che ha dato il via all'operazione.
Ma anche su questo punto, all'ultimo consiglio comunale, il sindaco Cantagallo aveva assicurato che era tutto in regola.

GIA' SI PARLA DI ELEZIONI

Quello di ieri è stato quindi un arresto non a sorpresa per molti, ma a stupire sono state le modalità. «Esprimo massima solidarietà umana al sindaco», ha dichiarato Ernesto De Vincentiis, (Forza Italia). «E' stato arrestato all'alba come i peggiori criminali», ha commentato visibilmente sconvolto dalla notizia.
«L'amministrazione comunale di Montesilvano esprime piena fiducia nei confronti dell'operato della Magistratura e, prima di assumere qualunque decisione, attendiamo di comprendere meglio quali possono essere gli effetti giuridici dell'inchiesta aperta». E' questo il commento del vicesindaco Marco Savini. «Riponiamo massima fiducia nel lavoro della Procura della Repubblica - ha proseguito il vicesindaco Savini -: una volta che saranno chiare le conseguenze giuridiche di quanto accaduto, la maggioranza, nella piena collegialità e serenità, adotterà i provvedimenti più opportuni». In merito all'eventualità di tornare a nuove elezioni, il vicesindaco ha puntualizzato che «credo che le elezioni siano tra le opportunità che sottoporremo al vaglio della maggioranza».
In merito alle dimissioni di giunta e consiglio comunale, «saranno una delle possibili decisioni che saranno vagliate sulla base di una valutazione politica di opportunità. Se poi le norme legislative imporranno tale scelta, ne prenderemo atto».
Alle 17 di ieri si è tenuto l'incontro con il prefetto di Pescara, Giuliano Lalli ed il successivo incontro di maggioranza a porte chiuse.

Il Prefetto ha chiarito che «l'arresto determina la sospensione del sindaco, passando i pieni poteri al vicesindaco che attualmente ricopre la carica per proseguire nella gestione dell'attività amministrativa, salvo sviluppi successivi della vicenda che, ovviamente, saranno valutati nelle prossime ore in piena collegialità con il Consiglio comunale e con le segreterie dei partiti di maggioranza».

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