ROMA - Valutazioni dettate «più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose» oltre ad essere «viziate da considerazioni politiche». La prima reazione di Silvio Berlusconi, di fronte al declassamento di Standard & Poor's, è di scaricare le colpe sui giornali che, da tempo, con le loro notizie, hanno fatto suonare il campanello d'allarme sull'Italia. Rapporto difficile, quello con i media, come dimostra anche il giallo delle telefonate del premier, ieri sera, nel corso di Ballarò. Giovanni Floris annuncia in diretta che Berlusconi ha telefonato, ma cade la linea; secondo tentativo «visto il momento difficile per il Paese», ma il premier non c'è e alla fine Floris si scusa con i telespettatori cui rimane il dubbio che Silvio Berlusconi, alla fine, abbia preferito evitare il confronto.
Sotto assedio dopo il declassamento di S&P, il premier cerca di tamponare la situazione, con una nota scritta insieme a Gianni Letta e diramata da Palazzo Chigi nelle prime ore della mattinata, mandando ai mercati un messaggio che vuole essere il più rassicurante possibile sui conti del Paese. Da un lato si mette in luce come il governo abbia «ottenuto la fiducia del Parlamento, dimostrando così la solidità della propria maggioranza», e dall'altro si ricorda che «l'Italia ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013». Proprio per questo l'esecutivo sta assumendo «misure a favore della crescita». E si sottolinea che i risultati non possono arrivare da subito, ma «i frutti si vedranno nel breve-medio periodo». Per tutta la giornata il Cavaliere resta ad Arcore. E filtrano suoi commenti: mai declassamento di un'agenzia era stato tanto annunciato, tanto che i mercati, dopo un avvio negativo, hanno recuperato, facendo tirare un sospiro di sollievo. Questo governo ha già dato prova all'Europa di essere solido, decidendo misure di risanamento nei conti pubblici. Chiedendosi, infine: se non avessimo fatto la manovra, che direbbero oggi i signori del rating? E che direbbe l'Europa?.
Da Bruxelles la risposta è stata di sostegno: l'Italia ha preso i provvedimenti necessari per raggiungere gli obiettivi concordati con la Ue, tra cui il pareggio di bilancio nel 2013, ha detto un portavoce della Commissione europea. Ed ha chiosato: «Anzi», l'Italia è «andata al di là delle raccomandazioni del Consiglio», pertanto le misure prese serviranno a mettere «l'elevato debito su un cammino discendente». Per il portavoce del commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, si è trattato di un giudizio «molto severo». L'Italia centrerà gli obiettivi di pareggio grazie alla manovra, ma ora «deve guardare al futuro, intervenire sulle debolezze strutturali e rilanciare il potenziale di crescita».
Mentre le opposizioni attaccano, dalla maggioranza una difesa a spada tratta del governo. Per il leghista Marco Reguzzoni «il giudizio ce l'aspettavamo, ma ora servono le riforme». Secondo Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, il documento è «più politico che economico». Roberto Calderoli: discutibile che lo Stato sia giudicato da un privato, come S&P. Per il ministro Anna Maria Bernini, «le agenzie di rating non sono l'oracolo di Delfi, «o sarebbe meglio dire, come la voce di Cassandra». Auspica un'agenzia europea di rating «per ovviare alle patologie». Anche l'ex frondista Antonio Martino stavolta vede positivo: la decisione di S&P non preoccupa, dice, «l'Italia ha un bilancio solidissimo, le aste dei titoli di Stato non sono mai andate deserte».