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Pescara, 14/04/2026
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Data: 21/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Italia declassata, governo nella bufera. Berlusconi: «Colpa dei giornali» e attacca Standard & Poor's. Fini: nuovo esecutivo

ROMA. Declassati per colpa di Tv e giornali. E' questa la risposta del governo alla decisione di Standard & Poor's di tagliare il rating sul debito italiano da A+ ad A. L'agenzia internazionale spiega che la «situazione politica» e la «fragilità» della coalizione di governo «limita la capacità di risposta dello Stato» nell'affrontare la crisi, così come la «debolezza della crescita economica».
Ma palazzo Chigi non ci sta e, con una nota ufficiale, parla di valutazioni «dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà» e «viziate da considerazioni politiche». Ce n'è quanto basta per dare il via ad un durissimo botta e risposta. Passa qualche minuto e Standard & Poor's diffonde una telegrafica nota per far sapere che i rating sovrani sono «valutazioni apolitiche» e che senza un'accelerazione della crescita l'Italia «rischia un nuovo taglio dei rating nei prossimi 12-18 mesi». Traduzione: i mercati non hanno creduto a una manovra economica scritta e riscritta troppe volte e chiedono misure strutturali.
Lo scontro con l'agenzia che fissa il grado di affidabilità dei singoli paesi non sembra preoccupare gli esponenti della maggioranza, ma allarma Giorgio Napolitano che, in serata, chiede un impegno comune per far fronte a scelte condivise e detta al governo la ricetta per uscire dalla crisi. «Occorre un pacchetto, un insieme di misure. Sento parlare di un piano pluriennale, di una piattaforma meditata che nasca da consultazioni ampie per rilanciare la crescita anche perché se il Pil decresce», avverte il capo dello Stato, «l'impresa diventa ardua se non impossibile».
Il richiamo di Napolitano arriva al termine di una giornata che vede gli esponenti della maggioranza arroccarsi sulla linea di palazzo Chigi. Oltre al ruolo dei giornali, Fabrizio Cicchitto mette nel conto la solita «magistratura politicizzata» mentre il leghista Marco Reguzzoni assicura che il declassamento era scontato: «Ce lo aspettavamo». Parole che fanno infuriare le opposizioni ma anche e soprattutto gli industriali. Emma Marcegaglia questa volta perde la pazienza ed alza la voce. «O si fanno subito riforme serie e impopolari, oppure questo governo deve andare a casa. Non ho paura a dirlo» intima la presidente di Confindustria, per la quale il paese sta perdendo credibilità e gli imprenditori non possono rimanere immobili: «Siamo stufi di essere considerati lo zimbello internazionale e quando andiamo all'estero a vendere le nostre merci vederci considerati con il sorriso sulla bocca».
E' in questo scenario che le oposizioni, senza distinzioni, chiedono al Cavaliere di fare un passo indietro. Al coro si unisce, all'interno del Pdl, anche Pisanu: «Il governo non regge più». Da Bersani a Casini, passando per Rutelli, tutti chiedono alle «persone responsabili che sono nella maggioranza» di convincere il premier a fare le valigie. «La crisi del paese è sempre più drammatica e se c'è qualche persona di buona volontà batta un colpo perché andare avanti così significa pugnalare il paese» avverte Bersani, che rinnova la disponibilità ad entrare in un governo di transizione. Casini spiega che i «colpevoli» non sono da cercare nelle agenzie di rating, fa sapere al Cavaliere che l'Udc non intende entrare nell'esecutivo («Non sareno la crocerossina di questo governo») e lo invita a fare un passo indietro mentre l'Idv accusa il Cavaliere di «tenere in ostaggio il paese». Sul declassamento interviene anche Fini, che sottolinea la «fragilità» della maggioranza e accusa il governo di chiudere gli occhi davanti alla relatà: «La cosa più grave è che nella maggioranza non ci sia la consapevolezza che il governo non è la soluzione del problema, ma è parte del problema».

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