Domani Montecitorio vota su Milanese Carroccio diviso
ROMA. «Agitare ancora le bandiere della secessione significa porsi fuori dalla storia e dalla realtà». Napolitano replica così a Umberto Bossi secondo il quale «l'unica alternativa all'Italia» è la Padania.
Il presidente della Repubblica parla a margine di una mostra all'archivio di Stato sui 150 dell'Unità d'Italia, a poche ore dal declassamento subito dal Paese e mentre il governo viene battuto per cinque volte di seguito in Parlamento consentendo all'opposizione di far passare tutti i suoi emendamenti anche grazie al voto della Lega.
A Montecitorio si discute un provvedimento sullo sviluppo degli spazi verdi urbani. Un emendamento dei radicali eletti nel Pd passa malgrado il parere contrario del governo. Poi ne passano altri tre. Il relatore di maggioranza, il leghista Angelo Alessandri, chiede di sospendere la seduta per venti minuti. Alla ripresa la musica non cambia e il governo si rimette al parere dell'aula.«Visto che il relatore del testo è leghista vuol dire che nellaLega ci sono problemi», commenta il Pd Giachetti.
Per fronteggiare una così grave situazione economica è invece necessario un impegno comune, insiste Napolitano invitando a ritovare quel «cemento nazionale unitario» capace di mobilitare le energie di cui dispone il Paese. Il capo dello Stato spinge all'iniziativa anche perché molto preoccupato della piega che stanno prendendo le cose. Anche per questo ieri avrebbe sondato i capigruppo del Pdl, Cicchitto e Gasparri, sulla capacità della maggioranza di portare avanti i provvedimenti che servirebbero al Paese. Ottenendo l'ennesima assicurazione.
Nella maggioranza però sono sempre più evidenti i segni di sfarinamento. Soprattutto per i crescenti malumori all'interno della Lega. Al momento non c'è la volontà di staccare la spina, confermano anche nell'entourage di Maroni. Tuttavia l'incidente parlamentare, come si è visto ieri, è ormai ogni giorno dietro l'angolo. Giovedì la Camera dovrà esprimersi sull'arresto di Marco Milanese, l'ex braccio destro di Giulio Tremonti. La Lega deciderà tra oggi e domani come votare. E' probabile che, come nel caso di Alfonso Papa, lasci libertà di coscienza. Ma il voto sarà segreto e tra i fedelissimi di Bossi c'è il timore che i maroniani votino con l'opposizione. Il voto a favore della richiesta dei pm non avrebbe un effetto immediato sulla tenuta del governo, assicura Marco Reguzzoni. Ma certo segnerebbe un altro punto in favore di Maroni tra la base del Carroccio e soprattutto un nuovo segnale di debolezza della maggioranza.
Anche per questo Silvio Berlusconi ha deciso di convocare un vertice di maggioranza per giovedì. Per marcare stretto la Lega anche in vista del nuovo voto a rischio, quello di sfiducia del 27 sul ministro Saverio Romano indagato per mafia. Il premier vuole dimostrare che qualsiasi sarà l'esito del voto non avrà ripercussioni sulla tenuta dell'esecutivo. E oltretutto il Pdl prova ad accelerare sul disegno di legge sul processo lungo che avrebbe facoltà di azzerare ancora una volta i guai giudiziari del premier, a cominciare dal processo Mills. Ma nel Carroccio si storce il naso rispetto all'ennesima legge ad hoc per il premier.