Cominciano a farsi sentire anche in Veneto gli effetti dei tagli imposti dalla Finanziaria sui fondi destinati al trasporto pubblico locale. E in diverse città capoluogo scattano i primi aumenti su biglietti e abbonamenti di autobus e corriere. Già in aprile, con la delibera di Giunta 512/11, la Regione aveva imposto un taglio del 10,2% su base annua ai trasferimenti, chiedendo contestualmente ai Comuni di avviare azioni di riorganizzazione ed efficientamento dei servizi ricorrendo anche, se necessario, ad aumenti delle tariffe. Ora, con la riapertura delle scuole, ecco arrivare la brutta sorpresa. A Venezia, che con i suoi 9 milioni in meno è la provincia su cui più duramente si è abbattuta la scure, una corsa semplice è già passata da 1,20 a 1,30 euro. Rimangono però invariati gli abbonamenti per gli studenti, mentre sono previste agevolazioni per cassintegrati e lavoratori in mobilità. «A Venezia - spiega l'assessore alla Mobilità e Trasporti del Comune di Venezia, Ugo Bergamo, ai minori trasferimenti vanno aggiunti i costi dovuti agli incrementi del carburante e dei canoni che ammontano a 3,5 milioni. Il tutto si trasforma in una cifra che si avvicina ai 13 milioni: questo ci ha portato, oltrechè alla decisione di ritoccare le tariffe, a dover agire sulle linee, con gravi ripercussioni per quelle più periferiche». Anche Verona soffre, con 4 milioni in meno sui 28 complessivi di fondi regionali. Nel capoluogo scaligero Comune e Provincia hanno deciso, però, di fare la voce grossa impugnando di fronte al Tar la delibera regionale che impone gli aumenti. Lo stesso Comune ha dovuto poi sborsare 400mila euro aggiuntivi per evitare l'aumento del costo dei biglietti urbani, ritoccando solo il titolo acquistato direttamente sugli autobus (che passa da 1,20 a 1,50 euro). Lo stesso non è accaduto per la Provincia che, non potendo fare fronte alla spesa, ha dovuto ritoccare al rialzo i biglietti extraurbani del 18-20% e gli abbonamenti di 2 euro in più al mese. Padova lascia invariati i costi dei biglietti urbani (1,20 euro) almeno fino al 31 dicembre (se la Regione non interverrà con un finanziamento aggiuntivo il rincaro è quasi scontato), ma gli abbonamenti costano ora circa l'8% in più. «Gli abbonamenti in generale sono stati ritoccati, è vero, ma siamo riusciti a salvaguardare i nuclei familiari, applicando sconti per chi ha più figli e diminuendo il prezzo del biglietto famiglia da 4 a 3 euro», sottolinea il vicesindaco di Padova Ivo Rossi. A Vicenza (che ha ottenuto 900mila euro in meno dalla Regione) rimangono invariati i biglietti di corsa semplice urbana ed extraurbana e gli abbonamenti per studenti, mentre gli altri titoli per lavoratori vengono adeguati del 3% al costo dell'inflazione. Treviso perde 1 milione rispetto allo scorso anno ma non decide ulteriori aumenti dopo quelli già del 1° gennaio di quest'anno (nella Marca gli abbonamenti erano già aumentati di circa il 15%). «L'aumento tariffario da inizio anno ha provocato una leggera contrazione nel numero degli utenti, quindi il ritorno non sarà pari a quello previsto - dice Stefano Pimpolari, assessore alla Mobilità e Trasporti -. Questo però ha portato ad un incremento nell'uso del bike sharing». L'efficientamento del servizio è coinciso un po' ovunque con la soppressione di linee periferiche e con l'allungamento dei passaggi nelle ore di "morbida", cioè nelle ore di traffico meno intenso. In alcuni casi anche con interventi di flessibilità sugli orari del personale o sullo smaltimento delle ferie arretrate. A Belluno, dove mancano all'appello 160mila euro e si sono già tagliati 120mila chilometri di corse, le tariffe sono aumentate per le corse extraurbane ma non per quelle cittadine. Lo stesso a Rovigo, dove il costo del biglietto resta fermo a 1 euro.