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Pescara, 14/04/2026
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Data: 22/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Contratti e rappresentanza scattano le nuove regole. Tutti soddisfatti, tranne la Fiom: sventato l'attacco all'articolo 18

Confindustria e sindacati ratificano l'accordo di giugno

ROMA A distanza di quasi tre mesi è arrivata la firma sull'accordo interconfederale per la riforma dei contratti e della rappresentanza. Hanno sottoscritto il protocollo d'intesa, siglato lo scorso 28 giugno, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confindustria. Tutti contenti, tutti soddisfatti, archiviate le polemiche sull'articolo 8 della manovra-bis che contemplava la cosiddetta libertà di licenziamenti. E' stata sufficiente una firma per placare gli animi di sindacalisti e imprenditori. Che sia stata una tempesta in un bicchier d'acqua? Fatto è che le organizzazioni dei lavoratori e quella degli industriali, praticamente archiviato l'articolo 8 (e di conseguenza qualsiasi possibile attacco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) hanno dedotto che non ci fosse più alcun motivo di scontro. Anche se la Fiom, la sigla dei metalmeccanici della Cgil, la pensa assai diversamente.
La firma di ieri prevede, nella sostanza, la definizione delle regole per fissare la rappresentanza (il peso) dei diversi sindacati in ambito aziendale. Questi, in piena autonomia, potranno discutere e individuare intese con le aziende di riferimento. Perché queste intese possano poi diventare operative basterà l'approvazione della maggioranza dei componenti delle rappresentanze sindacali unitarie (Rsu). Questi sono i pilastri che sostengono l'accordo in 8 punti (numero fatale, evidentemente) del pacchetto dello scorso giugno.
A congelare la firma era stato, evidentemente, l'arrivo con la manovra-bis dell'articolo 8 che prevedeva anche «deroghe» in materia di licenziamenti, con la possibilità chiara di un superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che vieta i licenziamenti senza giusta causa. Una norma voluta fortemente dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, osteggiata dalla Cgil, non appoggiata da Cisl, Uil e Ugl. Risultato finale l'8 è stato congelato. E' tornata la pace. Sobrio il commento di Confindustria: «Con questa intesa si conferma la comune volontà di dare applicazione all'accordo di giugno e l'impegno a far si che le rispettive strutture, a tutti i livelli, rispettino quanto concordato e che le materie delle relazioni industriali e della contrattazione sono affidate all'autonoma determinazione delle parti».
«Abbiamo messo fine a tutte le polemiche - spiega il leader della Cisl, Raffaele Bonanni - e da oggi le parti sociali potranno discutere e siglare accordi e, qualora ci fossero dissidi, far decidere alla maggioranza. Saranno sempre le parti sociali, in piena autonomia, a gestire tutti i punti che lo stesso articolo 8 demanda alla volontà di sindacati e imprese. Per quanto riguarda le tutele previste dall'articolo 18, queste resteranno pienamente valide, visto che la Cisl e tutte le altre organizzazioni sindacali, non tratteranno questo punto per loro libera volontà». «Fugata ogni preoccupazione», garantisce il numero uno della Uil, Luigi Angeletti. Soddisfatta anche Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: «Abbiamo ribadito che la contrattazione è materia delle parti. Se qualcuno pensa di utilizzare l'articolo 8 fa un'operazione che guarda all'esistenza di sindacati di comodo, di contratti pirata, a modalità lesive rispetto a quelle decise dalle parti». Il ministro Sacconi si fa testimone dell'apprezzamento del governo per un'intesa che dà certezza ai contratti. Secondo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani «è l'unico segnale positivo di fiducia in questi mesi e un modo nuovo per affrontare la crisi e avviare una nuova fase di concertazione e ricostruzione del Paese».
Ma, attenzione, la Fiom offre una lettura assai diversa. L'ex numero uno delle tute blu della Cgil, Gianni Rinaldini, evidenzia due «errori» Il primo che la Cgil abbia firmato il protocollo senza aver consultato i lavoratori e questa è una «gravissima lesione alla democrazia interna». Il secondo: «Aver messo in tutela i lavoratori dai guasti dell'articolo 8 con questa intesa è pura illusione perché la legge va oltre qualsiasi accordo e non fa che rafforzare l'articolo 8, secondo il quale si può derogare da una legge con un accordo sindacale. L'accordo sindacale deroga la deroga in una spirale infinita». Come dire, inutile aver sventato l'attacco allo Statuto dei lavoratori se poi i sindacati, a maggioranza, possono decidere sulle ristrutturazioni aziendali, licenziamenti compresi.

I CONTRATTI
I contratti nazionali continueranno a garantire certezze dei trattamenti economici e normativi mentre quelli aziendali diventano «efficaci» per tutti i lavoratori se approvati a maggioranza dalle Rsu. Essi prevedono deroghe ai contratti nazionali. Dove ci sono le Rsa (rappresentanze sindacali aziendali), le intese vanno approvate con un referendum.

LA RAPPRESENTANZA
La riforma della rappresentanza si basa su un mix tra deleghe (certificate dall'Inps e trasmesse al Cnel) e i voti nelle elezioni delle Rsu, da rinnovare ogni 3 anni. Per negoziare ogni sigla deve superare il 5% del totale dei lavoratori. Dove ci sono le Rsa, non elette ma nominate, per convalidare il referendum serve la partecipazione di oltre il 50% degli aventi diritti al voto.

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