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Data: 22/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Irisbus, "congelata" la chiusura. Incidenti a Roma durante la trattativa al ministero

ROMA. «State conducendo l'Irisbus al capolinea», si legge su un cartello portato a Roma dai lavoratori dello stabilimento avellinese per protestare contro la chiusura decisa da Fiat. In una giornata lunga e difficile, l'unico produttore di autobus in Italia guadagna altri due mesi per cercare una soluzione alternativa alla dismissione. Il clima ieri sotto il ministero dello Sviluppo economico è teso fin dalla mattina, quando si arriva allo scontro tra la polizia e alcuni manifestanti, che sfondano il cordone per portare le contestazioni fin sotto la Camera dei deputati. «La produzione di autobus in Valle Ufita si interromperà inderogabilmente il 31 dicembre», due mesi dopo il previsto, annuncia l'amministratore delegato della Iveco, Alfredo Altavilla. Così si continua a trattare, e torna in campo l'offerta di acquisto della Dr Motors. Produrrebbe in Campania pullman Domino Gran Turismo e assorbirebbe 250-300 dipendenti dei 680 attualmente al lavoro. Altri 300 sarebbero impiegati dalla Fiat in altri impianti, mentre 50-80 sarebbero «accompagnati» alla mobilità. Una novità dell'ultima ora è la disponibilità di Fiat a valutare anche eventuali offerte alternative. Questa proposta (rinvio della chiusura e l'apertura alla trattativa con Di Risio o altri possibili acquirenti) sarà presentata all'assemblea dei lavoratori lunedì. Decideranno loro se accoglierla o meno. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani annuncia che il finanziamento del piano per il trasporto pubblico è «allo studio del governo». Ma il responsabile Auto della Fiom-Cgil, Enzo Masini, chiede un incontro: «Fiat deve continuare a produrre autobus nel Paese, non capisco perchè dovremmo trattare con soggetti terzi». La strada è «in salita» anche per la Cisl. Mentre la Uilm «stigmatizza» l'atteggiamento del governo.

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