ROMA - Ingorgo di proteste ieri davanti a Montecitorio, con il ministro Ignazio La Russa che è andato a parlare con i poliziotti di diverse sigle sindacale in piazza contro la manovra, prendendosi fischi e insulti. Qualcuno gli ha gridato «buffone» e «vergogna», lui ha minimizzato: «Non mi hanno contestato i poliziotti, ma quelli di sinistra». Ma la giornata nell'area del Parlamento è stata molto complicata: i lavoratori di Irisbus, che manifestavano in via Molise, volevano arrivare a Montecitorio, e quando la polizia ha schierato un cordone di protezione per impedirlo la tensione si è alzata. Tre agenti sono rimasti contusi, ma la questura nega che ci siano state cariche. Fra l'altro, per lo stabilimento dell'Irisbus nel pomeriggio si è aperto uno spiraglio: la Fiat ha dato la disponibilità a rinviare la chiusura dello stabilimento in provincia di Avellino al 31 dicembre, mentre proseguono le trattative con l'imprenditore Di Risio (ma non solo). Su Facebook almeno quattrocento persone si erano date a loro volta appuntamento per contestare «i privilegi della casta politica». La questura ha fatto sapere che la manifestazione non era autorizzata ed è partita l'identificazione di chi ha partecipato alla protesta sia utilizzando i filmati della Digos, sia seguendo le tracce su Facebook. Saranno tutti denunciati per manifestazione non autorizzata.
E se ieri c'è stata tensione, oggi si annuncia una giornata altrettanto calda: ancora una volta il tamtam viaggia sui social network, ma si prepara una contestazione molto poco virtuale che richiama a scene degli anni di Mani pulite. Questa mattina la Camera vota sulla richiesta di arresto di Marco Milanese, il Popolo viola chiede di aderire a una manifestazione di protesta. «Saremo davanti a Montecitorio dalle 12 in poi e porteremo i nostri 5 centesimi - si legge su Facebook e su Twitter - monete che utilizzeremo per comprare delle arance a Marco Milanese, nel caso il Parlamento decida che è un cittadino come tutti noi e che quindi si debba procedere nei suoi confronti. Nel caso invece che la maggioranza dei deputati decida di difendere la casta fino in fondo, utilizzeremo le monete raccolte per comprare una copia della Costituzione italiana».
Ma tornando all'ingorgo di proteste di ieri davanti a Montecitorio e alla rumorosa contestazione di La Russa. «Vai a lavorare», gli urlano quando tenta di avvicinarsi ai leader dei sindacati di polizia (Siap, Silp-Cgil, Coisp e Anfp), «a Roma abbiamo le volanti ferme», gli dicono. I cori diventano sempre più forti («buffone, buffone», «parassita, parassita»). La Russa non si scompone e spiega: «Quando c'è la polizia, quando vedo che ci sono motivi di sofferenza e in questo caso ci sono, io vengo sempre a parlarvi. L'importante è che sappiate che da parte mia non c'è e non ci sarà indifferenza. Potevo fare come fanno tutti e tirare dritto, invece sono andato dai manifestanti ad ascoltare le loro buone ragioni. Non mi hanno contestato i poliziotti, lì vicino c'era una protesta partita da Facebook di giovani di sinistra». Davvero dai poliziotti che manifestavano solo pacche sulle spalle per il ministro? «Certo qualche poliziotto si sarà unito ai fischi», concede La Russa».
Dai fischi per La Russa alla tensione fra polizia e lavoratori di Irisbus, che manifestavano contro la chiusura dello stabilimento in provincia di Avellino. Da via Molise i manifestanti, attorno a mezzogiorno, volevano spostarsi a Montecitorio. Per la questura si è creato un problema: l'area era già in overbooking di manifestazioni, per cui prima di autorizzare lo spostamento sono stati contattati i responsabili delle altre proteste (autorizzate) per chiedere loro se erano d'accordo. Nel frattempo sono trascorse un paio di ore, alcuni fra i lavoratori di Irisbus hanno tentato di passare, il cordone organizzato dalle forze dell'ordine li ha respinti. Alla fine, però, anche ai manifestanti è stato concesso di arrivare a Montecitorio. In una piazza sempre più affollata.