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Data: 22/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La Lega dirà no all'arresto di Milanese. Oggi in Aula il voto segreto, il deputato si autosospende dal Pdl. In piazza il Popolo viola

ROMA. «Io voterò per non far cadere il governo. La nostra base capirà». Così il leader della Lega, Umberto Bossi, alla vigilia del voto dell'Aula sull'arresto del deputato Pdl Marco Milanese. La decisione del Carroccio annunciata ieri sera dovrebbe «salvare» l'ex braccio destro del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, indagato dalla procura di Napoli nell'inchiesta P4. I numeri sulla carta ci sono. Tuttavia la tensione per la conta in Aula resta alta.
Marco Milanese, intanto, si è sospeso. «Già da diversi giorni ho provveduto a comunicare formalmente ai vertici del Popolo della Libertà la mia decisione di autosospendermi dal gruppo parlamentare e dal partito in attesa di potervi rientrare a pieno titolo appena sarà acclarata la mia estraneità ai fatti che mi sono addebitati», ha scritto in una nota. «Voglio che la vicenda giudiziaria di cui sono protagonista non venga in alcun modo strumentalizzata e utilizzata a fini di battaglia politica», ha aggiunto il deputato accusato dai pm campani di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio.
Sul caso è arrivato ieri anche un commento strappato a Tremonti. «Penso che l'accusa e la difesa, i fatti, il diritto, e infine il giudizio possano e debbano essere separati dalla politica. E io ho sempre avuto fiducia nel regolare corso della giustizia» ha detto il ministro.
A Montecitorio, però, il clima politico resta tutt'altro che sereno. E Milanese, ieri, è apparso a tutti «angosciato» per il verdetto. «Non si fida e teme di fare la fine di Papa», riferisce chi ci ha parlato. Il coordinatore del Pdl Fabrizio Cicchitto si è detto certo che stamattina in Aula «non ci saranno franchi tiratori». E che dunque l'arresto di Milanese, già respinto in giunta per fumus persecutionis, non passerà. Sull'esito della votazione segreta resta però l'incognita Lega che in giunta ha votato contro l'arresto, ritenendolo «una forzatura», ma che deve fare i conti con la base e con le divisioni tra Bossi e Maroni. Lo stato maggiore del Carroccio, dopo l'incontro tra il senatur e Berlusconi, si è riunito ieri sera per stabilire la linea. «Mi atterrò alla decisione del gruppo. La Lega ha sempre una sola posizione e anche stavolta sarà così», ha detto il ministro dell'Interno prima dell'incontro. «Diremo no all'arresto senza se e senza ma», gli ha fatto eco, a riunione finita, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni. Favorevoli all'arresto sono invece Pd e Idv - che terranno in Aula due relazioni di minoranza - Fli e Udc che però lascerà ai suoi libertà di coscienza.
La giornata di ieri ha visto anche un acceso dibattito sulle modalità del voto. Stabilito che sarà segreto, il Pdl ha polemizzato con il presidente della Camera Gianfranco Fini, chiedendo che al voto elettronico fosse sostituito quello con le palline perché capace di garantire maggiore segretezza. Fini ha rifiutato spiegando che la votazione a palline può essere fatta, da regolamento, solo se è guasto il sistema elettronico.
Il Pd, a differenza di quanto avvenne durante il voto su Papa, promette che la segretezza del voto sarà rispettata. Il leader Idv Di Pietro, invece, «visti i precedenti» nutre dubbi di altra natura. «Il voto segreto libera le coscienze, ma compra i corpi», ha detto aggiungendo che «oggi il Parlamento si gioca l'ultimo scampolo di credibilità». Nel frattempo si è fatto rovente anche il clima che si respirerà stamattina in piazza Montecitorio, dove si sono dati appuntamento, monetine alla mano, gli attivisti del Popolo viola. Il rendez-vous lanciato su Twitter e Facebook è per le 12, ognuno con 5 centesimi da utilizzare «per comprare le arance a Milanese» o una copia della Costituzione da regalare ai deputati «se decidessero di difendere fino in fondo la Casta».

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