Confindustria, un documento per il rilancio
PESCARA - Trattati al tavolo del Governo come se nulla fosse accaduto: il terremoto del 2009, la forte stagnazione dell'economia da anni «strutturale», come ha spiegato il presidente di Confindustria Mauro Angelucci, e non solo congiunturale, che sul piano occupazionale e produttivo vede l'Abruzzo in coda alle regioni d'Italia in termini di caduta del Pil. Il Pd la vede così, dopo l'incontro di Palazzo Chigi sul Patto per lo sviluppo: «Ci danno solo quello che ci spetta -dice il capogruppo Camillo D'Alessandro- anzi neanche quello, perché lo sblocco dei Fas era atteso dal 2007». Per il Pd il Governo non ha insomma riconosciuto «l'eccezionalità del caso Abruzzo» e l'esultanza del governatore Gianni Chiodi dopo il vertice nella Capitale viene smorzata così: «Azzardato e dannoso definire storico questo incontro, sarà approvato il documento dei Fas ma non sappiamo quali sono le risorse disponibili e non si conoscono ancora i tempi dell'erogazione dei fondi, perché nessuno ci ha mostrato quel documento».
Anche il presidente regionale di Confindustria, Mauro Angelucci, si era presentato all'incontro con il Governo mettendo sul tavolo un dossier inedito che ribaltava in qualche modo persino le priorità contenute nel Patto per lo sviluppo siglato con la Regione, i sindacati e le altre forze sociali: primo, l'attribuzione della Zona franca per la città dell'Aquila, che avrebbe visto Berlusconi in persona battersi con il presidente della commissione Ue, Barroso, per la defiscalizzazione delle imprese che investono nella zona del terremoto. Secondo, l'inserimento dell'Abruzzo, o almeno di una parte di esso, nella nuova categoria intermedia territoriale prevista dalla Ue per la programmazione dei Fondi strutturali relativi alle annualità 2014-2020. Terzo, il recupero da parte della regione di quella funzione, connaturata nella stessa posizione geografica, nell'ambito dei progetti strategici nazionali. Soltanto in coda al documento di Confindustria si fa riferimento ai Fas, al Master plan e alle altre opportunità di finanziamento destinate al rilancio delle infrastrutture e dello sviluppo produttivo.
D'Alessandro insiste: «Se l'Abruzzo si arrende a ciò che è accaduto a Roma ha perso la partita. Questa vertenza con il Governo è nata per l'eccezionalità della nostra condizione, ma questo non è stato riconosciuto». Quindi la rivendicazione del ruolo che lo stesso Pd e le parti sociali avrebbero avuto nel confronto con Gianni Letta e con i ministri presenti all'incontro: «Chiodi ha provato tre volte a farsi approvare i Fas e non c'è mai riuscito. Noi abbiamo fatto la nostra parte con responsabilità, costringendo il Governo a muovere il primo passo». Il Pd torna anche sul capitolo infrastrutture, dopo l'impegno del ministro Matteoli di mettere a disposizione 206 milioni di euro, a fronte dei sei miliardi promessi nel 2009: «Allora dichiarammo che l'accordo firmato da Chiodi era un libro dei sogni, ma lui rispose che le nostre illazioni sarebbero state sconfessate dai fatti. Oggi i fatti ci danno ragione». Pochi davvero, per il partito di opposizione, quei 206 milioni per fare volare le infrastrutture abruzzesi: «Soltanto per la velocizzazione della Roma-Pescara servono due miliardi». E poi. Master plan: «Nessuna risposta». Piano del Sud: «Nessuna risposta». Chiude D'Alessandro: «Lo Stato ritiene di avere già dato di più con il terremoto. Quindi adesso l'Abruzzo è trattato come le altre regioni e L'Aquila non è più una priorità». Giuseppe Di Luca, consigliere regionale teramano del Pd: «Chiodi rinuncia a combattere. Per fortuna, al tavolo con il Governo c'era tutto l'Abruzzo».
Replica al Pd Riccardo Chiavaroli, portavoce del Pdl: «Non pensiamo certo che tutto va bene, ma non è corretto sostenere che la riunione di Roma non sia stata un successo. Quanto stabilito nel confronto con il Governo è un dato molto positivo che per l'Abruzzo si trasformerà in risorse certe e contribuirà a rinforzare il clima di fiducia per il futuro. E poi spazza via le polemiche sulla presunta mancanza di attenzione che il governo Chiodi riscuote a livello nazionale. Anzi credo sia innegabile che gran parte dei buoni risultati ottenuti siano dovuti all'azione caparbia di Chiodi e dei parlamentari del Pdl. Il Patto per l'Abruzzo è un metodo che si è rivelato vincente».