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Pescara, 14/04/2026
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Data: 23/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente: avevo ragione io. Distribuzione fondi, chiesto a Chiodi l'accesso agli atti. Lo stupore di Giovanardi: il bando è regolare di quale truffa parliamo?

L'AQUILA. «Da tempo, e ad arte, è stata fatta passare l'immagine di un sindaco litigioso, pronto a contestare "benefattori e buone proposte". Ora, fermo restando l'augurio agli indagati di poter dimostrare la loro estraneità ai fatti, credo che il mio "strillare" possa essere giudicato in modo diverso».
A parlare è il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente , che ricorda il no del Comune all'ingresso nella Fondazione e che aggiunge di aver chiesto alcuni giorni fa, entrando nello specifico dei fondi Giovanardi, l'accesso agli atti, «perché quell'inspiegabile distribuzione a pioggia dei fondi», dice, «non rende giustizia ai terremotati che chiedono strutture e servizi sociali».
Cialente racconta anche della sua convocazione in Procura, come persona informata sui fatti, avvenuta quasi un anno fa. E dell'attenzione dei magistrati nei confronti delle sue "pesanti" dichiarazioni pubbliche rivolte all'indirizzo di Giovanardi che, in più occasioni, aveva accusato il Comune di non aver presentato progetti da poter finanziare con i "suoi" 12 milioni. «La nostra idea era quella di utilizzare i soldi per fronteggiare l'emergenza sociale nei termini indicati dalla normativa» aggiunge Cialente. «Avevamo presentato, oltre ai progetti per i nuovi quartieri, due proposte importanti che riguardavano la ristrutturazione dell'Ex Ipab in centro storico, da trasformare in sede del welfare, e dell'ex Onpi. Sono andato a Roma per promuovere questi interventi, ma Giovanardi ha risposto che c'era il progetto di questa Fondazione nella quale, successivamente, ci è stato chiesto di entrare. Cosa che non abbiamo fatto anche perché il metodo del finanziamento a pioggia era del tutto inaccettabile. Si è voluto accotentare tutti e non fare nulla. E oggi, a distanza di 29 mesi dal terremoto, ciò che pesa è avere ancora tende per l'aggregazione nelle new town. Nulla è stato fatto per migliorare le condizioni di vita dei terremotati. Un'operazione, quella della Fondazione, discutibile. Ma non voglio entrare nel merito dell'inchiesta, di cui si sa poco. Posso solo dire di avere piena fiducia nella magistratura».
L'assessore comunale Stefania Pezzopane rincara la dose. «Sui fondi Giovanardi» dice «la nostra richiesta è sempre la stessa. Chiarezza! Lo chiediamo da tempi non sospetti. Il sindaco, subito dopo la pubblicazione della graduatoria dei fondi, ha firmato una richiesta di accesso agli atti. Abbiamo chiesto al commissario Chiodi di rendere noti i verbali della commissione, di far luce sui criteri in base ai quali sono stati assegnati i punteggi a ciascun Comune. Richieste su cui non è giunta risposta. La vicenda dei fondi Giovanardi "puzzava" sin dall'inizio. Il Comune dell'Aquila presentava progetti seri, ma nessuno andava mai bene. Oggi i cittadini delle new town, che si sono visti negare i progetti, capiscono come vanno le cose! Alla Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo il Comune non ha mai aderito. Dopo i primi contatti e incontri con i vertici della Fondazione, il Comune decise di non voler essere della partita. Non riuscivamo a comprendere perché ci dovesse essere un organismo che facesse da intermediario, da filtro, tra i Comuni del cratere e i fondi statali. La nostra mancata adesione allora aveva provocato qualche mal di pancia. Sono fioccate critiche da alcuni amministratori e dai vertici della Fondazione. Abbiamo poi appreso della costituzione di cooperative sociali formate ad hoc per gestire le strutture finanziate con i fondi Giovanardi. Alla luce delle ultime vicende e considerato che la Fondazione, attraverso i suoi vertici, in più occasioni ha palesato il suo collegamento con il dicastero di Giovanardi e che lo stesso Fabrizio Traversi come l'attuale presidente della Fondazione, Pierluigi Pollini, si sono rappresentati come collaboratori del sottosegretario, chiediamo a Chiodi un gesto di coraggio: blocchi la graduatoria dei fondi».

Lo stupore di Giovanardi: il bando è regolare di quale truffa parliamo?
Il viceministro teme che i fondi restino fermi per anni Lolli: non so, attendo l'esito delle indagini Fars: poca trasparenza

PESCARA. «Apprendo con grande sorpresa la notizia degli arresti e dell'inchiesta abruzzese, perché questi fondi, tre milioni e rotti, sono già stati stanziati con una convenzione firmata tra il nostro capo dipartimento e il sindaco Cialente per la ristrutturazione della casa ospizio all'Aquila». Così Carlo Giovanardi sull'indagine Attenti a quei due.
«Gli altri nove milioni», prosegue il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dal quale hanno preso nome i fondi, «sono ancora fermi perché, sulla base del bando che è stato fatto qualche mese fa, e che ha determinato un termine per la presentazione delle domande, la commissione mista, composta da funzionari dello Stato e della Regione, ha prodotto una graduatoria. È bene precisare che le domande ammesse sono solo quelle dei soggetti che potevano presentarle, Comuni ed enti preposti. Per questo motivo», prosegue il viceministro, «attendo con curiosità di sapere in cosa sarebbe consistita la truffa. Sono stato più volte all'Aquila per sollecitare la presentazione di questi progetti affinché questi fondi potessero essere finalmente spesi in favore della ricostruzione della zona terremotata. Visto però che questa fondazione è stata presieduta fino a un mese fa dal vescovo Molinari e dal suo vicario D'Ercole, che ho incontrato assieme al sindaco Cialente, non vedo come possa una realtà presieduta da queste persone entrarci con una eventuale truffa. Non ho idea di quello che i magistrati possano aver addebitato e di che cosa stiamo parlando. Certamente ho raccolto più volte la preoccupazione del vescovo, espressa anche pubblicamente, per il ritardo con il quale si arrivava finalmente a poter assegnare questi fondi, che per due terzi non sono stati ancora erogati».
Giovanardi teme che le risorse possano andare perse: «La mia preoccupazione, ma spero che questo non accadrà, è che rimangano ferme per anni. Il mio giudizio è questo: un conto è il piano penale sul quale non posso dire nulla, ma quello che mi dispiace molto è la conflittualità tra i Comuni che fa nascere una moltitudine di polemiche politiche sul perché sia stato finanziato quel progetto invece di un altro. Non mi sembra che all'Aquila ci sia una grande propensione a fare squadra».
«Su queste vicende non metto mai becco», afferma l'onorevole aquilano Giovanni Lolli, «aspetto che la magistratura faccia il suo lavoro e ci dia tutti gli elementi. Poi potremo valutare. Non conosco questa vicenda e non ho niente da dire. Vediamo le carte. Comunque non mi aspetto mai cose del genere e spero che ai tanti guai che ha L'Aquila non se ne debbano aggiungere degli altri causati da vicende di questo genere. Francamente», prosegue Lolli, «non ho elementi per esprimere un giudizio. Ripeto che aspetto che la magistratura svolga le sue indagini. L'unica cosa che spero è che quei fondi non si blocchino per via dell'inchiesta giudiziaria. Invece dobbiamo andare avanti perché abbiamo tante cose da fare all'Aquila, purtroppo».
«Pochi giorni fa», ricorda Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione comunista, «siamo stati oggetto di "scomunica" da parte dell'arcivescovo Molinari per aver sollevato critiche fondate in merito alla vicenda della Casa dello studente e in generale verso alcune scelte della Curia aquilana sulla ricostruzione. Evidentemente, la nostra battaglia per la legalità e la trasparenza ha fondati motivi se, come si apprende dalla stampa, ci troviamo di fronte a ulteriori inchieste e arresti. Le ipotesi di reato, in questo caso, lambiscono la Curia aquilana attraverso la Fondazione Abruzzo Solidarietà e Sviluppo onlus, con sede nei locali dell'arcidiocesi, e della quale monsignor Molinari è stato presidente fino ad agosto. L'azione della procura dell'Aquila svela ancora una volta retroscena inquietanti sulla ricostruzione. Chiediamo da tempo chiarezza e trasparenza».

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