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Pescara, 14/04/2026
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Data: 23/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il premier: così non reggiamo pronto a correre nel 2012

ROMA - «Così non reggiamo a lungo». Il pericolo scampato ieri per soli tre voti che non sono finiti dall'altra parte, permette a Silvio Berlusconi un sorriso a metà. Lo stretto legame con Bossi è risultato decisivo per evitare che Milanese facesse la fine di Papa, ma i numeri della maggioranza si sono ridotti e ieri il Cavaliere, analizzando il voto e i possibili travasi tra gli schieramenti, ha toccato con mano l'insofferenza che serpeggia nei gruppi parlamentari del Pdl e della Lega.
Ieri pomeriggio Berlusconi ha dato un po' di fiato a coloro che nel Pdl sollecitano una ripresa di iniziativa politica. E così a palazzo Grazioli, alla presenza di coordinatori, capigruppo e collaboratori vari, è andata in scena l'ennesima analisi di una situazione sempre più complicata e che si è conclusa con la solita litania di riforme da fare: intercettazioni, piano infrastrutture, piano per la crescita, riforma federale, fisco, riforma delle pensioni, dismissioni e, dulcis in fundo, legge elettorale. Anche se nessuno ha citato il ponte sullo Stretto, l'elenco delle buone intenzioni è rimasto egualmente lungo. Mentre le risorse si accorciano e Berlusconi sa che da domani dovrà nuovamente vedersela con il ministro Tremonti che da qualche giorno è alla caccia di 15 miliardi e che ieri, con la sua assenza in aula, ha sottolineato tutta la sua irritazione per come si va concludendo una vicenda, quella su Milanese, che a suo giudizio rischia di vederlo come possibile e unica vittima di un complotto teso a ridimensionarlo. Il nervosismo di Tremonti per il fuoco amico - acuito forse dal constatare che il suo ex braccio destro goda ora della protezione della Santanchè - non promette nulla di buono. Ancora meno la promessa fatta dal Cavaliere a ministri e deputati di istituire «una cabina di regia» per non permettere a Tremonti di ripetere ciò che ha fatto ieri mattina, quando ha lasciato prima di partire a Letta il compito di far approvare in consiglio dei ministri l'aggiornamento del Def contenuto in un libro stampato che i ministri hanno potuto sfogliare solo dopo la sua approvazione.
A rendere incerto il destino della legislatura non ci sono però solo il clima interno alla maggioranza e i numeri in aula che cominciano a scarseggiare, ma anche le preoccupazioni degli avvocati che curano il processo Mills, i quali temono che entro l'anno il Cavaliere verrà condannato per corruzione. Il voto anticipato nel 2012 è una prospettiva che Berlusconi comincia a contemplare e servirebbe al Cavaliere per recuperare con il voto quella legittimazione che inchieste e magistrati tentano, a suo giudizio, di minare. Non solo, le elezioni anticipate a primavera permetterebbero, come sostiene un ministro fedelissimo del Cavaliere, «di spazzare le aspirazioni di coloro che nel Pdl e nella Lega immaginano ticket che non andrebbero da nessuna parte». Eppure nella Lega, più che nel Pdl, si sta ragionando sul dopo-Bossi e se il Senatùr dovesse dare il via libera alle aspirazioni di Maroni, il Cavaliere avrebbe meno spazi per riproporre la sua leadership su tutto il centrodestra. Meglio accelerare, quindi, e puntare sul solito e inossidabile asse con il leader del Carroccio che però la prossima settimana, a differenza di quanto accade nel Pdl, dovrà fare i conti con una serie di importanti congressi locali.

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