La manovra finanziaria e i tagli della spesa della Regione hanno colpito durissimo in Campania. È salita a 130 milioni di euro, rispetto all'anno scorso, la riduzione sul trasporto pubblico locale. Nella distribuzione dei tagli il 23%, rispetto al 2010, è stato sottratto al trasporto su gomma e 15% nel settore dei treni. Un rapporto Asstra rivela che è in Campania il taglio più forte d'Italia.«Sono molto preoccupato per il futuro del trasporto pubblico in Campania. Si rischia di vanificare anni di lavoro e di investimenti». Ennio Cascetta, ex assessore regionale ai trasporti, lancia l'allarme evidenziando anche un «paradosso». Perchè «rischiano di subire la maggiore penalizzazione le Regioni come la Campania che in passato ha fatto una scelta decisa sul trasporto pubblico». Sviluppo fermo, servizi dimezzati, zero investimenti: questa la prospettiva? «La manovra finanziaria appena approvata in Parlamento di fatto azzera i trasferimenti alle Regioni per il Trasporto pubblico locale con ulteriori notevolissimi tagli al servizio che in assenza di interventi forti del bilancio regionale, rischia di perdere del tutto il suo ruolo economico e sociale.
Una prospettiva sciagurata. Detto questo, chi ha già tagliato i servizi nel 2011, come la Campania, si trova di fronte alla prospettiva di dover fare altri tagli. Insomma, tagliare sui taglio». Tagli per risanare: succede ai trasporti quello già accaduto per la sanità. «In realtà assistiamo ad un trattamento diverso riservato ai due settori. Il che è decisamente incomprensibile». In che senso? «Negli anni la sanità campana ha superato i tetti di spesa per miliardi e miliardi di euro e si e' sempre provveduto a ripianare il disavanzo anche facendo ricorso a risorse straordinarie. Nessuno ha mai pensato di far fallire Asl o ospedali. Invece sento ripetutamente parlare di ipotesi di fallimento per le aziende del gruppo EAV. Sarebbe un errore gravissimo, una ulteriore penalizzazione degli utenti, dei creditori, imprese e la cessione a privati di asset della regione a causa di un debito che la regione stessa non riesce ad onorare. È evidente che la politica del trasporto pubblico non è considerata prioritaria sia a livello statale che a livello regionale». La Regione ha spiegato che suo obiettivo è risanare e rendere più efficienti e servizi. «Obiettivo condivisibile. I governatori, e lo stesso presidente Caldoro, hanno contestato l'insostenibilità delle scelte del governo. In questi mesi si è detto di voler smantellare la inutile holding Eav e alcune partecipate per risparmiare. Ma in un anno e mezzo non si è fatto nulla in questa direzione. L'unico accorpamento è stato quello portato a termine dalla precedente amministrazione con la nascita di Eavbus. Per ora c'è stato solo il cambio di amministratori con persone senza alcuna esperienza nel settore». Tuttavia ci sono stati tagli pesanti su Circumvesuviana, Metrocampania e Sepsa. «Sono tagli non giustificabili con il cosiddetto disavanzo del gruppo EAV. I due aspetti sono del tutto indipendenti. I soldi per i servizi vengono trasferiti direttamente dal bilancio regionale alle aziende e non dipendono dai disavanzi pregressi: si fanno meno servizi semplicemente perchè in bilancio ci sono meno soldi per il trasporto pubblico». Ma c'è il pesante «buco» dell'Eav. «Il gruppo Eav ha crediti nei confronti della Regione e dello Stato per 430 milioni. Non si tratta di un non meglio specificato buco. Questa cifra ingloba anche 110 milioni per investimenti, finanziati dalla Regione e non ancora trasferiti. Nel 2009 la Regione ha sottoscritto con Eav una transazione che sanava la situazione debitoria con una legge regionale del 2010 per 100 milioni in 10 anni dal trasferimento di beni immobili al patrimonio delle aziende e da fondi
FAS. A questi impegni non e' stato dato seguito ne' dalla amministrazione regionale ne' dallo Stato che ha bloccato i trasferimenti FAS. Una scelta grave e immotivata»