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Data: 24/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Marcegaglia: un manifesto delle imprese per salvare l'Italia «Basta con le piccole cose, bisogna alzare l'età pensionabile»

ROMA - Basta con l'ordinaria manutenzione, «le piccole cose». L'Italia ha bisogno di interventi profondi, di «grandi riforme». Gli industriali non hanno più voglia di assistere impotenti al rischio crollo del Paese. E dopo appelli, moniti e allarmi, hanno deciso di mettere nero su bianco il capitolato dei punti basilari per la grande ristrutturazione che serve all'Italia. Un «manifesto» da condividere con le altre associazioni datoriali e di impresa e da presentare al più presto a governo e opposizioni. Lo ha annunciato ieri Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, in occasione dell'assemblea degli industriali toscani: «Tra pochi giorni presenteremo un documento con le riforme che noi vogliamo, un manifesto delle imprese per salvare l'Italia».
Con un'avvertenza al governo: se si ha voglia di discuterne seriamente bene, altrimenti il dialogo sarà interrotto. «Scinderemo le nostre responsabilità» avverte la Marcegaglia. Al prossimo incontro, mercoledì con il ministro Tremonti, la Confindustria ci sarà (anche se non sarà presente la Marcegaglia). Ma senza una svolta potrebbe non partecipare più ad altri tavoli tecnici. «È inutile perdere tempo» spiega la leader degli industriali. Come dire: per uscire dalla crisi economica più pesante e insidiosa che l'Italia abbia mai affrontato dal dopoguerra ad oggi, le imprese sono pronte a impegnarsi e a sacrificarsi, ma non pronte a essere complici della caduta nel baratro. Una posizione già condivisa negli ultimi giorni dai massimi vertici dell'associazione di viale dell'Astronomia, direttivo prima e giunta poi.
Il Manifesto è in fase di scrittura e deve essere rivisto con le altre associazioni - Rete Imprese, Abi e Alleanza delle cooperative - ma i punti base sono già abbastanza definiti e sono cinque: riforma delle pensioni, riforma del fisco, privatizzazioni, liberalizzazioni, infrastrutture. I primi due punti sono collegati. Con i risparmi derivanti dalla riforma delle pensioni, infatti, le imprese propongono di finanziare il taglio di Irpef per i lavoratori dipendenti e Irap per le imprese. «Non è più possibile andare in pensione a 58 anni come avviene oggi, anche per motivi di equità generazionale rispetto ai giovani che andranno in pensione a 70 anni con assegni pari alla metà di quelli attuali» spiega la Marcegaglia. Che ribadisce: «Siamo pronti anche a una piccola patrimoniale pur di avere meno tasse».
Un fatto è certo e la numero uno di viale dell'Astronomia lo dice con forza: «Non è più tollerabile una situazione di stallo, in cui si vivacchia». Concorda il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari: «L'Italia cresce poco e cresce male. Sono a rischio anche i timidi segnali di ripresa». Le ultime vicende, declassamento del debito dell'Italia, conseguente declassamento di sette banche italiane, spread alle stelle tra Btp e Bund, confermano che il tempo è scaduto. Altro che piano per la crescita in «dieci anni» proposto da Tremonti. Se ne stanno accorgendo anche le banche che hanno sempre più difficoltà a reperire liquidità. E quindi a prestare a loro volta soldi. Mussari conferma: «Se il rischio Paese continua ad esser prezzato come in questi giorni è difficile non credere che non abbia un riflesso sulle relazioni creditizie». Per alcune imprese è rischio paralisi, il credit crunch diventa un pericolo sempre più imminente.


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