Mi rattrista pensare a questa vicenda sapendo che il progetto Case è senza servizi sociali
L'AQUILA. Sconcerto, rammarico e indignazione. Questi i sentimenti che prevalgono a fronte dell'intera vicenda giudiziaria legata ai cosiddetti fondi Giovanardi. Sentimenti condivisi anche dall'assemblea cittadina che venerdì - a margine dell'ultimo incontro in piazza Duomo - si è soffermata al lungo sulla questione arrivando a prendere una posizione netta. «C'è tanto sconcerto da parte nostra», spiegano dall'assemblea in un documento congiunto, «per la constatazione che l'infiltrazione del malaffare, già amaramente constatata nel progetto Case e nei puntellamenti, invade ora anche la ricostruzione sociale. Indignazione perché le indagini coinvolgono istituzioni importanti e soggetti locali. Rammarico per non aver potuto impedire, come cittadini, che questo accadesse».
Agli arresti domiciliari ci sono Fabrizio Traversi, e Gianfranco Cavaliere, uomo di fiducia di Giovanardi che l'assemblea stigmatizza come «corresponsabile dei ritardi nell'erogazione dei fondi e delle infinite polemiche con il sindaco, Massimo Cialente». Tra i membri dell'assemblea c'è più rabbia che delusione. «Proprio in questi giorni abbiamo programmato», spiega Pina Lauria, «nel quartiere del progetto Case di Bazzano una serie di incontri sulla ricostruzione sociale della popolazione che ci vive e per incentivare l'aggregazione. Pensare che ci sono 19 aree senza servizi che aspettano da due anni e mezzo i fondi per il sociale, mi rattrista. Sappiamo che il Comune aveva presentato alcuni progetti da finanziare con i fondi Giovanardi e sappiamo anche che alcuni di questi progetto erano stati bocciati. Leggere invece, come accadde il 14 febbraio del 2010 con gli imprenditori che ridevano nel letto per l'affare terremoto, mi sembra veramente di aver toccato il fondo». Secondo la donna bisognerebbe al più presto anche fare luce «anche sul coinvolgimento della Curia nella presunta truffa, ancora da dimostrare è chiaro, ma dobbiamo avere un atteggiamento critico anche nei confronti dell'istituzione religiosa. Ci si occupi delle anime e non si pensi agli affari», aggiunge, «questi episodi colpiscono al cuore gli aquilani».
Di fatto, l'assemblea stigmatizza l'atteggiamento di chi «cercando di appropriarsi dei fondi destinati dal governo con un provvedimento urgente in favore di interventi nel sociale - per le popolazioni colpite dal sisma - si mette di fatto allo stesso livello di coloro che la mattina del 6 aprile 2009 già ridevano del nostro terremoto». Dentro al tendone di piazza Duomo viene anche rimarcato, non senza ironia, che «gli indagati e le persone coinvolte nelle indagini, fra cui alcuni sindaci che si sono distinti per la solerzia dimostrata nel conferire la cittadinanza onoraria a Guido Bertolaso».
L'amarezza sta nel fatto che il danno «è stato creato ai cittadini, ritardando il fattore principale dell'urgenza. L'intervento sul sociale, mirato a creare centri di aggregazione, sarebbe dovuto essere prioritario nella gestione dell'emergenza e imprescindibile nella successiva gestione, passata agli enti locali, per diminuire con immediatezza il disagio della popolazione. Sarebbe dovuta essere una misura di primo soccorso». Enza Blundo, del comitato «Cittadini per cittadini», si augura invece che la magistratura faccia presto il suo corso, dimostrando al più presto come sono andate le cose. «Le accuse vanno dimostrate», dice, «e ci auguriamo che ci siano prove certe con indagini veloci». Le valutazioni dell'assemblea si soffermano sul difficile quadro sociale che si presenta a due anni dal sisma. «Questo contesto danneggia i giovani», spiegano in assemblea, «costretti a soffocare nei centri commerciali e nei bar, gli anziani, relegati in alloggi dormitorio in cittadelle senz'anima, o costretti a giocare a carte nelle pensiline degli autobus, i cittadini, impossibilitati a riunirsi, al freddo per mesi, prima di riuscire a strappare al sindaco la possibilità di un precario tendone in piazza Duomo. Sono stati danneggiati tutti». In questo contesto si è inserita la «partita a due» tra il sindaco e il sottosegretario Giovanardi che non ha fatto altro che ritardare gli interventi sul sociale. Vengono tirate in ballo anche le responsabilità da parte dell'amministrazione comunale. L'assemblea cittadina rileva «che troppi fatti di malcostume stanno diventando normalità: gli aquilani stanno perdendo la loro capacità di indignazione, perdendo forse anche la speranza».