È arrivato alle 13,40 davanti alla sede del Comune a villa Gioia il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Protetto" dagli uomini della sicurezza ha evitato i giornalisti per chiudersi in camera di consiglio con il sindaco, Massimo Cialente. Quella di oggi è la quarta visita di Fini all'Aquila, dove è arrivato per partecipare alla manifestazione "Abruzzo 150. Ove Italia nacque" incominciato alle 15 alla Guardia di finanza a Coppito, e pervisitare il centro storico, in particolare il palazzetto dei Nobili, in piazza dei Gesuiti, che sarà restaurato con un milione di euro messo a disposizione della Camera dei deputati.
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Alle 13,50 è arrivato in piazza Duomo, ha preso un caffè al volo al bar Nurzia a e ha incominciato il suo giro nel centro storico della città martoriata dal sisma di 29 mesi fa. Nel breve tratto di strada che separa capo piazza dalla cattedrale di San Massimo, il primo monumento che ha visitato, il sindaco ha illustrato lo stato della messa in sicurezza degli edifici circostanti. Una volta usciti dalla cattedrale, dove il presidente della Camera è rimasto per circa un quarto d'ora, il gruppo si è diretto verso via Cavour. Qui il sindaco, casco intesta e sigaro acceso, ha spiegato a Fini: «Qui abbiamo fatto tutto quello che c'era da fare, ora mancano soltanto i progetti dei proprietari». Fini si è informato, in sosta davanti al bivio di via Cavour, dove una volta c'era la birreria The corner, se dentro gli edifici ci fosse qualcosa ancora da portare via. «Sì, ci sono dei palazzi che devono essere ancora svuotati», ha risposto Cialente. Da questo momento in poi il viaggio di Fini e del suo enturage con sindaco Cialente e prefetto Giovanna Maria Iurato dietro, è proseguito senza che i giornalisti potessero essere presenti.
Il presidente della Camera ho dunque visitato il palazzetto dei Nobili, il giro è proseguito a piazza Palazzo, fino alla piazza di San Pietro. Riemerso da uno dei tanti vicoletti puntellati, Fini ha detto che «L'Aquila è una città morta». «Mi piange il cuore nel vedere una città morta - ha aggiunto - solo ora capisco le richieste degli aquilani. L'entità del sisma è stata così forte da rendere tutti coscienti dei tempi lunghi della ricostruzione, delle difficoltà della città. Gli aquilani pretendono giustamente che la città torni esattamente com'era nei limiti del possibile e mi auguro che tutte le istituzioni lavori in piena sinergia proprio per raggiungere questo obiettivo».
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Fini è poi intervenuto sull'iter di approvazione della legge di iniziativa popolare: «La commissione di merito non ha ancora incominciato l'iter, io mi avvarrò di una norma regolamentare e mi occuperò di mettere all'ordine del giorno in aula e quindi di calendarizzare le proposte di legge che ci sono. Questo accadrà certamente nel mese di ottobre o novembre. Insomma entro la fine dell'anno l'iter dovrebbe partire».
Il presidente della Camera ha definito «sconcertante desolazione» la situazione che si è trovato davanti nel centro storico della città: deserto, retto per miracolo da impalcature di puntellamenti che danno l'impressione di essere lì a reggere un morto. «Mi auguro che quanto prima il palazzetto si possa inaugurare presto come piccolo segnale», ha aggiunto, promettendo che farà in modo di essere all'Aquila per quel giorno.
Sull'assenza nella città terremotata del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che non viene all'Aquila da circa un anno e mezzo, Fini ha tagliato corto: «Credo si debba fare tutto tranne che polemizzare. Gli aquilani hanno occhi per vedere e testa per intendere o giudicare gli impegni presi e mantenuti. Per la responsabilità istituzionale che ho, ripeto che è essenziale che tutte le istituzioni siano coscienti della necessità della massima sinergia e accordo per la rinascita dell'Aquila».
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Prima di partire alla volta di Coppito, alle 15 già passate, il presidente della Camera ha però tranquillizzato: «Francamente credo che la crisi politica non influenzerà la ricostruzione dell'Aquila». Le tasse? «Anche per questo aspetto penso che ognuno debba assumersi le sue responsabilità. Se il governo considera impossibile intervenire e tornare sui propri passi, certamente dovrà poi spiegare il perché».
Non è mancata una battuta sulle esternazioni del capo della Lega Nord che si appella alla secessione e sulla posizione netta del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha definito Bossi «fuori dalla storia»: «La secessione è fuori dal sentimento di tutti gli italiani - ha detto Fini - anche al Nord. Auspicarla significa essere fuori dalla storia e dalla realtà».