ROMA E' scontro aperto su Giulio Tremonti nel Pdl. Il super ministro dell'Economia sfida Berlusconi e conferma di non aver nessuna intenzione di dimettersi. E parte la caccia all'uomo. «Tremonti non è più una risorsa ma un problema: è meglio che si dimetta è il modo più sobrio per uscire di scena», gli intima il quotidiano della famiglia Berlusconi, "Il Giornale". E "Libero" rincara: la manovra di Berlusconi, ecco il piano anti Tremonti. Sono solo le prime avvisaglie del «metodo Boffo» che la stampa filo berlusconiana potrebbe applicare al ministro, magari pubblicando una serie di dossier che riprendano quelle che Marco Milanese, ex braccio destro di Tremonti, liquida come «certe dicerie» a proposito di un suo legame affettivo con il ministro. «Se fosse vero non avrei timore a dirlo», ripete allusivo Milanese. Del resto era stato proprio Tremonti a raccontare diversi mesi fa ai magistrati napoletani che indagavano sulla P4 di temere «il trattamento Boffo». L'ordine di scuderia è spostare il baricentro decisionale sull'economia a palazzo Chigi, imponendo a Tremonti una «cabina di regia». «Abbiamo messo per tre anni il futuro del paese nelle mani di Tremonti, ora scopriamo di essere stati traditi: basta accentrare tutto è ora di spostare il luogo del confronto a palazzo Chigi», intima Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa. «Da qui a fine legislatura il lavoro sarà coordinato dal premier», aggiunge Fabrizio Cicchitto.
Chiedono maggiore collegialità anche Gianni Alemanno e Roberto Formigoni. Solo Domenico Scilipoti esce allo scoperto, minacciando persino una mozione di sfiducia. «Lasci o si ravveda», gli intima il deputato responsabile. Nel secondo caso Scilipoti lo invita a pensare non solo al futuro ma anche al presente perché «all'interno del Parlamento ci potrebbero essere parlamentari della maggioranza disposti a sfiduciare il ministro e non il governo Berlusconi».
Ma non è solo il caso Tremonti a creare tensioni nella maggioranza. Anche nel Pdl si parla ormai di elezioni anticipate e di primarie. «Con il via libera al referendum si andrà al voto nel 2012, quindi il Pdl deve fare le primarie per la scelta del candidato premier al massimo a gennaio», avverte Roberto Formigoni. «Mi fa piacere che Alfano ha confermato la necessità di fare primarie a tutti i livelli e poichè La Russa ha confermato che Berlusconi non si candiderà, bisogna attrezzarsi rapidamente», dice il presidente della Lombardia. Ma Cicchitto frena e propone le primarie per legge, come negli Usa: per votare ci si deve iscrivere un anno prima alle liste.
Martedì la Camera voterà la mozione di sfiducia presentata da Idv e Pd sul ministro Saverio Romano. «Sono il leader di un partito di governo, se sarò sfiduciato, cambia la maggioranza», aveva avvisato lo stesso Romano, temendo lo sgambetto della Lega. Ma il Carroccio garantisce come nel caso Milanese fedeltà, malgrado i maldipancia della sua base e di diversi amministratori di rito maroniano. E lo fa proprio per bocca di Roberto Maroni. «E' una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione, ne sono state presentate in passato, sono sempre state respinte, non vedo francamente perchè non si debba fare la stessa cosa», dice il ministro dell'Interno. Maroni cerca di liquidare come pettegolezzi i dissensi. «La Lega è un movimento che ha un leader e una linea politica, si discute ma poi si arriva a una sintesi e alle decisioni che tutti seguono».
«Difendendo Romano, unico ministro imputato per mafia, la Lega cambia definitivamente e da partito del Nord diventa partito della difesa dei peggiori mali del Sud», accusa Italo Bocchino. Per Confindustria, il tempo è scaduto. «Se in un tempo brevissimo, diciamo una settimana», dichiara al quotidiano El Mundo, Emma Marcegaglia, «il governo non si decide a varare le misure necessarie, rischiamo di subire danni irreparabili».