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Data: 26/09/2011
Testata giornalistica: Rassegna.it
Pensioni, i sindacati bocciano l'avviso comune. La proposta di Sacconi: testo condiviso per intervenire sul sistema previdenziale, ma arriva un coro di no.

Cgil: "Non è credibile, intervenire sarebbe inaccettabile". Per la Cisl "ipotesi senza senso". Secondo i conti nel 2031 donne in pensione a 68 anni

Il governo vuole un avviso comune sulle pensioni, Cgil e Cisl dicono no. Resta alta la tensione tra esecutivo e parti sociali, dopo le critiche degli ultimi giorni contro la manovra, e oggi (23 settembre) la contesa investe il tema delle pensioni. A partire da una proposta del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha chiesto alle parti sociali un avviso comune per definire "transizioni sul sistema previdenziale".

Attualmente le parti sociali sono "spaccate su grandi argomenti", a suo giudizio, per questo sarebbe "utile" definire la transizione sui temi dell'età delle donne, il contributivo, l'aspettativa di vita e le pensioni di anzianità.

Ma Sacconi "non è credibile". Arriva subito lo stop della Cgil, che respinge la proposta formulata da "un ministro che ha fatto della divisione tra le parti sociali e dell'attacco alla loro autonomia la ragione della sua esistenza". E' quanto si legge in una nota del segretario confederale, Vera Lamonica.

Un intervento sulle pensioni "sarebbe inaccettabile - continua la Confederazione -, anche perché già la situazione risulta al limite della tollerabilità, con la maggioranza dei pensionati che possono godere di rendite previdenziali molto basse, migliaia di giovani che oggi lavorano con contratti precari che rischiano di non poter mai avere una pensione, profonde discriminazioni di genere tra lavoratori".

Come se non bastasse, le ultime norme approvate dal Parlamento hanno già peggiorato la situazione delle pensioni. Secondo i conti della Cgil, infatti, già adesso per le donne nei settori pubblici e privati si profila un netto innalzamento dell'età previdenziale. Fatta la somma di tutti gli interventi finora approvati (finestra mobile, legame automatico del pensionamento con l'aspettativa di vita), le lavoratrici dipendenti, nell'arco dei prossimi dieci anni, andranno in pensione dopo i 65 anni. Le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 6 mesi del 2022, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi.

Anche la Cisl boccia la proposta di Sacconi. "Non ha senso su una materia come le pensioni fare avvisi comuni" secondo il segretario confederale, Maurizio Petruccioli. "Qualsiasi riforma del sistema previdenziale - aggiunge - passa attraverso un confronto concertativo leale e concreto tra governo e parti sociali". La Uil per ora non ha rilasciato dichiarazioni.

Giudizio negativo, infine, dal responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina. "Il ministro Sacconi si dimostra ogni giorno più irresponsabile - afferma l'economista -. Oggi ha chiesto alle parti sociali di avanzare una proposta. Ma che ministro è? Se ritiene necessario un intervento, di fronte a una difficilissima situazione per l'Italia dovrebbe assumersi le responsabilità che competono al governo e avanzare una proposta precisa per ulteriori interventi sulle pensioni".

Al contrario, prosegue Fassina, il ministro "dopo aver ricevuto due pesanti bocciature, prima sull'improvvisata e strampalata misura sul riscatto dei periodi militari e laurea, poi sull'articolo 8, tenta di coprire le contraddizioni della maggioranza scaricando l'onore delle proposte e delle scelte sulle parti sociali".

Dal lato delle imprese, intanto, Confindustria continua a criticare duramente la maggioranza e annuncia "un manifesto per salvare l'Italia". Insomma, i rapporti tra governo e parti sociali si fanno sempre più difficili.

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