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Data: 26/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: «Io non lascio provino a sfiduciarmi». Intercettazioni, al via il ddl. Fini: gravissimo se mettono la fiducia

ROMA - Se ne andrà soltanto se verrà sfiduciato dal Parlamento: «Non farò nessun passo indietro». E' l'ultima sfida di Silvio Berlusconi alla vigilia di una settimana che si annuncia, ancora una volta, di fuoco: mercoledì ci sarà il voto di sfiducia sul ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e, giovedì o venerdì, è previsto un Consiglio dei ministri con un primo esame di pacchetto di provvedimenti per la crescita. E in vista di tale riunione Gianni Letta sta cercando una mediazione, tra Giulio Tremonti e Berlusconi, per allestire la cabina di regia dell'economia.
Oggi arriva in aula alla Camera il disegno di legge sulle intercettazioni (anche se l'esame vero e proprio partirà solo nei prossimi giorni) che il premier giudica fondamentale per «tornare ad essere un Paese civile e libero, mentre oggi non lo siamo». Aggiungendo: «Quando chiamate al telefono, sentite la morsa dello Stato di polizia». Quella sulle intercettazioni è la prima scossa che il premier vuole dare alla maggioranza per fare le riforme. E proclama: «In Parlamento ci accingiamo a fare una straordinaria battaglia per la libertà, che dobbiamo assolutamente vincere». Si appella «ai condottieri delle nostre truppe a Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri» per «portare a compimento» quel cammino delle riforme per «salvare la nostra libertà». Lo scontro con l'opposizione si annuncia durissimo mentre il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avverte: se si arrivasse alla fiducia sul provvedimento «sarebbe gravissimo: mi auguro che, almeno su questo argomento, il governo rifugga dalla tentazione».
Berlusconi sa di giocarsi molte chance di stabilità anche sul provvedimento per la crescita, ma è convinto di arrivare al termine naturale della legislatura, nel 2013. Vuole realizzare le riforme promesse dal '94, non fatte - torna a ripetere - per gli ostacoli messi dagli ex alleati, prima Casini e poi Fini. Oggi, assicura, «la maggioranza è finalmente coesa». Promette di realizzare le riforme «della giustizia, del fisco e dell'architettura costituzionale», tutte necessarie per rendere più moderna l'Italia. Le farà anche «a dispetto di quello che si augura l'opposizione sfascista con cui abbiamo a che fare e che pensa solo al proprio tornaconto».
Con due telefonate a manifestazioni del Pdl, a Cuneo e a Bisceglie, Berlusconi è assai carico. Sostiene anche che tornerà alla vittoria alle prossime elezioni. «Ci presenteremo alla scadenza elettorale - dice - con le carte in regola per vincere». E' convinto di ricevere, ancora una volta, il mandato per governare il Paese. Anche perché, sostiene, «per l'opposizione che abbiamo», non possiamo che vincere. Torna ad accusare, ancora una volta, i comunisti. «Ogni giorno ci chiedono un passo indietro. Stiano tranquilli, perché non possiamo andare dietro alle aspettative dei media e dell'opposizione. Non ci dimetteremo se non dopo un voto di sfiducia in Parlamento, che io escludo». Se al governo andasse la sinistra, continua, il credito dell'Unione europea nei confronti dell'Italia «si inabisserebbe». In sintonia col Cavaliere anche Bossi che parla in piazza e attacca i giornalisti: «Prima o dopo piglierete una mano di botte, non ci distruggerete con i vostri insulti».
Dell'aggressione «politico- giudiziaria, senza precedenti» al governo e a Berlusconi, parla il ministro Saverio Romano, intervistato a In mezz'ora, il talk show di Lucia Annunziata. Annuncia che mercoledì sarà presente in Aula, quando la Camera è chiamata a votare sulla sfiducia, presentata dalle opposizioni. Non è una mozione di sfiducia nei suoi riguardi, accusa: «L'opposizione punta a mandare a casa Berlusconi, non me». Ringrazia il ministro Maroni che con il gruppo della Lega voterà contro la sfiducia. Quanto al futuro della maggioranza, auspica un ingresso di Casini e dell'Udc. «Magari Casini entrasse in maggioranza», dice Romano. «Io penso che nel futuro centrodestra Casini possa essere un punto di riferimento per tantissimi».

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