ROMA - Sindaco Alemanno, a che servono i punti programmatici che avete presentato ieri se la legislatura finirà tra breve?
«Servono proprio per tentare di arrivare a fine legislatura, ma senza vivacchiare. Noi abbiamo dato il nostro contributo e siamo pronti a integrare la nostra proposta che abbiamo inviato agli organi statutari del Pdl».
Ovvero? Che cosa chiedete?
«Una legge elettorale che preveda le preferenze per uscire dalla logica del Parlamento dei nominati e delle Minetti. Inoltre congressi per rilanciare il partito e primarie ad ogni livello per la scelta dei candidati, dai sindaci al premier. Dal lato dell'azione di governo serve invece un forte rilancio sui temi della crescita che permetta di affrontare la crisi».
Scusi, ma lei dov'era quando hanno candidato la Minetti?
«E che ne potevo sapere io del listino bloccato alle regionali della Lombardia! Nel Lazio le cose sono andate diversamente».
Berlusconi ha annunciato un decreto sulla crescita per dopodomani.
«Ottimo, ma le scelte non vanno fatte nel chiuso dei palazzi ministeriali. La mia è una sfida al ministro Tremonti per non continuare nella logica che si è seguita sino ad ora quando abbiamo dovuto subire e gestire delle decisioni prese senza un minimo di consultazione».
E se così non fosse?
«Se il governo riesce a costruire anche insieme a noi un percorso per arrivare al 2013, bene. Altrimenti non rimane che prendere atto che hanno ragione Formigoni e Casini».
Quindi anche per lei sarebbe meglio il voto?
«Al contrario, sarebbe una situazione negativa perché bisogna cercare di governare l'Italia ma non mi sembra che siano le condizioni per dare vita a governi tecnici o di larghe intese, quindi o questo governo rilancia la sua azione o è preferibile votare».
In questo caso lei cosa farebbe?
«I sondaggi, e non solo quelli nostri, dicono che la mia popolarità è risalita e che sono perfettamente in grado di affrontare la sfida elettorale per un prossimo mandato da sindaco. Se i cittadini romani lo vorranno, io voglio continuare a fare il sindaco di Roma. Ma proprio per poterlo fare devo fare anche politica nazionale perché se non si rilancia il centrodestra e non risolviamo i rapporti tra enti locali e governo non andiamo da nessuna parte e sarà impossibile mandare avanti questo comune. Abbiamo 520 cantieri a Roma che rischiano di restare bloccati».
Se ci fossero elezioni anticipate nel 2012 che cosa farebbe?
«Sono sindaco di Roma e mi ricandiderò a governare la mia città. Quindi nel 2012 non posso candidarmi alle elezioni politiche».
Lei chiede le primarie per la scelta del candidato premier, ma non pensa che ciò indebolisca Berlusconi?
«No, tutt'altro. Berlusconi subisce oggi una doppia pressione sul presente e sul futuro. Dire con chiarezza che lui ha il compito di completare questa legislatura portando il Paese fuori dalla crisi, ma che non ha la volontà di andare avanti all'infinito, darebbe più credibilità all'azione di questo momento. Inoltre le primarie dimostrerebbero che il Pdl è diventato un partito corale e maturo».
La Polverini sulle primarie si è già schierata con Alfano. Lei cosa farà?
«Io non sono affatto contro Alfano. Lo sostengo e penso che se riuscirà a portare a termine questo processo sarà il naturale candidato alla premiership con un percorso di primarie che lo vedranno in pole position. La Polverini sa però, come il sottoscritto, che Comuni e Regioni attendono delle risposte dal governo e che se non arrivano saranno dolori. E' impensabile governare nel 2012 con le Regioni che saranno costrette a chiudere il trasporto pubblico locale o comuni costretti a tagliare tutti i servizi sociali e a non fare investimenti».
La Lega però non ci sta a dare altri soldi solo a Roma.
«La Lega sa che non è un problema di Roma o del Lazio. Sono in grande difficoltà tutti i Comuni e le Regioni italiane. Ovvio poi che alcune Regioni, più ricche, possano tentare di reggere meglio, ma la situazione è difficile per tutti. Resto però dell'idea che il ruolo della Lega vada ridimensionato anche a ciò che è il peso attuale di quel partito. Inoltre, proprio perché alleato di governo con il Pdl, deve mettere da parte la secessione che non è in nessuna parte del programma del centrodestra, e aprire alla riforma delle pensioni».
Anche lei è pronto ad aprire il fuoco contro Tremonti?
«Noi al ministro chiediamo di elaborare un piano per la crescita non nel chiuso di un dibattito tra tecnocrati, ma insieme alle forze politiche e sociali e ai comuni. Il banco di prova sarà questo, non Milanese».
La Polverini ha promesso di prendere la tessera del Pdl, ma nel frattempo alla Camera intesta un deputato alla sua fondazione Città Nuove. Che ne pensa?
«Io sono stato un fondatore del Pdl e la tessera ce l'ho dall'inizio. Penso per questo penso che sia una buona scelta proprio perché ci permette di superare tutte le polemiche nate con le liste locali».
Nel frattempo però l'onorevole Buonfiglio passa da Fli alla Polverini
«E' comunque una buona notizia perché è un parlamentare in più per il centrodestra. Meglio lì che all'opposizione. Inoltre penso che il fatto che non sia rientrato nel Pdl sia semplicemente una tappa intermedia dopo un percorso personale quantomeno complicato».
Sarà il primo nome per creare un polo di parlamentari di centrodestra che gravitano a Roma e nel Lazio?
«Quello c'è già nel Pdl e ha un dialogo aperto anche con altre forze, come l'Udc. Chiunque si può aggiungersi in una logica che dovrà aprirsi a ogni schieramento politico perché la difesa di Roma dev'essere trasversale».
E' vero che la forte spinta nazionale che lei sta dando le è stata suggerita dal sondaggista e spin doctor Crespi?
«E' vero che Crespi mi sta dando una mano nella comunicazione politica, ma ho accentuato il mio impegno nazionale p