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Data: 27/09/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Atc, gli evasori costano 4,5 milioni. Il 7,5% viaggia senza biglietto.

AUMENTANO i "portoghesi" sui bus. Cresce dal 6 al 7,5% la percentuale degli evasori del ticket, quelli che salgono sui mezzi pubblici ma non pagano il biglietto. Un tipo di evasione che costa ad Atc 4,5 milioni di euro, su un incasso totale di 60 milioni. A rendere noti i dati è la vicesindaco Silvia Giannini, rispondendo ieri a una domanda d'attualità in Question Time. Un buco, per l'azienda di via Saliceto, che arriva in tempi di vacche magre per il Comune, alle prese con la manovra del governo. Cui si somma la nuova tegola sulle aree militari: saltata la vendita della ex caserma Sani, Palazzo d'Accursio si ritrova un nuovo "ammanco" di bilancio di 2,5 milioni di euro. «Negli ultimi mesi si è verificato un incremento dell'evasione, che è passato dal 6% al 7,5%» ha spiegato la Giannini in consiglio comunale. In pratica alla evasione "fisiologica" del 6% si è aggiunto, piùo meno in contemporanea all'aumento del prezzo del biglietto, un +1.5% di "portoghesi", che hanno portato il "buco" a 4,5 milioni. Per questo Atc è corsa ai ripari, stipulando un contratto fino al 31 ottobre 2011 con una società esterna, che garantisce 10 controllori in più al giorno ai 63 impiegati normalmente da Atc nel servizio. Ma anche Palazzo d'Accursio è alle prese con nuovi "buchi" nel bilancio. Virginio Merola, ieri alla protesta dei sindaci contro la manovra a Perugia, è andato su tutte le furie quando ha scoperto che la mancanza di un decreto del Ministero delle finanze impedisce la dismissione dell'ex caserma Sani, già messa a bilancio dal Commissario Anna Maria Cancellieri. Secondo i dati diffusi ieri da Palazzo d'Accursio la Sani, la cui base d'asta è di 42 milioni di euro, potrebbe garantire al Comune un incasso pari al 15% del suo valore, circa 6,5 milioni, di cui 2,5 già iscritti nel bilancio di previsione 2011. Un nuovo ammanco alle casse comunali, proprio alla vigilia del consiglio comunale straordinario sulla manovra di lunedì, dove il Comune, nonostante il tentativo di "larghe intese" lanciato dal sindaco, non ha voluto invitare il Governo. «La sua presenza sarebbe pletorica» si è difeso ieri Merola, «faremo il punto con le associazioni, e semmai dopo, tutti insieme, chiederemo un incontro». Nel frattempo si fanno i conti con i T-Days: la due giorni a piedi è costata alla fine 72mila euro, tra 35mila di contributi alle associazioni, 20mila di comunicazione e 17 mila per le pulizie, versati nelle casse di Hera.

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