In aula l'ex deputato Delfino: «Ho inviato esposti perché nella procedura avevo riscontrato varie irregolarità»
PESCARA. «L'offerta degli imprenditori Carlo e Alfonso Toto per l'appalto dell'area di risulta era conforme al bando? L'offerta di Toto presentata nel 2006 era vantaggiosa, adeguata, disastrosa? Com'era per lei?».
L'avvocato Augusto La Morgia, che difende gli imprenditori Toto, prende la parola quando ormai il consulente della procura per l'appalto dell'area di risulta, Paolo La Rovere, sta parlando da quasi tre ore. Una serie di domande che hanno fatto scricchiolare parte dell'impianto accusatorio secondo cui l'ex sindaco Luciano D'Alfonso - imputato nel processo per presunte tangenti insieme ai Toto - avrebbe avvantaggiato gli imprenditori ricevendo in cambio dell'appalto una lunga serie di regalìe, da viaggi a voli aerei.
AREA DI RISULTA. «In alcuni punti sì, l'offerta di Toto era conforme al bando», risponde il consulente del pm, seduto al banco dei testimoni dalle 11, ora in cui si è tolto la giacca e ha iniziato a ripercorrere le tappe del project financing da oltre 50 milioni aggiudicato alla Toto Spa per la gestione dei parcheggi dell'area di risulta e, poi, annullato. «Ma l'offerta di Toto com'era, vantaggiosa?», domanda La Morgia. «Dal punta di vista della gestione dei parcheggi, sì», risponde il consulente del pm Gennaro Varone proseguendo: «Era migliorativa del 57 per cento per il Comune rispetto alle previsioni del bando. Toto si era impegnato a corrispondere al Comune anche il 50 per cento degli introiti che avrebbe ricavato». L'udienza di ieri a cui, come al solito, hanno partecipato anche anche l'ex sindaco e il suo braccio destro Guido Dezio, due degli imputati nel processo che va sotto il nome di Housework, è stata quasi interamente dedicata a quell'appalto per l'area di risulta. Interrogato dal pm, La Rovere ha ricordato la prima gara per l'area di risulta andata deserta e poi la seconda gara, soffermandosi sul numero dei parcheggi da gestire, 4 mila, a pagamento, e che sarebbero stati concessi a Toto per 30 anni. Ma a mettere una spina sul numero dei parcheggi a pagamento, è stato anche l'avvocato Giuliano Milia, legale di D'Alfonso, che ha chiesto a La Rovere: «Il bando prevedeva che l'impresa avrebbe incamerato solo il corrispettivo di 600 posti?». «Sì», ha risposto il consulente.
La mattinata, così, è stata dedicata alla ricostruzione del consulente La Rovere che, rispondendo al pm, ha anche tirato in ballo il geometra Giampiero Leombroni, prima dirigente comunale e poi tecnico incaricato dai Toto per cooperare con i funzionari del Comune di Pescara. «Nei documenti sequestrati a Leombroni ho trovato varie similitudini con quelli allegati all'appalto della seconda gara», ha detto La Rovere.
DEPONE DELFINO. Nell'aula 1, nell'udienza di ieri, sono sfilati otto testimoni. Alle 16, è stato il turno dell'ex onorevole Raffaele Delfino, un testimone chiamato sempre dall'accusa e che avrebbe dovuto riferire degli esposti fatti per la vicenda dell'area di risulta. Delfino ha iniziato a raccontare la storia dell'area di risulta, cercando di spiegare, tra qualche difficoltà di comunicazione, perché ha svolto sempre un'attività di opposizione. «Dell'area di risulta mi occupo da 50 anni», ha attaccato l'ex deputato Msi. «Ricordo quando negli anni Sessanta Pescara era una città circondata da una cintura di ferro, con 3 passaggi a livello chiusi per ore». Il giudice Antonella Di Carlo richiama il testimone alla sintesi e a parlare dell'area di risulta negli anni di D'Alfonso. «Nel 2005 scrissi una lettera alla commissione vigilanza dei Lavori pubblici e al sindaco dicendo che la procedura del bando era irregolare. Per conoscenza, anche alla procura di Roma che inviò il fascicolo a Pescara». Il pm: «Le sue sollecitazioni all'autorità di vigilanza produssero provvedimenti? Come andò il secondo bando?». «Non ricordo quello che ho pensato sei anni fa, confermo il verbale di deposizione. Ricordo che una volta feci una battuta al pm Aceto, dicendo che se c'era qualcosa di organizzato era per Di Vincenzo, perché era sempre stato vicino a quello che accadeva alla stazione. Non pensavo a Toto, ma nel nominare Di Vincenzo non avevo alcun motivo specifico». La deposizione dell'ex deputato è proceduta, poi, in maniera confusionaria tanto da far sbottare il giudice: «Con tutto il rispetto per l'onorevole, ma non mi sento di parlare con un testimone qualificato».