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Pescara, 12/04/2026
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Data: 27/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Cei critica Berlusconi «Bisogna purificare l'aria» Bagnasco: stili di vita incompatibili con il decoro delle istituzioni

CITTA' DEL VATICANO - I tempi in cui c'erano vescovi pronti ad accostare Silvio Berlusconi ad Alcide De Gasperi sembrano davvero lontani. Stavolta dai piani alti della Cei non arrivano sconti. Che la musica sia cambiata si capisce sin dalle prime righe della prolusione che ha preparato il cardinale Angelo Bagnasco decisamente «attonito e sbigottito», per sua stessa ammissione, davanti alla deriva morale del Paese. «Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui». Subito dopo aggiunge: «Si rincorrono con mesta sollecitudine racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica». Una presa di posizione piuttosto inusuale per i toni e per la severità dei giudizi che trova spiegazione nelle sollecitazioni che sono arrivate al cardinale in questi mesi a prendere una posizione chiara e netta.
Il quadro che tratteggia è complicato. Amarezza, mortificazioni, delusione. Non solo la crisi economica che da una parte morde, ma l'Italia quasi afflosciata su se stessa sta attraversando una recessione «morale e culturale» che «deteriora il costume e il linguaggio pubblico». I riferimenti alle inchieste in corso che coinvolgono anche il presidente del Consiglio sono impliciti e si scorgono in diversi passaggi. «I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune». Del bisogno di purificazione, di un cambiamento radicale degli stili di vita, Bagnasco ne aveva parlato anche il mese scorso, ma le inchieste hanno continuato a fornire altro materiale che, ovviamente, non è sfuggito alle gerarchie. Si guardano «con sgomento gli attori della scena pubblica e l'immagine del Paese all'esterno ne viene pericolosamente fiaccata».
La presa di posizione della Cei nei fatti è stata anticipata dal telegramma che il Papa ha inviato giovedì scorso al presidente Napolitano prima di partire per la Germania («Auspico per l'Italia un intenso rinnovamento etico»). Anche in questo caso un telegramma piuttosto insolito se paragonato a quello inviato ad altri capi di Stato. E' chiaro che per la Chiesa la questione morale «non è una invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun ambito privato o pubblico, essa è una evenienza grave che ha in sé un appello urgente». Morale: non si può più stare in silenzio. «Ciò che sta accadendo in una società mediatizzata, lo svelamento del torbido» finisce per diventare contagioso e da «una situazione abnorme se ne generano altre, e l'equilibrio generale ne risente in maniera progressiva». Si invitano così i politici all'onestà, a lottare contro la corruzione, gli appalti truccati, l'improprio sfruttamento della funzione pubblica, l'evasione fiscale (definita cancro sociale). Poi l'auspicio che la legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento avere il via libera dal Senato. Chissà se stavolta la maggioranza farà orecchie da mercante.




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