Ben otto gli assenti della maggioranza. L'opposizione: «Amministrazione ferma, città allo sbando»
Centrodestra ancora e profondamente spaccato, a dispetto dei proclami di unità. È sceso dalla Majella (per il conclave) più sparpagliato di quanto vi era salito. Conseguenza: l'amministrazione Di Primio è a un passo dal burrone, dal ritorno a casa. Se non approva i debiti fuori bilancio, scatta l'iter della messa in mora da parte del Prefetto che può portare, se non si soddisfano certi adempimenti, anche allo scioglimento del consiglio. Sulla delibera dei debiti pesa parecchio anche il parere «non favorevole» dei revisori dei conti, sebbene non vincolante.
Ieri doveva svolgersi il consiglio comunale per approvare i debiti fuori bilancio (circa 4 milioni) ma l'assenza di rappresentanti di maggioranza ha determinato lo scioglimento della seduta per mancanza di numero legale, con le opposizioni ovviamente rimaste fuori dall'aula. Ben otto gli assenti di maggioranza (su 27, escludendo il sindaco che conta solo quando si vota): 6 del Pdl (Costantini, Di Biase, Di Fabrizio, Di Labio, Di Stefano, Marrocco) più Aceto (Mpa) e Di Renzo (Alleanza per Di Primio). Domani si tornerà in aula per la seconda convocazione: si tratta dell'ultima carta che ha il centrodestra per approvare i provvedimenti. In caso negativo, interverrà il Prefetto con la messa in mora del consiglio, possibile anticamera di più nefaste conseguenze. Il centrodestra ha fatto harakiri. Un altro autogol soprattutto del Pdl, vista la consistenza delle assenze.
Il centro sinistra spara ad alzo zero, giudicando «questa amministrazione dilaniata da contrasti interni e assolutamente incapace di governare per il bene della città». Il comportamento di diversi rappresentanti della maggioranza (Pdl e anche liste di appoggio) deriverebbe, secondo più di un esponente dello stesso centrodestra, da «appetiti non soddisfatti», dalla «richieste di poltrone non accontentate». Aspirazioni o pretese che «terrebbero in scacco il sindaco», afferma un autorevole esponente politico di centro destra.
Duro il giudizio delle opposizioni. Per Alessio Di Iorio (capogruppo Pd) «il conclave non è servito a nulla. L'amministrazione è allo sbando e la città è ferma». Luigi Febo: «atti superficiali, emendamento dell'Udc non considerato, debiti delle case di riposo e di altri non inseriti per un milione 200 mila euro non inseriti nella delibera». Riccardo Di Gregorio (Fds-Rc): «Non sono più credibili agli occhi dei cittadini». Enrico Iacobitti (segretario cittadino e consigliere Pd): «Due sentenze per debiti non sono stati riportati. L'avanzo di esercizio 2010 è fittizio. Più si ritardano e più i debiti, per interessi, aumentano, con danni erariali».
Il sindaco ha riunito la maggioranza per una forte levata di scudi, ma in conferenza stampa attenua il significato dell'accaduto. «Mi amareggia - dice - il fatto che l'episodio è avvenuto dopo il conclave organizzato con impegno dagli amici. Non c'è giustificazione se un consigliere si assenta sui grandi problemi». Aggiunge che c'è stato un errore di calcolo, perché avrebbero dovuto essere presenti in 23 quelli della maggioranza. Annuncia di avere pronte le controdeduzioni al verbale negativo dei revisori. Conclude: «L'avanzo è attendibile, mentre il centrosinistra ha fatto un utilizzo dissennato degli avanzi di gestione. Noi abbiamo ereditato solo debiti, mentre loro nel 2005 trovarono 8 milioni di attivo. La maggioranza è serena e voterà i debiti fuori bilancio. Quelli della minoranza mi sembrano i cani che abbaiano alla luna».