Dall'ufficio del Gip il voluminoso fascicolo è sparito: duemila pagine e migliaia di intercettazioni telefoniche sono state trasferite in un luogo sicuro, dopo che la caccia delle intercettazioni telefoniche contenute nell'ordinanza di 150 pagine dell'inchiesta «Attenti a quei due», del Nucleo operativo ed ecologico dei carabinieri (Noe) di Pescara. Il comandante, il capitano Fiorindo Basilico, è ormai un habitué in Procura, segno tangibile che la parte più consistente dell'inchiesta, su una tentata truffa sui dodici milioni di euro dei fondi Giovanardi per il sociale, deve ancora uscire fuori. Una caccia frenetica e quotidiana che sta spingendo gli investigatori a propendere per la secretazione degli atti e delle testimonianze sia degli indagati, ma anche delle persone informate dei fatti oggetto dell'inchiesta.
Intanto è previsto per questa mattina l'interrogatorio negli uffici del Noe presso la Procura del sindaco di San Demetrio Silvano Cappelli, così come richiesto dallo stesso tramite gli avvocati Ernesto e Massimiliano Venta. Il primo cittadino è finito sotto inchiesta quale «capofila di altri sindaci» e «soggetto proponente il progetto denominato L'Aquila Città Territorio depositato in data 6 agosto 2010». È stato fissato per il 3 ottobre l'interrogatorio di Mimmo Srour, (anche lui indagato), assistito dall'avvocato Paolo Vecchioli. Intanto sull'inchiesta la Curia aquilana fa mea culpa. «Semplici come le colombe e prudenti come i serpenti». Con questa espressione del Vangelo, l'arcivescovo Giuseppe Molinari ha dichiarato tutta la sua amarezza per la vicenda legata alla Fondazione Abruzzo Solidarietà Sviluppo. E con la trasparenza che lo contraddistingue ha detto: «Mi sono fidato di quella gente, anche dei miei collaboratori più stretti, pensavo solo di fare qualcosa di buono per la gente, ma da questa esperienza dovremo imparare a stare più attenti».
Parole raccolte anche da monsignor D'Ercole che ha a sua volta riconosciuto l'errore. Lo scrive don Claudio Tracanna, in un suo editoriale sul quindicinale dell'Arcidiocesi Vola di cui è direttore: «Dunque - scrive Tracanna - l'arcivescovo ha già dettato la linea che si dovrà seguire a partire da subito: attenzione, prudenza, trasparenza. Linea che poi è quella di tutta la Chiesa». «Non esultino, però, i cari amici laicisti che pensano che la Chiesa debba rimanere chiusa nelle chiese e non occuparsi della ricostruzione - prosegue don Claudio Tracanna -. Innanzitutto perché la Diocesi è proprietaria (intendo per proprietario chi custodisce e tutela un bene che appartiene a tutti) di molti immobili del centro storico e poi perché la nostra fede parla di carne, parla di opere, parla di frutti e non può risolversi in un separazione carne-spirito che non appartiene affatto al cristianesimo. Non ci rimane che andare avanti allora - come afferma l'arcivescovo - imparando da questa vicenda. Si tratta, dunque, di lavorare per ricostruire, tra le tante cose, anche un rapporto di fiducia con la città».