«La nostra facoltà è penalizzata rispetto alle altre», protestano gli studenti di Agraria, lamentando la mancanza di spazi adeguati e di investimenti da parte dell'ateneo. Le lamentele riguardano soprattutto l'aula informatica. «Non riusciamo a lavorare, molti computer sono fuori uso da tempo», sostengono gli universitari. Lamentele anche per l'aula studio, dove mancano sedie e tavoli: «Non è giusto. In altre facoltà, come Giurisprudenza, ce ne sono anche in eccesso, ma qui il consiglio di amministrazione ha deciso di non stanziare fondi per le nostre richieste». E mentre c'è chi, su Facebook, invita «tutti gli indignati a mobilitarsi in una protesta di massa», un altro gruppo di ragazzi ha iniziato una raccolta di firme per presentare la «lista della spesa» direttamente al rettore Rita Tranquilli Leali.
C'è infine chi richiama i colleghi ad una maggiore educazione. «L'aula informatica -spiega Davide Cordoni, rappresentante del consiglio degli studenti- presenta una serie di disservizi, ma è anche vero che ogni due mesi si è costretti a cambiare i mouse, spesso manomessi dai ragazzi. L'aula, a differenza di quelle di altre facoltà, rimane sempre aperta e senza custodia, forse sarebbe il caso di impiegare alcuni ragazzi delle 150 ore in un'attività di controllo e registrazione delle presenze, ma purtroppo anche queste figure sono in numero troppo esiguo». Malumori anche sull'incertezza nella ripresa delle lezioni: la data stabilita ufficialmente è il 3 ottobre, ma non sono stati pubblicati i calendari con giorni e orari.
Intanto gli universitari sono riusciti ad ottenere che il prezzo degli abbonamenti per i servizi urbani non aumenterà. Grazie all'impegno di alcuni rappresentanti, che hanno aperto un tavolo tecnico tra Adsu, Ateneo, Comune e Baltour, si è arrivati ad una soluzione condivisa: la convenzione tra l'azienda per il diritto allo studio e quella dei trasporti si farà. «E' un risultato importante -spiega Christian Tritella, Studenti per la libertà- per noi significa adoperarci per risolvere i problemi, mentre altri gruppi, come l'Udu, hanno scelto la via della protesta fine a se stessa».